Dove nessun umano era arrivato prima
I quattro astronauti di Artemis II hanno completato il loro giro intorno alla Luna: nessuno si era mai allontanato così tanto dalla Terra quanto loro
di Emanuele Menietti

Alle 19:56 di lunedì (ora italiana), Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen sono diventate le persone a essersi allontanate di più dalla Terra nella storia dell’umanità. Sono i quattro astronauti della missione lunare Artemis II e nella notte tra lunedì e martedì hanno fatto un giro completo intorno alla Luna, il momento simbolicamente più importante della loro missione.
Oltre al record di distanza, è stata anche la prima volta in cui quattro astronauti hanno osservato da vicino la Luna in oltre cinquant’anni, dalle missioni del programma lunare Apollo.
L’equipaggio sulla capsula spaziale Orion ha superato i 400.171 chilometri di distanza dalla Terra raggiunti nel 1970 da Apollo XIII, la missione che non riuscì a raggiungere il suolo lunare e che richiese una difficile riorganizzazione del viaggio per riportare i suoi tre astronauti sulla Terra.
Nelle ore seguenti, Orion ha raggiunto una distanza dal nostro pianeta di 406.771 chilometri e si è avvicinata alla Luna fino a 6.545 chilometri, poco dopo l’una di notte.

(NASA)
Glover è diventato il primo afroamericano a girare intorno alla Luna, così come Koch è stata la prima donna a farlo. Con loro c’è anche Hansen, l’unico non statunitense dell’equipaggio, e quindi il primo canadese a girare intorno alla Luna. Gli equipaggi delle missioni Apollo tra gli anni Sessanta e Settanta erano composti da soli maschi bianchi statunitensi.
Stabilito il nuovo record, Hansen ha letto un messaggio: «Lo facciamo per rendere onore agli straordinari sforzi e alle imprese di chi ci ha preceduto nell’esplorazione spaziale. […] Ma soprattutto, scegliamo questo momento per lanciare una sfida a questa generazione e alle prossime, in modo che questo record non duri a lungo».

Un barattolo di Nutella ha partecipato al sorvolo lunare (NASA)
L’equipaggio ha poi proposto di dare un nome a due crateri lunari: uno in onore della capsula Orion “Integrity” che li sta trasportando, l’altro dedicato a Anne Carroll Taylor Wiseman, la moglie di Wiseman morta nel 2020. Al termine della missione, le proposte saranno sottoposte all’Unione astronomica internazionale per l’approvazione ufficiale.
Nel corso del sorvolo, gli astronauti hanno svolto diverse osservazioni scientifiche, commissionate dalla NASA nei giorni precedenti, Alternandosi agli oblò di Orion, hanno studiato 30 siti lunari come il bacino Orientale, un cratere di quasi 4 miliardi di anni e Hertzsprung, più antico e degradato dagli impatti di meteoriti. Il confronto tra questi e altri siti offrirà nuovi indizi su come si evolvono le strutture lunari nel corso del tempo. L’equipaggio ha inoltre osservato parti della Luna che non erano mai state viste dagli astronauti delle missioni Apollo.
Il periodo di osservazione è durato sette ore circa e gli astronauti hanno comunicato a voce le loro valutazioni al centro di controllo della NASA sulla Terra. Hanno inoltre scattato fotografie e girato video, che saranno trasmessi per avere immagini ad alta definizione, rispetto a quelle meno definite della diretta dalla Luna. La trasmissione di dati in tempo reale richiede infatti molta banda (la quantità di dati che si può inviare in un secondo) e non è sempre semplice trasmettere stabilmente in streaming da oltre 400mila chilometri di distanza.
Poco prima dell’una di notte, gli astronauti hanno smesso di comunicare con la Terra, perché girandole intorno la Luna impediva le comunicazioni con il centro di controllo. Passandole dietro (rispetto al nostro punto di osservazione), gli astronauti hanno visto e ripreso la faccia nascosta della Luna, quella che non vediamo mai per via dei movimenti reciproci della Terra e del nostro satellite naturale. Nel punto di maggiore vicinanza, poco dopo l’una di notte, la Luna è apparsa più o meno grande come un pallone da calcio mentre lo si tiene in mano col braccio disteso.
L’interruzione delle comunicazioni è durata circa 40 minuti, dopo i quali l’equipaggio ha ristabilito i contatti. Poco dopo è diventata visibile la Terra che sorgeva in lontananza. La scena ha ricordato quella del 1968, quando la missione Apollo VIII fu la prima a trasportare degli astronauti intorno alla Luna, rendendo possibile una fotografia del sorgere della Terra a grande distanza (il primo allunaggio avvenne nel 1969 con Apollo XI).

La Terra vista sorgere da Orion, nella diretta della NASA: immagini più definite saranno diffuse in seguito (NASA)
La fotografia fu chiamata “Earthrise” (“Sorgere della Terra” in inglese) e divenne il simbolo della nuova frontiera delle esplorazioni spaziali, aperta proprio con il programma Apollo. Era la prima foto a colori del nostro pianeta scattata direttamente da una persona, mentre era nelle vicinanze di un corpo celeste diverso da quello su cui si era evoluta la nostra specie.
Nelle fasi finali del sorvolo, Orion ha iniziato ad allontanarsi dalla Luna per tornare verso la Terra. Nei prossimi giorni gli astronauti svolgeranno diversi test per verificare il funzionamento dei sistemi di bordo della capsula, ma anche le procedure da seguire in diverse circostanze ordinarie e di emergenza. Torneranno sulla Terra nelle prime ore di sabato 11 aprile, con un ammaraggio nell’oceano Pacifico.
Al termine della loro missione, i quattro astronauti avranno percorso più di un milione di chilometri e di tutti i miliardi di persone vissute sulla Terra nella sua storia, saranno quelle a essersi allontanate di più dal pianeta. Almeno per ora.



