Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi si sono dimessi
Cioè due delle persone più importanti al ministero della Giustizia: e non solo per la sconfitta al referendum

Si è dimesso Andrea Delmastro Delle Vedove, sottosegretario alla Giustizia del governo di Giorgia Meloni, dopo giorni di polemiche per un ennesimo caso in cui è stato coinvolto: si è scoperto che fino a poco tempo fa possedeva un ristorante a Roma insieme alla figlia di una persona condannata in via definitiva per reati di mafia, e le sue giustificazioni lacunose e contraddittorie hanno via via aggravato la sua posizione. Insieme a lui si è dimessa anche la potente capa di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi. Le dimissioni dei due sono avvenute il giorno dopo la sconfitta del governo al referendum sulla riforma della magistratura, e non per caso, ma hanno ragioni e origini diverse.
Durante la campagna elettorale sul referendum ci si era chiesti se una vittoria del No – e quindi dei partiti di opposizione che lo avevano sostenuto – avrebbe potuto produrre cambiamenti nell’assetto di governo e in particolare al ministero della Giustizia, responsabile della riforma proposta. Il governo aveva sempre detto di no, e anche martedì mattina – il giorno dopo i risultati del referendum – il ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva escluso che qualcuno si sarebbe dimesso al suo ministero. La decisione alla fine è dipesa dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nonostante pubblicamente Delmastro abbia detto di non essere stato spinto alle dimissioni (Bartolozzi per ora non ha parlato).
Martedì sera poi c’è stato un ulteriore sviluppo inaspettato e per certi versi clamoroso: Meloni ha diffuso una nota in cui ha detto di apprezzare la scelta di Delmastro e di Bartolozzi – di fatto però imposta da lei stessa –, e di auspicare le dimissioni della ministra del Turismo Daniela Santanchè, alludendo ai suoi molti guai giudiziari. Santanchè fa parte dello stesso partito di Meloni ed è del tutto inusuale che una richiesta del genere venga fatta in un comunicato istituzionale e pubblico, invece che in privato.
Delmastro è uno dei più importanti dirigenti di Fratelli d’Italia e da tempo uno dei più stretti collaboratori di Meloni, cosa che finora lo aveva sempre protetto da conseguenze sul suo ruolo istituzionale ogni volta che era finito in qualche guaio, più o meno grave. L’ultimo caso è venuto fuori proprio negli ultimi giorni di campagna elettorale per il referendum: non è chiaro in che misura le sue dimissioni siano dipese dall’esito negativo per il governo, ma è molto probabile che se avesse vinto il Sì nessuno si sarebbe dimesso.

Giorgia Meloni, Andrea Delmastro Delle Vedove e Carlo Nordio, Roma, 22 ottobre 2025 (Augusto Casasoli/Foto A3/Contrasto)
Hanno invece sicuramente a che fare col referendum le dimissioni di Bartolozzi, che al ministero della Giustizia è assai più rilevante di quanto appaia da fuori: è spesso la persona che prende le decisioni e che gestisce l’organizzazione del lavoro, anche a discapito dello stesso Nordio. Durante la campagna per il referendum era finita al centro di una grossa polemica per aver parlato dei magistrati come di «plotoni di esecuzione». Bartolozzi non aveva propriamente ritrattato queste dichiarazioni, mettendo molto in imbarazzo Nordio, che invece aveva promesso le sue scuse. Martedì Nordio ha comunque cercato di evitare le dimissioni di Bartolozzi chieste da Meloni, anche arrivando a proporre le proprie: Meloni però ha rifiutato.
Delmastro ha diffuso una nota in cui non ha parlato del referendum e ha fatto riferimento solo all’ultimo caso che lo riguarda: ha detto che «pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza». Dimettendosi da sottosegretario Delmastro resta comunque deputato, ruolo che ha detto che continuerà a svolgere. Non è detto che venga sostituito al ministero della Giustizia, dove a coadiuvare il lavoro di Nordio ci sono già altri un sottosegretario e un viceministro: Andrea Ostellari della Lega e Francesco Paolo Sisto di Forza Italia.

Giusi Bartolozzi all’inaugurazione dell’anno giudiziario del Consiglio Nazionale Forense, 13 marzo 2026 (Cecilia Fabiano/ LaPresse)
Delmastro aveva le deleghe al Dap, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (quindi alla gestione delle carceri), e ha sempre rivendicato di svolgere il suo ruolo a garanzia delle sole forze di polizia penitenziaria e non dei detenuti. Con la polizia penitenziaria ha un legame consolidato da ben prima di fare il sottosegretario.
Quella che Delmastro ha definito «leggerezza» è un fatto emerso con un articolo pubblicato dal Fatto Quotidiano, in cui si diceva che fino a un mese fa possedeva alcune quote di una società che aveva fondato alla fine del 2024 a Biella insieme, tra gli altri, alla figlia all’epoca diciottenne di Mauro Caroccia, imprenditore romano ora in carcere dopo una condanna a quattro anni per intestazione fittizia di beni con aggravante mafiosa. Da quanto ricostruito, Delmastro aveva ceduto tutte le sue quote a Miriam Caroccia a febbraio, dopo che la Corte di Cassazione aveva confermato la condanna di Mauro Caroccia, già quindi in precedenza imputato in altri processi.
La società si chiama Le 5 forchette e possiede un ristorante a Roma, Bisteccheria d’Italia. Quando venne costituita, Miriam Caroccia (la figlia di Mauro) possedeva il 50 per cento delle quote e Delmastro il 25 (le altre quote erano distribuite tra altre persone, tra cui alcuni politici piemontesi di Fratelli d’Italia). Delmastro ha detto di non sapere di chi fosse figlia Miriam Caroccia e che se lo avesse saputo non avrebbe aperto una società con lei, ma è una versione che non torna. Intanto perché è strano che sapesse così poco di una diciottenne con cui stava entrando in affari, e poi perché negli ultimi giorni sono emersi diversi elementi che lo contraddicono: a partire da una foto con lo stesso Mauro Caroccia e dal fatto che frequentasse abitualmente il ristorante, dove Caroccia si comportava come se ne fosse il proprietario di fatto.
La procura di Roma sta indagando su Mauro e Miriam Caroccia per capire se la composizione della società fosse fittizia, cioè se Miriam Caroccia fosse stata usata come proprietaria al posto del padre, che non poteva aprire il ristorante a causa della sua condanna: i legami con la criminalità organizzata di Caroccia hanno a che fare proprio con la sua attività di ristoratore, visto che è stato condannato per aver favorito le attività della camorra anche riciclando denaro attraverso i suoi ristoranti a Roma (ora chiusi). Sul Corriere della Sera Fulvio Fiano scrive che dalle indagini è emerso anche che Mauro Caroccia era presente quando fu costituita la società Le 5 forchette a Biella: sarebbe un’ulteriore smentita della versione di Delmastro.
Delmastro peraltro non aveva dichiarato alla Camera la sua partecipazione in questa società, come invece avrebbe dovuto fare in quanto deputato.
Da quando è in carica nel governo Meloni, Delmastro è stato al centro di moltissime polemiche. Due vicende erano state particolarmente gravi: la prima riguardava il militante anarchico Alfredo Cospito, di cui si discusse a lungo nella politica italiana per il suo sciopero della fame iniziato in protesta contro il regime del 41-bis, il cosiddetto carcere duro, a cui era ed è ancora sottoposto. Un anno fa Delmastro era stato condannato in primo grado a otto mesi, con pena sospesa, per aver divulgato alcune intercettazioni di Cospito in carcere (che possedeva in quanto sottosegretario con delega al Dap).
La seconda invece riguarda una festa di Capodanno in provincia di Biella a cui partecipò nel 2024, in cui fu ferito un uomo con uno sparo proveniente da una pistola di proprietà di Emanuele Pozzolo, deputato eletto con Fratelli d’Italia e poi espulso dal suo gruppo parlamentare. Delmastro disse di non sapere cosa fosse successo, perché durante lo sparo era a buttare la spazzatura. Pozzolo è stato condannato per porto abusivo di armi alla fine dello scorso ottobre.
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