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  • Domenica 10 maggio 2026

Il più europeo tra i paesi non europei

È il Canada: il primo ministro Mark Carney sta collaborando sempre più con l'Unione Europea, per allontanarsi dagli Stati Uniti di Trump

Il primo ministro canadese Mark Carney (al centro) insieme alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e al presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa (Getty Images/Thierry Monasse)
Il primo ministro canadese Mark Carney (al centro) insieme alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e al presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa (Getty Images/Thierry Monasse)
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Dall’inizio del secondo mandato di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti, il Canada ha cominciato a collaborare molto di più con l’Unione Europea. Questa settimana il primo ministro canadese Mark Carney è stato il primo leader di un paese non europeo a essere invitato a una riunione della Comunità politica europea, un’iniziativa informale che riunisce molti paesi di quell’area geografica, in modo da coordinare le loro politiche. Carney ne ha approfittato per discutere di temi come la difesa e l’energia con diversi leader dell’Unione.

Per motivi storici e geografici gli Stati Uniti sono sempre stati di gran lunga il principale alleato e partner commerciale del Canada, ma con Trump sono diventati inaffidabili e ostili. Trump ha minacciato di annettere il Canada facendolo diventare il «51esimo stato» statunitense, e di approvare dazi altissimi alle sue esportazioni. Le trattative per rinnovare un importante accordo commerciale stanno andando male, anche per motivi ideologici: il governo del Canada ha un orientamento liberale e ostile ai dazi, Trump invece li ha usati spesso come leva negoziale per ottenere concessioni dagli altri governi.

La Comunità politica europea non è un organismo ufficiale dell’Unione Europea. È un’iniziativa diplomatica che mette insieme praticamente tutti i paesi dell’Europa geografica, tranne Russia e Bielorussia. La presenza del Canada era importante principalmente per motivi simbolici: Carney ha spiegato che vuole collaborare con più paesi «che condividono la stessa visione del mondo» del Canada, per non dipendere esclusivamente dagli Stati Uniti.

L’ostilità di Carney a Trump è stata un fattore determinante nella sua vittoria alle ultime elezioni parlamentari in Canada, nell’aprile del 2025. Ha elogiato spesso l’Unione Europea come modello e simbolo di un ordine internazionale basato su regole chiare e condivise, che Trump ha messo in discussione.

– Leggi anche: Il nuovo ordine mondiale è la legge del più forte?

A Carney piace parlare del Canada come «del paese più europeo tra quelli che non stanno in Europa», e durante la riunione ha detto che «l’ordine internazionale verrà ricostituito a partire dall’Europa». Sono temi che aveva affrontato anche in un altro discorso di cui si era parlato moltissimo, al Forum di Davos a gennaio, in cui aveva detto che «l’ordine basato sulle regole sta svanendo».

La conclusione del discorso di Carney a Yerevan, capitale dell’Armenia, dove si è tenuto l’incontro della Comunità politica europea. Carney ha detto che Canada e paesi europei hanno il dovere di collaborare nel Caucaso, nei paesi baltici, in Ucraina e in tutta l’Europa. Il discorso completo si può vedere a questo indirizzo.

Alcuni sondaggi hanno anche mostrato che la maggioranza relativa dei canadesi sarebbe favorevole a un’ipotetica adesione all’Unione. È un’idea fantasiosa, dato che i trattati prevedono che solo paesi europei possano fare domanda, ma dimostra che le iniziative di Carney hanno un buon sostegno tra l’elettorato.

Soprattutto però Canada e Unione Europea hanno interessi comuni. Il Canada possiede grandi riserve di gas naturale e petrolio, e anche di minerali strategici, che vengono utilizzati per la produzione di dispositivi elettronici. Sono tutte cose che servono molto all’Europa. L’Unione infatti importa i suoi combustibili fossili e i minerali strategici quasi interamente dall’estero, e da paesi potenzialmente inaffidabili o ostili, come la Cina e gli Stati Uniti.

Entrambi poi temono la Russia e vogliono ridurne l’influenza. Il Canada fa parte della Nato, proprio come molti paesi dell’Unione e come gli Stati Uniti, nonostante Trump l’abbia criticata duramente e abbia anche minacciato di uscirne. Secondo i dati del Kiel Institut, il Canada è anche uno dei paesi che aiutano maggiormente l’Ucraina da quando è stata invasa dalla Russia.

Nel 2025 Canada e Unione Europea hanno fatto un accordo sulla sicurezza e sulla difesa. Prevede che collaborino di più su temi come il sostegno all’Ucraina, la sicurezza marittima (con esercitazioni navali comuni), la protezione dagli attacchi informatici e dalla disinformazione. Stanno discutendo di un accordo più ampio su vari altri settori, come l’energia e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Il Canada ha anche ottenuto il permesso di partecipare con le sue aziende al programma di appalti per il riarmo dell’Unione Europea.

Mark Carney (a destra) insieme al primo ministro spagnolo Pedro Sánchez a Yerevan, il 4 maggio 2026. (AP/The Canadian Press/Sean Kilpatrick)

Mark Carney (a destra) insieme al primo ministro spagnolo Pedro Sánchez a Yerevan, il 4 maggio 2026 (AP/The Canadian Press/Sean Kilpatrick)

Gli Stati Uniti restano comunque il paese estero più importante per il Canada. Le loro economie sono molto integrate, per esempio attraverso standard e regole simili seguite dalle rispettive aziende. Sostituirli quindi rimane assai difficile.

Nel 2024 il valore del commercio tra Canada e Stati Uniti ha raggiunto quasi mille miliardi di dollari. Quello con l’Unione Europea è più o meno un decimo. L’Unione è il secondo partner commerciale del Canada, ma rappresenta solo l’8 per cento dei beni commerciati dal Canada con gli altri paesi, nonostante un trattato del 2017 abbia eliminato molti ostacoli agli scambi.

Le esportazioni di petrolio sono un buon esempio di questa dipendenza. L’80 per cento di tutto il petrolio canadese viene mandato negli Stati Uniti. Il Canada praticamente non esporta petrolio in altri paesi. Se volesse esportare quantità consistenti di petrolio in Europa, sarebbe limitato dalle infrastrutture. Al momento infatti non ci sono oleodotti che possano trasportare grandi quantità di petrolio sulla costa orientale, da dove poi verrebbe spedito in Europa, perché fino a oggi non ce n’è mai stato bisogno.