Perché la versione di Delmastro non regge

Il sottosegretario alla Giustizia ha spiegato ben poco di com'è finito in società con la figlia di un criminale condannato per mafia

(Mauro Scrobogna / LaPresse)
(Mauro Scrobogna / LaPresse)
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Stanno uscendo nuove informazioni sull’ennesimo caso che coinvolge il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, di Fratelli d’Italia: e più ne escono, più le sue giustificazioni appaiono inconsistenti. Il caso era emerso mercoledì, quando il Fatto Quotidiano aveva pubblicato un articolo in cui si diceva che fino a poche settimane fa Delmastro possedeva un ristorante in società con altri politici piemontesi di Fratelli d’Italia, e soprattutto insieme alla figlia di Mauro Caroccia, condannato in via definitiva per reati di mafia. La figlia in questione si chiama Miriam Caroccia ed è amministratrice unica della società Le 5 forchette, che ha fondato insieme a Delmastro a dicembre del 2024, quando lei aveva 18 anni.

Delmastro si è difeso con poche frasi, che però in questi giorni sono già state in parte smentite o rese inverosimili da alcune evidenze. Ha detto che «si parla di una società fondata con una ragazza non imputata, non indagata, che poi si scopre essere la “figlia di…”». «Nel momento in cui l’ho scoperto ho lasciato la società e l’ho fatto per il rigore etico e morale che mi contraddistingue». Poi ha respinto con veemenza qualsiasi accostamento alla mafia, definendola «una montagna di merda», e ha detto che il suo livello di scorta «non nasce per altri motivi se non per la mia battaglia contro la mafia».

Delmastro dice insomma di non conoscere Mauro Caroccia, che è abbastanza singolare: sia perché ha fondato una società insieme a sua figlia, sia perché secondo diverse testimonianze Caroccia era spesso in quel ristorante e si comportava come se ne fosse il proprietario di fatto. Il ristorante si chiama “Bisteccheria d’Italia”, si trova in via Tuscolana 452 a Roma e anche Delmastro lo frequentava (era in parte suo, d’altronde), come testimoniano diverse foto uscite in questi giorni. Ad aprile del 2025 era stato lo stesso Mauro Caroccia ad annunciare l’apertura del ristorante sui suoi profili social.

Una foto pubblicata dal Fatto Quotidiano che mostra Delmastro nel ristorante a giugno del 2025, insieme alla capa di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi (a sinistra), e ad altri membri del ministero.

Inoltre, poco dopo le frasi di Delmastro, Repubblica ha pubblicato una foto che lo ritrae con Mauro Caroccia: di per sé non dimostra che i due si conoscessero, ma tutti questi indizi rendono almeno leciti i dubbi sulla versione del sottosegretario. La foto risale al 2023, quando ancora la società “Le 5 forchette” non era stata fondata. Era stata scattata in uno dei vecchi ristoranti di Caroccia, “Da Baffo”: Caroccia ne aveva diversi con nomi simili, tra cui quello che aveva sede dove oggi c’è Bisteccheria d’Italia.

I legami con la criminalità organizzata di Caroccia hanno a che fare proprio con la sua attività di ristoratore: è stato condannato per aver favorito le attività della camorra, tra le altre cose riciclando denaro attraverso i suoi ristoranti a Roma. In particolare, Caroccia è stato condannato per i suoi legami con la famiglia camorristica di Michele Senese, di cui è ritenuto un prestanome per vari giri d’affari.

La foto di Delmastro e Caroccia è stata pubblicata sul profilo TikTok della bisteccheria “Da Baffo”

Anche la frase di Delmastro sul fatto che Miriam Caroccia non avrebbe indagini a suo carico è invecchiata male: è notizia di sabato che sia Miriam Caroccia che Mauro Caroccia sono indagati per riciclaggio e intestazioni fittizie, proprio per l’attività del ristorante Bisteccheria d’Italia. Le indagini stanno cercando di chiarire tra le altre cose da dove vengono i soldi usati per aprire il ristorante e come una diciottenne avesse quella disponibilità economica: si indaga insomma per stabilire se Miriam Caroccia sia stata usata come prestanome dal padre per aprire il ristorante, visto che lui dopo la condanna non poteva farlo. Delmastro e gli altri membri di Fratelli d’Italia che erano in società non sono indagati, ma i parlamentari della Commissione antimafia hanno già chiesto che Delmastro vada a dare conto della vicenda nei prossimi giorni.

Quando venne costituita, le quote della società erano così distribuite: il 50 per cento a Miriam Caroccia; il 25 a Delmastro; il 10 per cento a Donatella Pelle, una donna sposata con un avvocato vicino a Delmastro; e il 5 per cento ciascuno a tre membri di Fratelli d’Italia in Piemonte, la vicepresidente della Regione Elena Chiorino, il segretario provinciale di FdI e assessore di Biella Cristiano Franceschini, e il consigliere regionale Davide Eugenio Zappalà. L’atto è stato fatto in uno studio notarile di Biella, la città di Delmastro.

Il ristorante Bisteccheria d’Italia in via Tuscolana (Cecilia Fabiano/ LaPresse)

Delmastro sostiene anche di essere uscito dalla società non appena ha scoperto chi fosse Mauro Caroccia, ma pure su questo ci sono alcune incongruenze. Caroccia fu condannato dalla Corte d’appello bis a gennaio del 2025, e poi a febbraio di quest’anno la Cassazione ha confermato la condanna. Delmastro è uscito formalmente dalla società a novembre, ma in un modo un po’ strano: ha venduto il suo 25 per cento a un’altra sua società, la G&G (che possiede per intero e si occupa di mobili). Poi lo scorso 27 febbraio, dopo la condanna in Cassazione, è uscito definitivamente dalla società, che ora è al 100 per cento di Miriam Caroccia.

Non è chiaro insomma se – stando alla sua versione – già a novembre avesse contezza di chi fosse Mauro Caroccia, e quindi abbia iniziato per questo quegli strani movimenti societari, o se abbia deciso di uscire dalla società dopo la condanna in Cassazione. Sono tutti dettagli di cui lui non ha parlato: per ora ha solo detto di averlo fatto per il «rigore etico e morale» che lo contraddistingue. Un’altra foto, questa volta pubblicata dal giornale Domani, mostra Delmastro nel ristorante a fine gennaio.

Non è la prima volta che Delmastro risulta al centro di una vicenda quantomeno imbarazzante per Fratelli d’Italia. Un anno fa era stato condannato in primo grado a otto mesi, con pena sospesa, per aver divulgato alcune intercettazioni del militante anarchico Alfredo Cospito in carcere. Nel 2024 aveva fatto discutere la sua presenza alla festa di Capodanno, in provincia di Biella, in cui fu ferito un uomo con uno sparo proveniente da una pistola di proprietà di Emanuele Pozzolo, deputato eletto con Fratelli d’Italia, poi espulso. Pozzolo è stato condannato per porto abusivo di armi alla fine dello scorso ottobre.