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  • Martedì 14 aprile 2026

I negoziati tra Libano e Israele, contro Hezbollah ma senza Hezbollah

I rappresentanti dei due paesi si incontrano a Washington per la prima volta da decenni, ma il gruppo ha già detto che non rispetterà eventuali accordi

Una donna davanti alla tomba di una persona cara, tra le bandiere di Hezbollah, Beirut, Libano, 13 aprile (Diego Ibarra Sánchez/The New York Times/contrasto)
Una donna davanti alla tomba di una persona cara, tra le bandiere di Hezbollah, Beirut, Libano, 13 aprile (Diego Ibarra Sánchez/The New York Times/contrasto)
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Nella serata di martedì (ora italiana) è finito a Washington l’incontro tra i rappresentanti del Libano e di Israele, per un negoziato mediato dagli Stati Uniti. I due paesi non hanno relazioni diplomatiche, in circostanze normali non parlano direttamente tra loro – ma le circostanze non sono normali, come vedremo – e questo è stato il primo incontro da decenni. 

Nel negoziato a Washington c’è stato un altro aspetto insolito. Libanesi e israeliani hanno parlato di un possibile accordo per fermare i combattimenti tra l’esercito israeliano e Hezbollah, il gruppo armato libanese armato e finanziato dall’Iran, che però non ha partecipato alle trattative. Anzi, Hezbollah ha detto espressamente ai rappresentanti del governo libanese di non presentarsi a Washington per parlare con gli israeliani, e tratta questa iniziativa negli Stati Uniti come un tradimento del Libano da parte delle istituzioni. Alcuni funzionari del gruppo avevano avvertito ancora prima degli incontri: Hezbollah non si sarebbe sentito vincolato da eventuali decisioni prese negli Stati Uniti. 

Hezbollah funziona come un esercito distaccato al servizio del regime iraniano, in un territorio contiguo a quello israeliano. Ha a disposizione un’organizzazione militare, armi, razzi, missili, un servizio di intelligence, un’ala politica che è rappresentata nel parlamento libanese e una rete sociale fatta di scuole, ospedali e associazioni di beneficenza. 

Martedì 3 marzo, mentre Israele e Stati Uniti bombardavano l’Iran già da tre giorni con centinaia di raid aerei, i guerriglieri del gruppo libanese hanno cominciato a lanciare razzi e missili contro le città israeliane. Un loro comunicato affermava che l’attacco era una rappresaglia per l’uccisione della Guida suprema iraniana Ali Khamenei. Israele ha ripreso a bombardare in modo massiccio il Libano e ha cominciato un’invasione di terra con lo scopo di prendere il controllo «a tempo indeterminato», secondo il portavoce dell’esercito israeliano, di una fascia di territorio nel sud del paese profonda almeno 25 chilometri. “A tempo indeterminato” vuol dire che quel territorio potrebbe non tornare mai più al Libano. 

Mezzi militari e soldati israeliani nel nord di Israele, vicino al confine con il Libano, 6 marzo 2026 (AP Photo/Ariel Schalit)

Il governo libanese sostiene che questa guerra di Hezbollah non interessi ai libanesi che non fanno parte del gruppo e soprattutto che attiri i rovinosi bombardamenti israeliani, con conseguenze devastanti per tutti. Il presidente libanese, Joseph Aoun, ha detto che Hezbollah «non attribuisce alcun valore all’interesse del Libano né alla vita del suo popolo» e che le sue azioni sono «dettate dai calcoli del regime iraniano». 

– Leggi anche: Il governo libanese si sta mettendo contro Hezbollah

Mercoledì 8 aprile, il giorno del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, gli aerei israeliani hanno ucciso circa 350 persone con circa 100 raid aerei nel giro di 10 minuti. Tra gli uccisi c’erano molti combattenti di Hezbollah, secondo gli stessi comunicati del gruppo, ma anche tantissimi civili. Per il governo del Libano, Hezbollah prende con l’Iran la decisione di fare la guerra contro Israele ma gli effetti li pagano i libanesi. 

Alcune persone tra gli edifici danneggiati a Beirut, Libano, 8 aprile (Chris McGrath/Getty Images)

Da tutto questo si capisce che il governo e l’esercito libanese, prima o poi, potrebbero tentare di imporre un cessate il fuoco a Hezbollah e quindi potrebbero esserci scontri armati tra soldati libanesi e guerriglieri del gruppo.

A inizio marzo Aoun aveva già parlato di un piano che prevedeva colloqui diretti tra Libano e Israele, come quelli di martedì. Il piano stabiliva che Israele si sarebbe ritirato gradualmente dai territori libanesi e avrebbe cessato i suoi attacchi. Chiedeva inoltre alla comunità internazionale di sostenere il rafforzamento dell’esercito libanese per dargli le capacità necessarie a disarmare Hezbollah, per arrivare infine a una tregua tra Libano e Israele.

La guerra precedente tra Israele e Hezbollah era finita nel novembre del 2024 con un cessate il fuoco che prevedeva, tra le altre cose, anche un disarmo di Hezbollah che avrebbe dovuto essere fatto materialmente dall’esercito libanese, ma che non c’è stato

Fino al 2024 Hezbollah era più forte dell’esercito del Libano, perché i suoi uomini sentono il vincolo dell’appartenenza al gruppo e combattono con molta più convinzione. Ma nel 2024 Israele ha indebolito Hezbollah con una serie di attacchi, convenzionali e meno convenzionali, come la nota operazione d’intelligence che riuscì a far esplodere negli stessi minuti migliaia di cercapersone distribuiti ai membri di Hezbollah. Il gruppo è meno temibile rispetto al passato. 

Il negoziato a Washington avviene mentre i combattimenti con i soldati israeliani continuano. Nelle ultime ore l’esercito israeliano ha intensificato le operazioni nel sud del Libano, in particolare nelle aree vicino al confine dove Hezbollah mantiene la sua presenza militare. Allo stesso tempo dal territorio libanese sono partiti lanci di razzi e droni verso il nord di Israele, seguiti da nuovi attacchi aerei israeliani. La guerra è in corso senza segnali di rallentamento.

L’esercito israeliano ha circondato e quasi conquistato del tutto Bint Jbeil, una città simbolo di Hezbollah a tre chilometri dalla linea di separazione tra Israele e Libano, dove nel 2006 l’allora capo del gruppo, Hassan Nasrallah, pronunciò un discorso celebre nel quale disse che lo stato israeliano era debole «come una ragnatela». 

Un uomo passa davanti a un edificio distrutto che ospitava una filiale di Al-Qard Al-Hassan, un istituto finanziario gestito da Hezbollah, colpito da un bombardamento aereo israeliano a Dahieh, periferia meridionale di Beirut, Libano, 10 marzo (AP Photo/Hussein Malla)

Il governo libanese vorrebbe ottenere almeno una riduzione delle operazioni militari e dei bombardamenti israeliani e garanzie contro nuove incursioni nel sud del paese. Israele insiste su richieste più ambiziose, come il disarmo di Hezbollah o la creazione di una fascia di sicurezza lungo il confine (che con l’invasione sta già creando di fatto). 

Questo tentativo diplomatico tra libanesi e israeliani è stato l’appendice dei negoziati tra Iran e Stati Uniti, che al momento sono fermi. Il regime iraniano ha posto come condizione per continuare i negoziati con gli Stati Uniti la cessazione della guerra israeliana in Libano, e quindi punta a far considerare le due guerre come se fossero una sola. L’amministrazione statunitense vuole invece una separazione chiara tra i due conflitti. 

Quando l’Iran ha chiesto tra le condizioni del cessate il fuoco la fine della guerra israeliana in Libano, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha risposto che la guerra in Libano era esclusa da qualsiasi accordo con l’Iran. Poi però i bombardamenti israeliani in Libano hanno rallentato e adesso c’è questo incontro, che dovrebbe essere preso come un segno di buona volontà.