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  • Mercoledì 18 marzo 2026

Il Colosseo ora è un po’ più nuovo

È stata inaugurata un'area in travertino progettata da Stefano Boeri, che richiama gli antichi corridoi crollati e mostra il perimetro originario: non a tutti piace

La nuova area del fianco meridionale del Colosseo (Parco Archeologico del Colosseo)
La nuova area del fianco meridionale del Colosseo (Parco Archeologico del Colosseo)

È stata inaugurata una nuova area pubblica intorno al Colosseo, dove nell’antichità c’erano i cosiddetti ambulacri, cioè i corridoi coperti più esterni della struttura dell’anfiteatro. L’area è stata progettata dall’architetto Stefano Boeri, che ha riportato il pavimento alla quota originaria di 23 metri sul livello del mare con espliciti richiami alla struttura degli ambulacri, che in questo fianco del Colosseo – quello meridionale – non esistono più. In una certa misura il progetto riempie il vuoto lasciato dalle spoliazioni e dai crolli avvenuti nei secoli, che hanno prodotto la forma asimmetrica che ha il Colosseo oggi.

(ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

I vecchi sampietrini, che erano lì dalla fine dell’Ottocento, sono stati sostituiti con il travertino, il materiale originale con cui fu costruito il Colosseo. È stata recuperata anche una parte dell’antica pavimentazione, sopravvissuta alle spoliazioni.

I lavori sono stati finanziati con 2,2 milioni di euro dei fondi di compensazione per la costruzione della linea C della metropolitana, costruita con 1,6 miliardi di  finanziamenti europei del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e con fondi statali. Sono stati realizzati dal Parco Archeologico del Colosseo con la sponsorizzazione di Mapei, che ha brevettato una calce particolare senza cemento su cui sono stati poggiati i blocchi di travertino. Serve per proteggere le strutture archeologiche che si trovano sotto.

(ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

Il Parco Archeologico ha prima fatto una stratigrafia dell’area, che ha permesso di scoprire la pavimentazione originale. Nel 2024 ha cominciato gli scavi: a un metro di profondità sono emerse le tracce del Colosseo che non c’è più. I blocchi moderni di travertino, provenienti dalle cave di Tivoli, una cittadina a est di Roma, sono stati messi a partire dallo schema originario, ricostruendo le impronte lasciate da quelli originari dopo la spoliazione e sull’esempio dei tratti ancora esistenti: in corrispondenza delle due file di pilastri che sostenevano le volte della copertura sono state collocate delle sedute leggermente sollevate da terra, «per suggerire un volume perduto».

L’area antica riportata in superficie dopo gli interventi archeologici, e intorno la nuova pavimentazione (Parco Archeologico del Colosseo)

Il versante meridionale era quello da cui l’imperatore entrava nel Colosseo. Gli ambulacri si estendevano per 3mila metri quadrati e i lavori sono stati fatti su 1300 metri quadrati. Erano all’interno dell’anfiteatro e servivano agli spettatori per spostarsi da un settore all’altro o per defluire. Il terreno era più instabile rispetto alla parte settentrionale, e per questo la parte meridionale nei secoli è crollata e i materiali sono stati riutilizzati per costruire case, recinti e stalle. Nell’Ottocento gli architetti Raffaele Stern e Giuseppe Valadier restaurarono il Colosseo e misero i sampietrini lungo i corridoi esterni.

Un particolare che mostra il blocco di marmo antico a cui si sono rifatti per progettare quelli nuovi, e la scritta in numeri romani incisa sulla nuova pavimentazione, per ripristinare la numerazione antica degli ingressi (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

Una delle numerazioni sul nuovo pavimento (Parco Archeologico del Colosseo)

All’inaugurazione l’architetto Stefano Boeri ha detto che la risistemazione degli ambulacri perduti «è stata una delle esperienze più straordinarie che mi siano mai capitate», perché «dà finalmente a tutti la percezione di com’era il monumento e delle proporzioni e degli archi del Colosseo». «Oggi per tutti è possibile entrare nello spazio pubblico che una volta era un interno, e oggi è un esterno, ma che ha le proporzioni, le dimensioni e i materiali del Colosseo originario. Questo diventerà uno spazio pubblico di soste, immagino famiglie sedute a riposare dopo aver visitato gli interni o che aspettano di entrare».

Secondo il Parco Archeologico la sistemazione ottocentesca «non permetteva la lettura integrale del monumento, poiché nascondeva sia il piano originale di calpestio sia le poche strutture rimaste della pavimentazione antica». Il direttore Simone Quilici ha spiegato che «nei due anni di scavo abbiamo indagato e documentato duemila anni di storia compressi in poco più di un metro di stratigrafia».

Il restauro ha provocato anche alcune polemiche, sui social e tra gli addetti ai lavori. Qualcuno ha criticato la sostituzione dei sampietrini con il travertino, che è bianco e in poco tempo potrebbe sporcarsi, altri l’hanno ritenuta uno stravolgimento estetico.

(Parco Archeologico del Colosseo)

Michele Zampilli, professore di Restauro architettonico all’Università Roma Tre, lo ha definito «un intervento inutile, che non aiuta la valorizzazione storica». L’archeologo Andrea Carandini, membro del comitato scientifico del Colosseo, invece lo ha difeso. «Gli archeologi sono legati a quel che c’è, invece io voglio fare una battaglia perché si concentri l’attenzione su ciò che non c’è più. Perché è proprio quello che non c’è che consente di integrare quello che c’è, dargli un senso, ed è l’operazione che avete fatto qui», ha detto.