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  • Sabato 16 maggio 2026

Gli Stati Uniti vogliono incriminare Raúl Castro, ex presidente di Cuba

È quello che fecero con Nicolás Maduro in Venezuela, ma per ora serve soprattutto a mettere pressione sul governo comunista 

L'ex presidente cubano Raúl Castro durante una cerimonia del 1° gennaio 2024 (AP Photo/Ismael Francisco)
L'ex presidente cubano Raúl Castro durante una cerimonia del 1° gennaio 2024 (AP Photo/Ismael Francisco)
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Gli Stati Uniti potrebbero presto incriminare Raúl Castro, presidente di Cuba dal 2008 al 2018: il 94enne fratello di Fidel è considerato ancora figura influente nel governo comunista, seppur senza incarichi ufficiali. Sarebbe un ulteriore strumento di pressione nei confronti del regime comunista. Da mesi Donald Trump minaccia di «prendersi Cuba» e cerca di ottenere un “cambio di regime” sull’isola con misure radicali, come il blocco dei rifornimenti di carburanti. Da fine gennaio a Cuba mancano petrolio ed energia, con interruzioni di corrente per la maggior parte della giornata e trasporti e servizi di base bloccati o molto limitati.

Nell’ultima settimana le pressioni sono aumentate, con frequenti voli di ricognizione militari intorno all’isola e con l’inusuale visita all’Avana del direttore della CIA John Ratcliffe, che ha chiesto al governo cubano di chiudere le stazioni di intelligence russe e cinesi presenti. Ora la procura federale di Miami potrebbe incriminare Raúl Castro per l’abbattimento di due piccoli aerei avvenuto nel 1996, in cui furono uccisi tre cittadini americani e una persona residente negli Stati Uniti.

Raúl Castro il 1° maggio 2025 (AP Photo/Ramon Espinosa, File)

Un’incriminazione federale fu la base legale utilizzata dall’amministrazione Trump per compiere l’operazione che portò alla cattura di Nicolás Maduro e all’instaurazione in Venezuela di un governo più collaborativo con gli Stati Uniti. Nonostante il procedimento sia simile, ci sono consistenti differenze che rendono l’operazione difficilmente replicabile.

Raúl Castro è considerato una figura centrale nella rivoluzione castrista e nella successiva gestione di Cuba, ma oggi è molto anziano e le sue condizioni di salute non sono note: si dice abbia problemi a parlare ed è perlopiù sordo. Non fa discorsi pubblici da tempo e una sua cattura non cambierebbe la situazione a Cuba, dove il governo comunista non è una struttura verticistica come quella venezuelana. Al momento inoltre una parte importante delle forze speciali statunitensi è impiegata in Iran, il che renderebbe un’operazione come quella di Caracas più complessa.

L’incriminazione di Raúl Castro sarebbe soprattutto una minaccia psicologica, che però rischia di compromettere le già complesse trattative con il governo del presidente Miguel Díaz-Canel.

Un’immagine di Fidel Castro e Raúl Castro, con l’attuale presidente Miguel Díaz-Canel, all’Avana, il 18 marzo 2026 (AP Photo/Ramon Espinosa)

L’episodio alla base della possibile incriminazione avvenne nel febbraio del 1996: Castro era allora ministro della Difesa e responsabile delle forze armate (lo è stato per decenni). Due piccoli aerei, dei Cessna, erano partiti da Miami, ognuno con due persone a bordo, ufficialmente impegnati nella ricerca di rifugiati cubani che tentavano di arrivare negli Stati Uniti attraversando con piccole imbarcazioni il tratto di mare verso la Florida. Era una missione dell’associazione Hermanos al Rescate, fondata alcuni anni prima dagli esuli per sostenere i profughi cubani e le lotte contro il governo castrista. In alcune missioni precedenti gli aerei erano entrati nello spazio aereo cubano e avevano lanciato volantini sull’isola. Cuba aveva minacciato l’uso della forza.

Un jet MiG cubano li abbatté, sostenendo che fossero entrati nello spazio aereo cubano, mentre successive indagini dell’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile stabilirono che l’abbattimento era avvenuto nei cieli sopra le acque internazionali. Ora gli Stati Uniti vogliono accusare Raúl Castro di aver espressamente autorizzato quell’operazione.

A sinistra Raúl Castro con il presidente Osvaldo Dorticos e Fidel Castro, allora primo ministro, durante la parata militare del 2 gennaio 1966 (AP Photo)

Dopo l’abbattimento il presidente Bill Clinton interruppe ogni dialogo con il governo cubano e alcuni giorni dopo il Congresso statunitense approvò la legge Helms-Burton, che prevede alcune delle misure più rigide contro Cuba, ancora in vigore: stabiliva fra le altre cose che l’embargo potesse essere tolto solo quando fosse caduto il regime cubano e prevedeva indennizzi per i cittadini statunitensi e cubani a cui erano state requisite proprietà dopo la rivoluzione comunista del 1959.

– Leggi anche: Quando Cuba era davvero una minaccia per gli Stati Uniti