I gruppi armati stanno tentando di prendersi il Mali
Da sabato il JNIM, affiliato ad al Qaida, e un'organizzazione separatista si stanno scontrando con l'esercito e con la giunta militare al potere

Da sabato in Mali vari gruppi armati stanno compiendo attacchi coordinati in molte zone del paese, scontrandosi con l’esercito regolare: secondo vari esperti sono i più gravi ed estesi da oltre un decennio, e Le Monde li ha descritti come «senza precedenti». I combattimenti sono concentrati nella capitale Bamako e a Kidal, nel nordest. Non sappiamo quante persone siano state uccise, tra militari e civili.
I gruppi principali che stanno conducendo gli attacchi sono due: il Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin (JNIM), un gruppo associato ad al Qaida, e il Fronte per la liberazione dell’Azawad (FLA), un’organizzazione separatista legata alla minoranza etnica dei tuareg. Il JNIM ha detto di aver conquistato sia Kidal che Mopti, una città nella zona centrale del Mali. Ci sono stati combattimenti anche in alcune basi militari a Sévaré e a Gao. Nello stesso comunicato ha detto di star conducendo gli attacchi insieme al FLA.
Il FLA si sta concentrando soprattutto sul nord del paese, mentre il JNIM sta compiendo attacchi sparsi in vari punti del Mali.
Dal 2021 il Mali è governato da una giunta militare, che prese il potere con un colpo di stato e governa in maniera autoritaria: ha dissolto per decreto tutti i partiti politici e reprime il dissenso.
Sabato ci sono stati attacchi ed esplosioni a Kati, a meno di 20 chilometri da Bamako e dove hanno sede il quartier generale dell’esercito e la residenza del leader della giunta, Assimi Goïta. Un soldato ha detto a Le Monde che i miliziani «sono arrivati in moto e sui pick-up. Avevano la stessa uniforme dei soldati, e hanno iniziato a sparare». La casa del ministro della Difesa, Sadio Camara, è stata distrutta da un’esplosione: alcune fonti dicono che Camara, che è la seconda persona più importante del regime, è stato ucciso.
Sabato la giunta aveva detto di essere impegnata nel contrastare l’attacco, e da allora non ha fatto altre comunicazioni ufficiali.
Da quando ha preso il potere, la giunta militare ha gradualmente espulso dal Mali sia i soldati francesi sia quelli della missione di pace dell’ONU, impegnate nel contrasto ai gruppi armati. Allo stesso tempo ha assoldato mercenari russi del gruppo Wagner, che da qualche anno è stato posto gradualmente sotto il controllo diretto del ministero della Difesa russo e ha cambiato il nome in “Africa Corps”. Questi combattono al fianco dell’esercito, ma non stanno riuscendo a sedare le violenze, anzi. Nei combattimenti di questi giorni si sono ritirati da Kidal, lasciando indietro i soldati maliani.
Il Mali affronta da anni ripetute insurrezioni, attacchi, gruppi criminali locali e combattimenti con gruppi separatisti: migliaia di persone sono state uccise e decine di migliaia hanno dovuto abbandonare le proprie case.
Lo scorso novembre il JNIM aveva già imposto un blocco del passaggio di carburante attorno alla capitale Bamako, ed era vicino a conquistarla: per questo si era parlato della possibilità che il Mali diventasse il primo paese al mondo a essere controllato interamente da al Qaida.
Il FLA, che riunisce a sua volta vari gruppi, esiste invece dal 2024 e in poco tempo è passato dall’essere un piccolo focolaio di insurrezione nelle zone rurali del paese a una forza armata ben organizzata, che sta diventando un problema per la giunta. L’Azawad, da cui prende il nome, è la vasta regione in gran parte desertica nel nord del paese, abitata da persone tuareg. In quella zona sono in corso da anni conflitti tra lo stato maliano e i gruppi locali, che chiedono la formazione di uno stato indipendente.
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