Comincia l’Eurovision Song Contest più contestato di sempre

Cinque paesi, tra cui Spagna e Irlanda, boicotteranno il concorso canoro europeo per protesta contro la partecipazione di Israele

Un poster con il logo dell'Eurovision a Vienna (Manfred Schmid/Getty Images)
Un poster con il logo dell'Eurovision a Vienna (Manfred Schmid/Getty Images)
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Martedì sera comincerà a Vienna la 70esima edizione dell’Eurovision Song Contest (chiamato anche solo “Eurovision”), probabilmente la più contestata nella storia recente del concorso canoro internazionale, seguito da decine di milioni di persone nel mondo. Cinque paesi – Irlanda, Spagna, Slovenia, Paesi Bassi e Islanda – hanno deciso di non partecipare per protestare contro la scelta dell’EBU, il consorzio delle emittenti radiotelevisive pubbliche europee, che organizza l’Eurovision Song Contest, di permettere a Israele di gareggiare nonostante le richieste che fosse escluso per via dei crimini e delle violenze commesse a Gaza.

L’Eurovision Song Contest si tiene quest’anno in Austria perché l’edizione del 2025 era stata vinta dal cantante austriaco JJ. La prima semifinale sarà martedì 12 maggio, la seconda giovedì 14 maggio: entrambe saranno trasmesse in Italia da Rai 2. La finale invece andrà in onda sabato 16 maggio su Rai 1.

Alla competizione partecipano artisti provenienti da 35 paesi. La maggior parte è europea, ma da anni prendono parte all’Eurovision anche stati extraeuropei legati al mercato televisivo continentale, come Israele e Australia. L’Italia sarà rappresentata dal vincitore del Festival di Sanremo, Sal Da Vinci, con la canzone “Per sempre sì”. Da tempo è consuetudine che il vincitore di Sanremo partecipi all’Eurovision: l’anno scorso però Olly, che aveva vinto il festival, rinunciò e al suo posto andò il secondo classificato Lucio Corsi.

Negli ultimi due anni la partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest è diventata sempre più osteggiata, non solo dai fan ma anche dalle autorità di alcuni paesi. Diversi stati e broadcaster ritengono che l’EBU dovrebbe escludere Israele dalla competizione, come fa dal 2022 con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina. Durante le edizioni precedenti le esibizioni delle cantanti israeliane erano state contestate dal pubblico con fischi e bandiere palestinesi mostrate dentro il palazzetto.

I paesi che hanno scelto il boicottaggio lo hanno fatto con modalità diverse. Irlanda e Spagna, che è fra i principali contributori economici dell’Eurovision, non parteciperanno e non trasmetteranno nemmeno la finale. In Spagna la tv pubblica manderà in onda una serata musicale alternativa, mentre in Irlanda sarà trasmesso un film di animazione. In Slovenia, oltre al ritiro dalla competizione, la programmazione della tv pubblica sarà dedicata a contenuti sulla Palestina. Paesi Bassi e Islanda hanno invece adottato una forma di boicottaggio meno radicale: non gareggeranno, ma continueranno comunque a trasmettere l’Eurovision Song Contest sui rispettivi canali pubblici.

Questi paesi l’anno scorso avevano anche espresso forti dubbi sul risultato raggiunto dalla cantante israeliana, Yuval Raphael, che era arrivata seconda con modalità evidentemente opache e sospetti di interferenze da parte del governo israeliano. Dopo le contestazioni dell’edizione passata l’EBU ha rivisto il regolamento dell’Eurovision per provare a contrastare le operazioni coordinate per favorire i singoli cantanti: quest’anno il numero massimo di voti che ciascuno spettatore potrà esprimere scenderà da venti a dieci. In più, le giurie di esperti di musica di ogni paese torneranno a votare anche in semifinale – da qualche tempo votavano soltanto nella serata finale – e peseranno più o meno quanto il voto del pubblico.

Secondo gli organizzatori, questo dovrebbe bilanciare eventuali storture generate dal voto popolare. Sarà inoltre vietato agli artisti e alle emittenti televisive – quindi anche ai loro editori, cioè ai governi nazionali – di «impegnarsi attivamente, facilitare o contribuire» a campagne promozionali che «potrebbero influenzare l’esito del voto» e verranno scoraggiate «le campagne di promozione sproporzionate», in particolare quelle intraprese da soggetti terzi, incluse le agenzie governative.

– Leggi anche: L’Eurovision ha cambiato il suo regolamento dopo le proteste dell’anno scorso contro Israele

Il New York Times, in un’inchiesta pubblicata lunedì, ha aggiunto nuovi elementi alle polemiche sulla partecipazione di Israele all’Eurovision e ai sospetti sui suoi tentativi di interferire con la competizione. Secondo il giornale, dal 2024 il governo israeliano avrebbe organizzato una campagna coordinata per influenzare il televoto della competizione attraverso pubblicità online, campagne sui social network, mobilitazione delle comunità israeliane all’estero e il coinvolgimento diretto di diplomatici e ambasciate.

Venerdì a Vienna ci sarà una manifestazione a Resselpark a cui dovrebbero partecipare circa 3mila persone, in occasione del giorno della Nakba, la giornata che ricorda gli oltre 700mila palestinesi che furono costretti a fuggire o espulsi dalle loro case durante la guerra del 1948 in seguito alla nascita dello stato di Israele. Ci dovrebbe essere una manifestazione anche sabato, e la polizia si aspetta almeno 3mila partecipanti. Ci sarà anche una manifestazione a sostegno della partecipazione di Israele intitolata “12 points against anti-Zionism”, a cui è previsto che partecipino molte meno persone.

Nella semifinale di martedì ci saranno 15 paesi in gara. In ordine di scaletta saranno la Moldavia, la Svezia, la Croazia, la Grecia, il Portogallo, la Georgia, la Finlandia, il Montenegro, l’Estonia, Israele, il Belgio, la Lituania, San Marino, la Polonia e la Serbia. Stasera si vedranno anche Sal Da Vinci per l’Italia e Sarah Engels per la Germania: le loro canzoni tuttavia accedono direttamente alla finale di sabato per via di un privilegio dei maggiori finanziatori dell’EBU (che oltre a Germania e Italia sono Spagna, Francia e Regno Unito) e del vincitore della precedente edizione.

Alla finale accederanno 10 paesi di quelli in gara stasera, selezionati attraverso il televoto. Il pubblico italiano potrà votare stasera, ma non per la canzone di Sal Da Vinci. Alla semifinale di giovedì non potrà invece votare, e tornerà a poterlo fare nella finale di sabato: anche in questo caso per tutti i paesi eccetto l’Italia stessa. I favoriti di quest’anno, secondo i siti di scommesse, sono i finlandesi Lampenius & Parkkonen, il greco Akylas e il danese Søren Torpegaard.

Anche quest’anno il Post segue l’Eurovision con un podcast per abbonate e abbonati in cui Giulia Balducci, Matteo Bordone, Luca Misculin e Stefano Vizio raccontano e commentano lo spettacolo, le canzoni e tutto quello che ci sta attorno.

– Ascolta anche: Chi c’è c’è, chi non c’è ha le sue ragioni