Erano 14 anni che il Ludogorets vinceva il campionato bulgaro
Uno dei più lunghi domini nella storia del calcio europeo si è appena interrotto, ma non è detto che sia finito del tutto
di Simone Mannarino

Quest’anno il Ludogorets non ha vinto il campionato maschile bulgaro, dopo averlo fatto per 14 volte consecutive dal 2012 al 2025. Ha vinto il Levski Sofia, una delle numerose squadre della capitale. Se avesse vinto, il Ludogorets avrebbe eguagliato il record mondiale di 15 campionati nazionali di calcio vinti di fila, che quindi continua a essere di Tafea, una squadra di Vanuatu, nelle isole meridionali del Pacifico, dove però il campionato è composto da solo otto squadre. Il fatto che il Ludogorets fosse così vicino a quel record – soprattutto giocando in un campionato di buon livello, di certo migliore rispetto a quello di Vanuatu – è segno di un dominio lungo e notevole, senza paragoni nel calcio europeo; un dominio che, peraltro, non per forza è finito del tutto.
In questi 14 anni le vittorie del Ludogorets hanno tolto centralità alle squadre della capitale Sofia. Per la Parva Liga, il massimo campionato bulgaro, Sofia è quello che per la Premier League è Londra, cioè la città in cui giocano molte delle squadre più forti. CSKA Sofia, Levski Sofia, CSKA 1948, Slavia Sofia e Lokomotiv Sofia sono le squadre che fino al 2011 si erano spartite la maggior parte dei campionati.
La sigla CSKA, molto diffusa tra squadre di calcio di paesi ex sovietici, è acronimo di Club Sportivo Centrale dell’Esercito: un chiaro segno di come lo stato fosse, e in parte ancora sia, centrale nello sport e nel calcio. Il Levski Sofia fu invece fondato nel 1911 e deve il suo nome a Vasil Levski, che nell’Ottocento guidò il movimento rivoluzionario bulgaro contro il dominio dell’Impero Ottomano.

Giocatori e tifosi del Levski Sofia durante il preliminare di Conference League dello scorso agosto contro l’AZ Alkmaar (Ed van de Pol/BSR Agency/Getty Images)
Il Ludogorets ha un passato molto meno rilevante, oltre che una sede più periferica: la squadra ha sede a Razgrad, città di circa 27mila abitanti nella Bulgaria orientale. Dista circa trecento chilometri dalla capitale Sofia ed è sede di molte aziende farmaceutiche. Nato nel 1945, il Ludogorets – il cui nome viene dalla regione omonima in cui si trova la città di Razgrad – restò sempre nelle serie minori ed ebbe una storia abbastanza travagliata, con anche diversi fallimenti, l’ultimo dei quali alla fine degli anni Novanta.
Il club fu rifondato nel 2001 e nel settembre del 2010 fu acquistato dall’oligarca Kiril Domuschiev, uno degli uomini più ricchi di Bulgaria, con un patrimonio quantificato in circa 2,5 miliardi di euro. Gli interessi di Domuschiev partono proprio dal settore farmaceutico: è proprietario delle multinazionali Huvepharma e Biovet, entrambe con sede a Razgrad. Due anni prima di acquisire la squadra, inoltre, aveva acquistato il 70 per cento dell’intera vecchia flotta marina bulgara, in una grossa operazione economica in ambito statale. Dal 2013 è anche proprietario di tre terminal commerciali del porto di Burgas, scalo mercantile tra i più importanti sul Mar Nero.
La scelta di acquistare il Ludogorets fu parte di una strategia di diversificazione degli investimenti. Nel 2008 il club chiese a Domuschiev di partecipare al sostegno della stagione in terza divisione con 25mila euro; una volta ottenuta la promozione, l’impegno aumentò fino a 250mila euro. A quel punto, come disse nel 2015 lo stesso Domuschiev in un’intervista con il quotidiano spagnolo AS, iniziò a trattare il Ludogorets come un’azienda, inserendo professionisti che già gestivano le sue industrie.
Domuschiev fece costruire un nuovo stadio – la Ludogorec Arena, inaugurata nel 2015 e oggi sponsorizzata da Huvepharma – e prima ancora un nuovo centro di allenamento molto all’avanguardia. Cominciò poi ad acquistare alcuni dei migliori giocatori del campionato bulgaro e soprattutto diversi giovani calciatori stranieri, in particolare dal Sudamerica. Oggi la maggior parte dei giocatori del Ludogorets è straniera: ci sono sette brasiliani. Tra i calciatori conosciuti anche in Italia ci giocò il difensore argentino José Luis Palomino, che fu acquistato a titolo gratuito dal Metz nel 2016, e rivenduto l’anno successivo all’Atalanta per 4 milioni di euro.

Kiril Domuschiev nel 2016 durante Paris Saint-Germain – Ludogorets (Jean Catuffe/Getty Images)
Un esempio concreto della differenza con le altre squadre è il valore di mercato dei calciatori del Ludogorets, che il sito specializzato Transfermarkt stima in 45,68 milioni di euro totali. Il Levski, vincitore del campionato, ha un valore complessivo della rosa di 28,5 milioni, mentre quello del CSKA supera di poco i 20. Nell’ultima stagione il Ludogorets ha speso circa 8 milioni sul mercato, mentre il CSKA 1948, quarto in classifica, appena 592mila euro.
Prima dell’arrivo del Ludogorets, le squadre bulgare facevano molta fatica nelle competizioni europee, fermandosi praticamente sempre ai preliminari, ovvero le partite che si giocano in estate e servono per qualificarsi ai gironi. Il Ludogorets invece per due volte ha superato tutti i turni preliminari, qualificandosi ai gironi della Champions League, dove ha poi ottenuto alcuni risultati sorprendenti.
La prima volta ci riuscì vincendo in circostanze abbastanza eccezionali nell’ultimo turno preliminare contro lo Steaua Bucarest, nell’agosto del 2014. Nella partita di ritorno rimase in dieci per l’espulsione del suo portiere, e non avendo più cambi a disposizione, ai calci di rigore mandò in porta il difensore romeno Cosmin Moti, il quale, dopo aver segnato il proprio, riuscì addirittura a pararne due. Nella fase a gironi del 2016 ottenne i risultati più prestigiosi in Champions League: un pareggio contro il Paris Saint-Germain e una sconfitta di misura contro l’Arsenal, dopo essere stata in vantaggio di due reti.

I giocatori del Ludogorets festeggiano sotto il settore ospiti il pareggio per 2-2 ottenuto nel dicembre del 2016 in casa del Paris Saint-Germain (Aurelien Meunier/Getty Images)
Il Ludogorets ha ottenuto invece diversi risultati rilevanti in Europa League, dove nel 2014 eliminò la Lazio e nel 2023 batté la Roma in casa (perdendo poi al ritorno). Con i risultati in Europa League il Ludogorets ha migliorato il coefficiente UEFA del campionato bulgaro, il sistema di punteggio che fa sì che i contributi di solidarietà della UEFA, l’organismo che governa il calcio europeo, vengano distribuiti ai club in proporzione al successo delle loro squadre più forti.
Quattordici anni sono tanti, specie dal punto di vista di tifosi di squadre abituate a vincere spesso e che, all’improvviso, smettono di farlo. Se all’inizio il Ludogorets fu accolto come una novità positiva per il calcio bulgaro, dopo un po’ è diventato una squadra ricca e vincente, e di conseguenza antipatica. A questa percezione contribuì anche la differenza di storia tra il Ludogorets e le squadre di Sofia. Inoltre il Ludogorets aveva, e ancora ha, pochi tifosi: nonostante lo stadio da 10.500 posti, la media di spettatori alle partite del Ludogorets è poco più di 1.500 persone; il Levski Sofia, per dire, supera in media gli 8mila spettatori.
Nonostante i pochi tifosi, i buoni risultati in Europa hanno aumentato la differenza con le altre squadre del campionato e fatto crescere i ricavi indipendentemente dagli investimenti del presidente. Il club oggi è sostenibile anche senza l’intervento di Domuschiev, grazie ai soldi provenienti dalle coppe europee, dagli sponsor, dai diritti tv e soprattutto dalla compravendita di giocatori sconosciuti che il club valorizza e rivende.
Questa forza economica ha permesso al Ludogorets di continuare a vincere anche cambiando di continuo allenatore. Dal 2011 al 2023 è successo 18 volte, per un totale di 12 allenatori diversi. Oggi la squadra è allenata dall’ex allenatore della Bulgaria Georgi Dermendžiev, che già l’aveva allenata dal 2014 al 2017, con un intermezzo di qualche mese nel 2015.
Quando un lungo ciclo di vittorie finisce, è tutt’altro che scontato che le squadre riprendano a vincere subito dopo. È successo in Lettonia allo Skonto, che dopo 14 campionati consecutivi tra il 1991 e il 2004 vinse un solo altro campionato nel 2010, prima di dichiarare bancarotta sei anni più tardi. In Bielorussia il Bate Borisov non ha più vinto alcun campionato dal 2018, anno in cui ottenne il tredicesimo titolo nazionale consecutivo. Al contrario a Gibilterra i Lincoln Red Imps si fermarono nel 2016 dopo 14 titoli consecutivi, per poi riprendere a vincere dal 2018, una stagione più tardi.
Il Ludogorets sembra, per solidità progettuale del club, più simile a quest’ultimo caso. Dopo aver puntato molto sulle competizioni europee e aver affrontato una stagione complicata per infortuni e cambio di allenatore, in estate giocherà direttamente le qualificazioni all’Europa League, visto che quelli per la Champions League li gioca solo la prima classificata (che, se viene eliminata, poi può ancora qualificarsi per l’Europa League).



