Cos’è e come funziona l’AIA
Cioè l'associazione italiana degli arbitri, che è senza presidente e con un designatore ad interim

Per il calcio italiano è un periodo molto complicato: il suo massimo campionato è poco entusiasmante, la Nazionale maschile non andrà ai Mondiali per la terza volta consecutiva, il presidente della FIGC (la federazione italiana di calcio) si è dimesso, e da qualche giorno ci sono nuovi problemi che riguardano gli arbitri e l’associazione che se ne occupa. Da sabato 25 aprile si parla infatti di un’indagine nei confronti di Gianluca Rocchi, il designatore degli arbitri dei campionati maschili di Serie A e B, che si è poi autosospeso e che fino al 13 maggio sarà sostituito ad interim da Dino Tommasi.
L’AIA (associazione italiana arbitri) è anche senza presidente. Il 28 aprile ad Antonio Zappi, presidente dal 2024, è stata confermata un’inibizione di 13 mesi per delle pressioni scorrette esercitate sugli ex designatori di Serie C e D affinché si dimettessero per fare spazio a Daniele Orsato e Stefano Braschi, ora in quei ruoli.
Pure a prescindere dalle indagini nei confronti di Rocchi e dalla sospensione di Zappi, l’AIA e i suoi arbitri sono stati spesso al centro di scandali e polemiche. O comunque oggetto di dibattiti e discussioni sul loro operato e le loro scelte (e su quelle di chi sceglie gli arbitri), per come e quanto ogni loro decisione possa influenzare una partita.
Anche l’introduzione del VAR, il sistema che permette a un arbitro aggiunto di valutare alla moviola certe situazioni, ha contribuito poco a rasserenare l’ambiente. Prima si discuteva delle decisioni degli arbitri in campo; ora si discute di quelle decisioni tanto quanto di quelle prese da chi si occupa del VAR, o di chi si occupa di gestire e regolamentare quel sistema.

L’arbitro Juan Luca Sacchi parla con Yerry Mina del Cagliari durante una partita di Serie A, 27 aprile 2026 (Enrico Locci/Getty Images)
A lamentarsi non sono soltanto i tifosi e certi giornalisti, ma anche le squadre, le leghe e la stessa FIGC. Gabriele Gravina, presidente dimissionario della FIGC, aveva proposto più volte una riforma dell’AIA, con l’obiettivo dichiarato di integrarla meglio nel cosiddetto “sistema calcio” italiano, ma in realtà per limitarne e controllarne la grande autonomia.
Fondata nel 1911, l’AIA è l’organo che si occupa di reclutare, formare e gestire gli arbitri dei vari campionati italiani. Lo fa per conto della FIGC, ma – come la Lega Serie A – gode di autonomia operativa e amministrativa. Significa che organizza e gestisce i suoi arbitri in modo indipendente, pur rispettando le regole e gli obiettivi stabiliti dalla FIGC, alla quale deve rendere conto dei propri regolamenti e del proprio bilancio. Gli arbitri stessi sono soggetti al Codice di Giustizia Sportiva della Federcalcio.
Il principale organo elettivo dell’AIA è l’Assemblea generale. Viene convocata ogni quattro anni per nominare il presidente nazionale e i vicepresidenti, e ne fanno parte gli ex dirigenti onorari, i presidenti delle sezioni locali e vari delegati regionali. Queste persone eleggono anche i membri del Comitato nazionale, l’organo di governo dell’AIA.
Il Comitato nazionale è composto da nove persone ed è presieduto dal presidente nazionale, che lo convoca di sua iniziativa e predispone l’ordine del giorno.

L’ex presidente nazionale Antonio Zappi, 1 dicembre 2025 (Image Photo Agency/Getty Images)
Soprattutto, il Comitato nazionale nomina – su proposta del presidente – gli Organi tecnici che hanno il compito di designare gli arbitri per ogni partita e, a fine stagione, fanno una graduatoria finale proponendo al Comitato nazionale promozioni e dismissioni.
Nella graduatoria a ciascun arbitro viene attribuito un voto che rappresenta grossomodo la media delle valutazioni ricevute nelle singole partite. Subito dopo ogni gara, gli arbitri di campo ricevono infatti un voto che va da 8,20 a 8,70, e gli arbitri al VAR un voto che va da 4 a 10. A dare i voti sono appositi osservatori (che vanno a guardare le partite, e quindi non ci sono per gli arbitri al VAR) e un organo tecnico.
Ogni organo tecnico è guidato da un responsabile, che è comunemente noto come “designatore”. Oltre a scegliere gli arbitri, il designatore può sospendere un arbitro fino a due mesi per «inadempienze tecniche, atletiche o comportamentali» e in certi casi può modificare fino a 0,20 punti il voto assegnato dagli osservatori, che in una scala che va da 8,20 a 8,70 significa poter influire in modo determinante su quel voto.
Il designatore si occupa anche di organizzare i raduni e i corsi di aggiornamento per gli arbitri della propria categoria, orientandone l’approccio in campo.

L’arbitro di Serie A Federico La Penna, che quest’anno è stato fermato per due settimane dopo una discussa partita tra Inter e Juventus (Image Photo Agency/Getty Images)
Il potere di scegliere chi arbitra una partita, e chi invece resta fermo, ha delle conseguenze sia dal punto di vista sportivo che da quello economico. Chi arbitra poco rischia di essere messo ad arbitrare nelle categorie inferiori e, di conseguenza, di guadagnare meno. Gli arbitri sono infatti pagati a partita e solo lavorando con continuità, e ad alti livelli, riescono ad avere guadagni alti e relativamente costanti, tali da poter pensare di farne un lavoro. Un arbitro di Serie A guadagna 4mila euro lordi a partita, mentre gli assistenti e quelli al VAR guadagnano meno, all’incirca tra i 2.000 e i 500 euro lordi.
Gli Organi tecnici nazionali sono i più importanti. Rocchi era il designatore della Commissione arbitri nazionale (CAN) per la Serie A e B. Daniele Orsato, invece, è quello della CAN C, che però si occupa anche, tra le altre cose, della Serie A femminile. Ma c’è anche la CAN del beach soccer o quella del calcio a cinque, tutti sport gestiti dalla FIGC.

Il guardalinee Andrea Zingarelli durante una partita di Serie A nel 2024 (Simone Arveda/Getty Images)
Gli Organi tecnici periferici si occupano dell’organizzazione dei campionati regionali e provinciali, anche di quelli giovanili. Corrispondono più o meno alle strutture territoriali dell’AIA, cioè i comitati regionali e le sezioni locali. Queste ultime, che di solito si trovano nei capoluoghi di provincia, sono molto importanti perché lì gli arbitri iniziano la propria carriera. Per questo, vengono spesso identificati con la propria sezione: ad esempio, Gianluca Rocchi è associato alla sezione di Firenze.
Dopo la recente inibizione del suo presidente le funzioni di governo dell’AIA sono state assunte dal vicepresidente vicario Francesco Massini, che per regolamento deve convocare un’Assemblea generale straordinaria entro 90 giorni.
Ma in questo modo il nuovo presidente verrebbe eletto solo dopo la formazione delle commissioni arbitrali, che avverrà a inizio luglio, cioè subito dopo la fine della stagione in corso e in vista della prossima. Per evitare questa sfasatura (e la presenza di un presidente che si troverebbe a gestire commissioni scelte da altri) la FIGC potrebbe commissariare l’AIA, cioè sospendere temporaneamente l’autogoverno dell’associazione e affidarne la gestione a un proprio commissario.
Insomma, non si sa ancora né chi sarà il prossimo designatore degli arbitri di Serie A e B perché non si sa ancora chi sarà la persona che dovrà nominarlo. E la FIGC, che potrebbe nominare un commissario per l’AIA, deve scegliere il proprio nuovo presidente.

L’arbitro Fabio Maresca al VAR durante un Inter-Lecce di Serie A, 14 gennaio 2026 (Image Photo Agency/Getty Images)
Quella del commissariamento sarebbe peraltro una situazione piuttosto paradossale, se si pensa che solo due anni fa una riforma della FIGC aveva tolto all’AIA il diritto di voto nel Consiglio federale (il principale organo della federazione) in cambio di una maggiore autonomia operativa e di un alleggerimento dei controlli federali.
Ma non c’è da sorprendersi. Il modo in cui la FIGC e le sue leghe hanno parlato dell’AIA è stato spesso contraddittorio. Basti pensare che lo scorso febbraio Gravina aveva proposto di professionalizzare gli arbitri di Serie A e Serie B maschili inserendoli in una struttura di fatto controllata dalla FIGC, con l’obiettivo dichiarato di evitare che la scelta di chi dirige le partite potesse essere influenzata da logiche politiche.
La professionalizzazione degli arbitri di Serie A e B è una cosa che loro stessi chiedono da tempo, ma resta da capire se la proposta della FIGC sia la soluzione più adeguata. Se infatti un arbitro dipendesse da un contratto gestito da un organismo legato alla FIGC (e quindi anche alle leghe che la compongono) potrebbe non essere del tutto indipendente.
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