Che inglese dovrebbe parlare Ulisse?
L'antichità rappresentata a Hollywood di solito parla quello britannico, ma Christopher Nolan ha spiazzato gli anglofoni con “Odissea”

Il secondo trailer ufficiale di Odissea, diffuso martedì, è stato molto commentato non solo perché il nuovo film di Christopher Nolan è uno dei più attesi di quest’anno, ma anche perché tutti i personaggi parlano inglese americano. Molti utenti sui social network l’hanno trovata una scelta strana e inaspettata: nei film di Hollywood ambientati nell’antichità infatti si usa quasi sempre l’inglese britannico.
Da come parlano tutti i personaggi «sembra quasi di stare in Ohio», ha scherzato l’Hollywood Reporter. Parlano con un accento americano attori statunitensi come Matt Damon e Anne Hathaway, che interpretano Ulisse e Penelope, ma anche Tom Holland e Robert Pattinson, che sono inglesi e interpretano rispettivamente il loro figlio Telemaco e Antinoo, uno dei pretendenti di lei. Odissea uscirà al cinema il prossimo 16 luglio.
Nei dialoghi nel nuovo trailer, tra l’altro, Antinoo usa la parola “daddy” parlando con Telemaco di Ulisse, che in un’altra scena invece urla “Let’s go!”: due espressioni che parte del pubblico considera troppo moderne e colloquiali, e quindi stridenti con il tono di un’opera della letteratura greca antica.
In effetti l’uso dell’inglese britannico è una specie di regola non scritta per le produzioni hollywoodiane di film storici, come I dieci comandamenti, Il gladiatore o I miserabili, ed è un canone anche per saghe fantasy come Il trono di spade, che pur essendo interpretata quasi totalmente da attori britannici o irlandesi è una produzione statunitense.
In generale l’accento inglese è considerato più sofisticato, elegante e autorevole rispetto all’accento americano, e anche sufficientemente distante (per gli statunitensi) da dare l’impressione di essere “fuori dal tempo”. Per questo viene usato come una sorta di lingua franca, per uniformare la lingua di personaggi di film ambientati in paesi e tempi diversi, in cui si incrocerebbero moltissime lingue e dialetti (come l’antica Roma appunto).
Fin dai primi film sonori dalla fine degli anni Venti prodotti negli Stati Uniti si predilesse il cosiddetto accento “transatlantico”, che mescolava la cosiddetta Received Pronunciation con l’inglese americano. L’espressione “Received Pronunciation” fu coniata nei primi decenni del Novecento in Inghilterra per indicare l’accento parlato da sovrani, nobili e classe dirigente. Anche se oggi è parlata solo da una piccola percentuale della popolazione, cominciò così a essere considerata la forma di pronuncia standard, nonché quella incoraggiata per lo studio, perché associata ad autorevolezza e prestigio sociale.
L’accento transatlantico diventò quello più impiegato da attrici e attori statunitensi nel cinema, nel teatro e poi nella tv, per interpretare personaggi di qualsiasi classe sociale. Per dare l’idea, nel 1934 il regista Cecil B. DeMille fu criticato per aver fatto parlare i personaggi del suo film Cleopatra in inglese americano. Dagli anni Quaranta in poi nel cinema di Hollywood vennero progressivamente integrati anche vari accenti americani, ma l’inglese britannico (più o meno riuscito) continuò comunque a essere usato per personaggi ben precisi.
Mentre l’impero britannico man mano perdeva pezzi, gli Stati Uniti emersero come nuova potenza mondiale, e cominciarono a promuoversi anche attraverso i prodotti culturali, in particolare il cinema. Film storici o a tema biblico degli anni Cinquanta e Sessanta, come I dieci comandamenti, diventarono così strumenti per rappresentare e rivendicare l’identità americana, e l’accento americano un mezzo per sostenerla, anche in chiave metaforica.
Nei film i personaggi oppressi che riuscivano ad affermarsi e ottenere la loro rivalsa erano caratterizzati da un accento americano, mentre gli oppressori da quello britannico. È così nel colossal Ben-Hur, in cui il principe giudeo interpretato da Charlton Heston si esprime con un accento diverso da quello dei romani, o in Spartacus, che parla di un gladiatore schiavo nell’antica Roma. Questa contrapposizione è poi diventata un canone nel cinema contemporaneo, da Star Wars: Una nuova speranza a Il gladiatore o a Maleficent, dove l’accento inglese viene usato per indicare personaggi poco familiari, bizzarri e magari anche pericolosi, ha spiegato la professoressa della Australian National University, Gemma King.
Il personaggio di Russell Crowe nel Gladiatore parla con un accento che mescola quello inglese e quello australiano, cioè il suo, mentre l’imperatore Commodo (Joaquin Phoenix) usa l’inglese standard
Il motivo principale per cui l’uso dell’accento americano in Odissea stranisce, insomma, è che Christopher Nolan abbia deviato da un canone che nel tempo il pubblico anglofono ha interiorizzato così tanto da ritenere più strano il fatto che nell’antica Grecia si parli come in Ohio rispetto al fatto che si parli come a Londra.
Recentemente anche Denzel Washington ricevette critiche per aver recitato nel film del 2024 Il gladiatore II con il suo accento di New York: lui spiegò di aver scelto di fare così perché è impossibile sapere con certezza come avrebbe parlato davvero il suo personaggio, e non sarebbe stato a suo agio a interpretarlo con una flessione africana altrettanto complicata da ricostruire.
Anche quella di Nolan, che è inglese, è certamente una decisione ragionata. Al momento il regista non l’ha commentata, ma per il sito di cultura pop Popverse, se non altro, è «un’altra scelta audace in un film che sicuramente ne sarà pieno».
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