Il governo proprio non ce la vuole la Russia alla Biennale
Al punto da spingere il ministro della Cultura Alessandro Giuli a chiedere le dimissioni di Tamara Gregoretti, la rappresentante del suo ministero nella fondazione

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha chiesto le dimissioni della rappresentante del suo ministero nel consiglio di amministrazione della Biennale di Venezia, Tamara Gregoretti, per l’ammissione della Russia alla prestigiosa 61esima Esposizione internazionale d’Arte. A partire dal 2022 il paese era stato escluso per via dell’invasione dell’Ucraina. In una nota il ministro si è lamentato che Gregoretti non avesse informato il ministero della possibile presenza della Russia, né del suo voto favorevole alla decisione di non escluderla: in tal modo è «venuto meno il rapporto di fiducia», secondo una nota del ministero.
La scorsa settimana la Russia aveva annunciato l’intenzione di riaprire il proprio padiglione alla prossima Biennale d’Arte, confermata il giorno seguente dalla Fondazione della Biennale. Il suo presidente, Pietrangelo Buttafuoco, aveva difeso la scelta sostenendo che la Biennale dovrebbe restare uno spazio di incontro e confronto anche tra paesi in guerra.
La richiesta di dimissioni di Gregoretti è una presa di posizione notevole da parte di un esponente del governo nei confronti della Biennale e di Buttafuoco, che era stato nominato nel 2023 per conto dello stesso governo dal predecessore di Giuli, Gennaro Sangiuliano. Il ministro aveva già espresso la sua contrarietà all’inclusione della Russia, ma aveva aggiunto che essendo la Biennale un’entità autonoma il ministero non poteva esercitare pressioni sulle sue decisioni. Tutto il consiglio di amministrazione della Biennale è espressione della destra: oltre a Buttafuoco e Gregoretti ne fanno parte il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro (vicino a Forza Italia) e il presidente del Veneto Alberto Stefani (della Lega).
Quella della Biennale è una delle fondazioni culturali più importanti d’Italia e ha un’enorme visibilità anche all’estero. La decisione di Buttafuoco era stata pesantemente criticata anche dai ministri della Cultura di 22 paesi europei, che avevano inviato al direttore una lettera in cui gli chiedevano di revocarla. Con la richiesta delle dimissioni della rappresentante del suo ministero, Giuli cerca di prendere ancora più nettamente le distanze da Buttafuoco e di allinearsi alle richieste dei paesi europei.



