Da dove viene la crisi di Electrolux
La multinazionale di elettrodomestici ha annunciato che ridurrà di molto il personale in Italia, a causa di difficoltà non solo italiane

La multinazionale svedese di elettrodomestici Electrolux ha annunciato l’intenzione di chiudere una fabbrica, diminuire la produzione e ridurre di quasi il 40 per cento il personale in Italia: attualmente ci lavorano circa 4.500 persone, 1.700 delle quali verrebbero mandate via in vari modi. È una crisi che ha a che fare con alcune difficoltà del mercato italiano, ma anche con difficoltà più generali che l’azienda sta avendo in tutto il mondo.
I sindacati Fim, Fiom e Uilm hanno giudicato il piano inaccettabile e hanno proclamato l’inizio di una lunga protesta e un primo sciopero di 8 ore in tutti gli stabilimenti. Dopodiché hanno chiesto al governo un intervento immediato e una convocazione urgente al ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’incontro si terrà il 25 maggio.
Electrolux è stata fondata nel 1919 in Svezia ed è uno dei principali produttori mondiali di elettrodomestici. È in Italia dall’inizio degli anni Ottanta con una decina di siti tra produzione, logistica e uffici. Oggi gli stabilimenti produttivi sul territorio sono cinque: nello stabilimento di Porcia, in provincia di Pordenone, si producono lavatrici e lavasciuga; in quello di Susegana, Treviso, frigoriferi e congelatori; a Solaro, Milano, si fanno lavastoviglie; a Forlì si fanno forni e piani cottura e a Cerreto d’Esi, vicino ad Ancona, cappe per cucina.

Alcuni operai in sciopero nello stabilimento di Electrolux a Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona, 12 maggio 2026 (ANSA/DANIELE CAROTTI)
Secondo quanto dicono i sindacati Fiom, Fim e Uilm, le sedi che sarebbero interessate dalla riduzione di personale sono quelle di Porcia, Susegana, Forlì e Solaro. Quella di Cerreto d’Esi, dove lavorano 170 persone, verrebbe chiusa. Inoltre dovrebbe essere interrotta del tutto la produzione di lavasciuga a Porcia e di piani cottura a Forlì.
Electrolux dice che parlerà coi sindacati e cercherà di attenuare l’impatto delle riduzioni di personale. Ha anche fatto sapere di voler concludere l’operazione entro il 2026. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha detto che il governo sta seguendo la questione con attenzione e ha definito «inaccettabile» il piano presentato dall’azienda.
La crisi di Electrolux si inserisce in quella più generale del settore degli elettrodomestici in Italia, dovuta soprattutto alla diminuzione della domanda, all’aumento dei costi, al fatto che il complesso industriale italiano è via via diventato meno competitivo rispetto a quello di paesi come Polonia o Romania e infine alla crescita dei produttori asiatici, in particolare cinesi. Urso ha insistito molto sulla concorrenza cinese per spiegare le difficoltà del settore.
Secondo i dati della Fiom, in Italia nel decennio 2014-2024 c’è stata una riduzione della produzione di elettrodomestici pari a circa il 50 per cento.

Un grafico condiviso dalla Fiom
A seguito della crisi del mercato e dell’inflazione (cioè l’aumento generale dei prezzi), alla fine del 2023 Electrolux aveva annunciato un piano di riorganizzazione e la riduzione di 3mila posti di lavoro in tutto il mondo, di cui 1.600 in Europa e circa 150 in Italia. Dopo varie proteste sindacali, nel marzo del 2024 si era deciso di evitare i licenziamenti forzati e di stimolare le uscite volontarie, con incentivi dai 3mila ai 72mila euro a seconda delle posizioni lavorative.
Nel periodo tra gennaio e marzo del 2026 i ricavi generali di Electrolux sono diminuiti del 9 per cento, portando l’azienda ad annunciare una nuova riorganizzazione che ha comportato finora la chiusura di uno stabilimento in Ungheria, il licenziamento di più di mille persone in South Carolina, negli Stati Uniti, e un aumento di capitale dell’equivalente di circa 830 milioni di euro. Per gli stessi motivi Electrolux ha anche iniziato una collaborazione con il gruppo cinese Midea sul mercato del Nord America: prevede, tra le altre cose, la cessione del 65 per cento degli impianti di Electrolux in Messico e la gestione paritetica dello stabilimento in South Carolina.



