Un film a Cannes è perfetto per rilanciare la carriera di un attore di Hollywood
Chi fa fatica negli Stati Uniti spesso sceglie progetti più piccoli e autoriali confidando nella legittimazione che danno i grandi festival europei
di Gabriele Niola

La sempre maggiore presenza di film non americani candidati nelle categorie principali dei premi Oscar ha cambiato la loro circolazione, la loro importanza e quindi il loro ruolo nel sistema hollywoodiano. Se anche in passato capitava che attori americani scegliessero ogni tanto di girare un film in Europa, adesso sempre di più il film d’autore europeo o asiatico è diventato una maniera, per chi ha una carriera problematica a Hollywood, di provare a rilanciarla.
La condizione è che questo film non americano passi per un grande festival europeo, cioè o Cannes o Venezia. E sebbene nessuno possa essere sicuro che un film sarà a un festival prima che sia finito, se ci lavorano sia dei registi riconosciuti in Europa sia delle celebrità hollywoodiane di solito si può stare sufficientemente tranquilli di essere ammessi. Il festival di Cannes di quest’anno ne è una buona dimostrazione.
Due casi recenti hanno cambiato molte cose. Nel 2025 Demi Moore, da tempo fuori dai film americani che contano, arrivò a sfiorare l’Oscar come miglior attrice protagonista grazie al film internazionale passato a Cannes The Substance. Ancora meglio andò nel 2024 a Zoe Saldana, che fino a quel momento aveva partecipato a film di grandissimo successo ma mascherata (quelli della serie Guardiani della galassia) o attraverso un personaggio digitale (nella serie Avatar). Non riusciva insomma ad affermarsi come attrice protagonista con il suo volto. Recitando nel film francese Emilia Pérez vinse sia il premio per la miglior interpretazione femminile a Cannes (insieme alle altre attrici del film), sia poi l’Oscar per la miglior attrice non protagonista.

Sebastian Stan alla prima di Fjord a Cannes. (Amy Sussman/Getty Images)
Quest’anno a Cannes sono ancora di più gli attori con una carriera hollywoodiana da rilanciare che partecipano a film d’autore non americani. È il caso dell’attore americano di origine romena Sebastian Stan, che nonostante abbia avuto un ruolo nella grande saga degli Avengers nell’universo Marvel (interpreta il Soldato d’Inverno) ha faticato a fare carriera. Aveva già provato a farsi notare attraverso Cannes due anni fa, interpretando Donald Trump all’inizio della sua carriera nel film canadese, irlandese, danese e statunitense The Apprentice. Quest’anno ci riprova con ancora più enfasi sul lato autoriale, sempre a Cannes, recitando in Fjord, film norvegese diretto dal romeno Cristian Mungiu, già vincitore della Palma d’oro nel 2007 con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni. Il vantaggio è che Stan è romeno e può quindi interpretare un personaggio romeno credibilmente, soprattutto visto che si tratta di un film tratto da una storia vera.
L’idea per molti è che i film da festival abbiano caratteristiche fuori dal comune, almeno per gli standard hollywoodiani, e in molti casi offrano ruoli più complessi e richiedano un impegno maggiore da parte degli attori. Se questi film funzionano, se si fanno notare e se l’attore o l’attrice ne esce bene, effettivamente possono cambiare una carriera mostrando un lato o delle possibilità attoriali a cui il cinema americano faticherebbe a dare risalto.
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Non sono all’apice del loro successo nemmeno le carriere hollywoodiane di Kristen Stewart e Woody Harrelson. Entrambi hanno già provato a rilanciarsi con film europei negli anni scorsi, Stewart facendo due film con Olivier Assayas, Personal Shopper e Sils Maria, Harrelson con un film che ha anche vinto la Palma d’oro, Triangle of Sadness, ma il suo era un ruolo secondario.
I due quest’anno sono a Cannes in un film demenziale francese di Quentin Dupieux, un autore amatissimo dalla critica che con questo film tenta di entrare nel mercato americano per la prima volta: Full Phil. È una storia perfetta per far discutere negli Stati Uniti, perché critica l’atteggiamento predatorio della classe dei ricchissimi, attraverso due turisti americani a Parigi.

Alicia Vikander e Michael Fassbender al photocall di Hope a Cannes. (Dominique Charriau/WireImage)
Sono invece andati fino in Corea del Sud, con una storia più strana, Michael Fassbender e Alicia Vikander, il primo reduce da una serie di insuccessi culminati con Chi segna vince, la seconda mai davvero emersa come protagonista dopo il film Tomb Raider e per nulla rilanciata dal film francese dell’anno scorso Il mago del Cremlino. Sono tra gli attori del film in concorso Hope di Na Hong-jin, il più costoso mai girato in Corea del Sud, anche se non sono riconoscibili (hanno fatto la parte di doppiaggio e motion capture di due dei mostri della storia).
Il loro coinvolgimento è seguito a una visita di Vikander al festival di Busan, il più grande del continente asiatico, in cui conobbe i film di Na Hong-jin, autore locale apprezzatissimo in Europa dopo l’horror Goksung. Hanno progettato di fare insieme un film americano ma è stato poi Na Hong-jin a proporle di far parte di questo grande film di fantascienza che stava preparando. Vikander ha poi convinto Fassbender, che è suo marito, e la cosa ha probabilmente giocato un ruolo molto importante nel fatto che Hope non solo sia a Cannes, ma partecipi anche in concorso.
La strategia di cercare di farsi notare a Hollywood passando da una legittimazione culturale in un grande festival europeo, con film che per loro natura sono più audaci, tuttavia non funziona sempre. Non è andata bene a Dwayne Johnson quando ha tentato di inseguire l’Oscar attraverso un film da festival (ma americano) come The Smashing Machine, e non è chiaro quanto abbia funzionato per Elle Fanning l’aver partecipato l’anno scorso al film norvegese passato per Cannes Sentimental Value. Nonostante abbia ottenuto la prima candidatura all’Oscar della sua carriera per quel ruolo, non è detto che ora sia più cercata o desiderata a Hollywood.
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Lavorare fuori dagli Stati Uniti, per poi magari rientrare nel cinema americano facendo un giro più lungo, è anche quello che fanno attori o attrici americani con problemi di immagine. Nel 2023 ad aprire Cannes fu Jeanne du Barry, film in costume su una nota cortigiana del Settecento francese. A interpretare re Luigi XV in quel film fu Johnny Depp, che in quel momento aveva perso diversi ruoli importanti negli Stati Uniti per il danno di immagine dovuto al processo contro la ex moglie Amber Heard. James Franco non ha più partecipato a film americani rilevanti dopo le accuse di molestie del 2018, ma è recentemente venuto a farne diversi in Italia, Hey Joe di Claudio Giovannesi e Squali di Daniele Barbiero.



