Il fallimento dei mercenari russi in Mali
Dovevano aiutare i soldati maliani contro jihadisti e indipendentisti, ma sono scappati lasciando diverse città sotto il controllo degli insorti

Lunedì i mercenari russi di Africa Corps hanno lasciato Kidal, un’importante città dell’est del Mali finita sotto il controllo dei miliziani jihadisti e dei ribelli indipendentisti loro alleati. Due giorni prima, e dopo mesi di attacchi, gli insorti avevano avviato un’operazione coordinata contro varie città maliane. Ne avevano colpite almeno sei contemporaneamente e ora stanno assediando la capitale Bamako.
I mercenari russi avrebbero dovuto aiutare i soldati maliani a respingere gli insorti ma sono scappati dopo i primi attacchi: hanno fatto un accordo con gli insorti che ha permesso loro di andare via coi mezzi militari lasciando lì solo parte dell’equipaggiamento. Un funzionario del governo maliano ha detto a Radio France Internationale: «A Kidal i russi ci hanno traditi».
La loro fuga è stata interpretata come il simbolo del fallimento della campagna russa in Mali, che avrebbe dovuto proteggere il governo e svolgere alcuni dei compiti che fino a non molto tempo fa erano affidati ai francesi.
I mercenari russi sono presenti in Mali almeno dalla fine del 2021. All’epoca si era appena insediata l’attuale giunta militare guidata dal generale Assim Goita e con ministro della Difesa Sadio Camara, ucciso sabato in un attentato dinamitardo organizzato dai ribelli. Camara, che da giovane si formò in Russia, è considerato l’artefice della svolta politica e militare che ha portato al ritiro dei soldati francesi e all’arrivo degli Africa Corps.
Almeno dal 2013 era infatti la Francia a fornire appoggio ai soldati maliani contro il terrorismo jihadista e i gruppi ribelli. In Mali sono presenti vari gruppi, con ideologie e obiettivi diversi, ma che afferiscono generalmente a due categorie: gli islamisti, affiliati ad al Qaida o allo Stato Islamico, e gli indipendentisti delle regioni del nord.
I due gruppi responsabili dell’attacco di questi giorni sono il Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin (JNIM), associato ad al Qaida, e il Fronte per la liberazione dell’Azawad (FLA), un’organizzazione separatista legata alla minoranza etnica dei tuareg, presente soprattutto nella regione settentrionale dell’Azawad.

Ribelli tuareg in una foto d’archivio del 2006 (Patrick Robert via Getty Images)
Come detto, fu la giunta guidata dal generale Assim Goita a mettere in discussione la collaborazione con la Francia (ex potenza coloniale) nel 2021. Per Goita e Camara i francesi erano inefficaci a contrastare l’insorgenza jihadista. Uno dei motivi ricorrenti della loro propaganda affermava che i francesi fossero più impegnati a consultare i loro avvocati in merito al rispetto dei diritti umani e delle regole di ingaggio che a combattere il terrorismo.
Il 17 febbraio del 2022 il presidente francese Emmanuel Macron annunciò il ritiro dei soldati francesi dal Mali, mentre la giunta maliana si stava avvicinando alla Russia. Secondo varie analisi, il regime russo condusse campagne di disinformazione volte a diffondere propaganda anti francese e sostenere l’arrivo dei propri mercenari.
Questi facevano ancora parte del gruppo Wagner di Yevgeny Prigozhin, l’uomo che nel 2023 tentò un colpo di stato in Russia marciando verso Mosca. Poi vennero gradualmente assorbiti dall’esercito russo e messi sotto il controllo del ministero della Difesa, prendendo il nome di Africa Corps. L’idea era proprio che il gruppo si concentrasse sul continente africano, dove il regime di Putin cerca da tempo di aumentare la propria influenza in opposizione a quella delle principali potenze occidentali.
Da allora i miliziani russi in Mali non hanno ottenuto grossi risultati. Si parla di circa 2.500 uomini impegnati soprattutto nell’addestramento e nel supporto alle forze armate maliane, il cui ultimo grande successo militare fu la riconquista di Kidal nel 2023, dopo 10 anni di controllo dei tuareg. È la stessa città che è stata riconquistata domenica scorsa, appena 3 anni dopo, dai medesimi ribelli di FLA e da quelli di JNIM.

Una foto d’archivio di mercenari russi in Mali, senza data (French Army via AP)
Secondo Wassim Nassr, giornalista e analista esperto di difesa e di Sahel, uno dei motivi per cui la campagna russa ha fallito è la mancanza di mezzi e risorse. I mercenari sono meno equipaggiati rispetto ai soldati francesi e mancano per esempio dei mezzi aerei necessari a sorvegliare e raccogliere dati per l’intelligence sullo sconfinato territorio desertico del Mali settentrionale.
A questo si aggiunge il malcontento tra i soldati maliani che i russi dovrebbero addestrare: perché sono pagati meno (poche centinaia di dollari al mese per i maliani contro le migliaia per i russi) e perché denunciano frequenti episodi di razzismo, secondo quanto riferito da Djenabou Cissé, analista della Fondazione per la Ricerca Strategica.
I russi si sono resi responsabili anche di eccidi e di atroci violenze contro i civili. A Mora, nel Mali centrale, nel marzo del 2022 uccisero più di 500 persone in meno di una settimana. Sono gli stessi mercenari, secondo un’inchiesta di Africa Report, a condividere su Telegram foto e video dei loro crimini: esecuzioni, stupri, torture, cannibalismo e profanazione di cadaveri.
Nonostante questo, per il momento la giunta militare non ha messo in discussione l’alleanza con la Russia e i russi non hanno detto cosa intendano fare con le altre città del nord assediate dai ribelli. L’obiettivo degli insorti è conquistare Gao, Timbuctù e Menaka, nel Mali centrale, e ottenere il ritiro completo dei russi. Se dovessero riuscirci, e spingersi fino alla presa della capitale, il Mali diventerebbe il primo paese a essere governato da al Qaida.
Per il momento secondo gli analisti lo scenario è lontano, ma gli insorti potrebbero conquistare le regioni del nord e avere un’influenza sulla nomina di una giunta più favorevole.



