Il regista che si sta mettendo in mostra a Cannes è Rodrigo Sorogoyen

Dopo “As bestas” e “Dieci capodanni”, lo spagnolo ha alzato ulteriormente l'asticella con il nuovo “El ser querido”

di Gabriele Niola

Rodrigo Sorogoyen posa prima della proiezione di El ser querido a Cannes (Dominique Charriau/WireImage)
Rodrigo Sorogoyen posa prima della proiezione di El ser querido a Cannes (Dominique Charriau/WireImage)
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Quando l’attore spagnolo Francesco Carril è venuto in Italia per girare il film di Isabel Coixet Tre ciotole, fin dall’aeroporto si è accorto di essere noto più che in Spagna. È merito della serie tv spagnola del 2024 Dieci capodanni, di cui è co-protagonista, che in Spagna è distribuita a pagamento su Movistar+ ma in Italia è stata pubblicata gratuitamente su RaiPlay, dove ha ricevuto un’ottima accoglienza. Dietro a Dieci capodanni e al suo successo c’è Rodrigo Sorogoyen, un regista spagnolo di 44 anni che in poco tempo è diventato uno dei più apprezzati e che a Cannes quest’anno è per la prima volta in concorso.

A differenza di Carril, Sorogoyen è molto noto in Spagna: è stato prima un regista di serie televisive e dal 2013, quando è passato stabilmente a fare film, è sempre tra i più premiati. I suoi film e le sue serie hanno la caratteristica di avere ambizioni intellettuali da cinema d’autore ma svolgimenti, ritmo e trovate spettacolari da cinema commerciale.

Al momento le produzioni più note di Sorogoyen sono il film del 2018 Il regno e ancora di più As bestas del 2022. Sono entrambe storie che trattano con grande tensione importanti temi d’attualità. Il regno racconta la corruzione negli anni di grande crescita economica della Spagna attraverso un piccolo politico locale scelto dal suo partito come capro espiatorio per pagare per la corruzione di tutti. Solo che lui non ci sta e prova a incastrare chi vuole fregarlo. As bestas invece è la storia di una coppia francese istruita che sceglie di trasferirsi in Spagna, nella Galizia, per praticare l’agricoltura sostenibile, ed entra in un conflitto sempre più violento con i contadini locali quando si oppone alla redditizia installazione di alcune pale eoliche.

Il film che Sorogoyen porta quest’anno in concorso a Cannes si intitola El ser querido ed è un grosso salto di qualità. Non solo compete per la prima volta per uno dei premi principali in un grande festival internazionale, ma sempre per la prima volta lavora con l’attore spagnolo più importante che ci sia, Javier Bardem. Questo cambia il budget, la circolazione e le possibilità del film.

La storia è stranamente simile a quella di Sentimental Value (film norvegese di Joachim Trier che era a Cannes l’anno scorso) senza che però ci sia stata un’ispirazione reciproca: nella trama di entrambi un grandissimo regista che ha un pessimo rapporto con una figlia, adulta e piena di rancore nei suoi confronti, riallaccia i rapporti con lei perché vorrebbe che fosse la protagonista del suo nuovo film.

La ricezione del film al festival è stata buona e tutti parlano soprattutto di come comincia. Lo stesso festival di Cannes, che per ogni film del concorso produce degli approfondimenti scritti sul suo sito, ha colto l’occasione per raccontare Sorogoyen come il regista dei grandi inizi. È un incipit fondato sulla scrittura e su un’altra caratteristica comune a serie e film di Sorogoyen: una grande attenzione alla recitazione usata non solo per comunicare sentimenti, ma anche per veicolare parti di trama o per ingannare lo spettatore.

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Si tratta di una scena lunga circa 20 minuti, un pranzo in cui i due personaggi principali si incontrano dopo molto tempo. Parlano sia di cosa ordineranno, sia di come stanno, sia infine della proposta di fare un film insieme. Con le parole non dicono niente di rivelatore, ma la recitazione per tutto il tempo suggerisce che tra i due ci sia qualcosa che non va, una forma di imbarazzo e dei non detti traditi dal linguaggio del corpo. Questo serve a creare interesse per i personaggi prima ancora di capire l’intreccio, stimolando nello spettatore un desiderio di saperne di più che poi il film sfrutta fino alla fine. Il resto del film infatti è la lavorazione sul set del film, tra momenti teneri e sfoghi furiosi.

Per queste ragioni si comincia a parlare di una possibile vittoria o di un premio alla recitazione (sia per Bardem sia per la co-protagonista, Victoria Luengo), ma anche di un possibile premio alla regia, per come El ser querido sfrutta stili diversi e soluzioni varie di fotografia, montaggio, formati e addirittura colori per raccontare il rapporto al centro della storia.

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