La nota che rafforzerebbe la tesi del suicidio di Jeffrey Epstein
Il suo compagno di cella dice di averla trovata nel 2019 ma è stata resa pubblica solo ora: non è certo l'abbia scritta Epstein

Mercoledì un giudice federale negli Stati Uniti ha reso pubblica una nota che, secondo l’ex compagno di cella, avrebbe scritto Jeffrey Epstein prima di suicidarsi. Epstein era l’influente consulente finanziario al centro di un grosso scandalo di sfruttamento sessuale, morto in carcere nell’agosto del 2019. I medici legali stabilirono che fu un suicidio, ma fin dall’inizio si diffusero teorie alternative, a causa di una serie di circostanze difficili da qualificare come prove della tesi dell’omicidio o semplici coincidenze.
La nota è stata vista e pubblicata dal New York Times, che non ha potuto provare in modo indipendente che sia stata scritta da Epstein. Contiene però delle espressioni che Epstein usò nelle mail che sono state rese pubbliche quest’anno insieme a milioni di documenti inerenti al suo caso. Nicholas Tartaglione, l’ex compagno di cella, ha detto in un’intervista che i suoi avvocati avrebbero accertato che era autentica sottoponendola all’esame di periti grafologi.
La nota è scritta a mano su un comune foglio a righe, e dice: «Mi hanno indagato per mesi – hanno trovato niente!!!». E poi (dopo una frase sconnessa che sembra riferirsi al fatto che le accuse su di lui risalivano molto indietro nel tempo, probabilmente un allusione al primo processo a suo carico): «È un dono essere in grado di decidere quando è tempo di andarsene. Cosa volete che faccia – che scoppi in lacrime!! NON È DIVERTENTE – NON NE VALE LA PENA».
Tartaglione ha detto di averla trovata in un libro dopo che Epstein era stato temporaneamente trasferito in un’altra ala del carcere, dove erano previste misure di sorveglianza aggiuntive per le persone ritenute a rischio suicidio: alcune settimane prima di morire, nel luglio 2019, Epstein venne infatti trovato in uno stato semicoscente, con delle ferite al collo e un pezzo di tessuto avvolto attorno. Epstein non disse di aver tentato il suicidio, ma accusò Tartaglione di averlo aggredito, cosa che Tartaglione nega e che lo stesso Epstein ritrattò in seguito.
Tartaglione ha detto di aver subito consegnato la nota ai propri avvocati proprio come prova delle intenzioni suicidarie di Epstein, e per scagionarsi dall’accusa di aggressione. Da allora è rimasta negli atti inerenti al suo processo (Tartaglione è un ex poliziotto condannato a 4 ergastoli, ma si è dichiarato innocente e ha fatto richiesta di appello). Non è stata quindi inclusa nelle indagini sulla morte in carcere di Epstein. È stato il giudice che sta seguendo il caso di Tartaglione, Kenneth M. Karas, a ordinarne la pubblicazione.
Per tutte le varie ragioni descritte – la provenienza incerta e difficilmente verificabile della nota, la mancanza di attribuzione a Epstein da parte di fonti indipendenti, il fatto che Tartaglione avesse i propri interessi nel sostenere che Epstein si fosse ucciso – il documento non può essere preso come una prova vera e propria del suicidio. Questa rimane comunque la tesi ufficiale delle autorità, ma nel tempo sono emersi diversi elementi che hanno contribuito ad alimentare teorie alternative. In particolare, quella secondo cui Epstein sarebbe stato ucciso per coprire persone importanti che erano state coinvolte nei suoi traffici.

La villa sull’isola di Saint James, di proprietà di Epstein, dove avvenne la maggior parte degli abusi, luglio 2019 (Marco Bello/Bloomberg)
In particolare dopo la pubblicazione degli Epstein Files, i giornali di mezzo mondo hanno dedicato molta attenzione al caso, e sempre più giornaliste e giornalisti, anche autorevoli, hanno sollevato dei dubbi.
Per esempio la reporter investigativa Julie Brown, della prestigiosa rivista americana New Yorker, nota per il rigore e gli standard di verifica molto alti, ha detto di non credere alla tesi del suicidio. Come elementi cita alcuni di quelli attorno a cui si è discusso di più negli ultimi anni. Per esempio, il fatto che le guardie carcerarie abbiano mentito sulla frequenza dei controlli effettuati su Epstein quella notte e che quasi tutte le telecamere di sorveglianza nell’unità della cella non funzionassero. Va detto comunque che il carcere dove si trovava Epstein, il Metropolitan Correctional Center di Manhattan, era noto per le sue condizioni particolarmente decadenti e per la carenza di personale. È stato chiuso nel 2021.
Brown contesta anche il fatto che non sia mai stato ritrovato il tessuto con cui Epstein si sarebbe impiccato al letto a castello della cella, e il fatto che la rottura di alcune ossa nel suo collo non sarebbe compatibile con il fatto che gli oggetti che si trovavano sul letto a cui si è impiccato siano stati trovati al loro posto (come se un salto così forte da spezzare le ossa non avesse provocato alcuno scossone alla struttura del letto).



