I risultati deludenti del più discusso test del sangue per la diagnosi precoce del cancro

Dopo un'ampia sperimentazione, "Galleri" non ha portato i risultati sperati, sollevando nuovi dubbi su questo approccio alla prevenzione

(David Silverman/Getty Images)
(David Silverman/Getty Images)

I risultati deludenti di uno studio recente su un esame del sangue per identificare precocemente il cancro hanno portato a nuovi dubbi e perplessità su questi tipi di test, che negli ultimi tempi hanno attirato ingenti investimenti e alimentato speranze sulla possibilità di scoprire i tumori prima che causino gravi danni, o si rivelino mortali.

Grail, la società statunitense che ha sviluppato il test “Galleri”, ha comunicato i risultati della sperimentazione con un comunicato stampa e fornirà maggiori dettagli in primavera. Nonostante questo risultato e la mancanza di una piena autorizzazione all’uso del test, negli Stati Uniti Grail vende il proprio esame da quasi cinque anni al costo di 949 dollari, sfruttando un’area grigia in attesa di ricevere l’approvazione vera e propria. L’azienda sostiene di avere venduto circa mezzo milione di test dal 2021 e solo l’anno scorso ne ha venduti più di 185mila. La loro utilità è però da tempo messa in dubbio.

Negli ultimi anni i test per la diagnosi precoce dei tumori e di altre malattie sono diventati via via più richiesti, in parte a causa del modo in cui vengono promossi dalle aziende che li sviluppano. La promessa è di scoprire se si ha qualcosa ancora prima di sviluppare dei sintomi, cambiando il concetto di prevenzione tradizionalmente legato alle attenzioni sul proprio stile di vita. I test proposti sono molti, ma quelli efficaci sono pochi e per questo c’era grande attesa per i risultati della sperimentazione di Grail.

Il test clinico per verificare l’efficacia di Galleri ha coinvolto 142mila persone sane nel Regno Unito, con un’età compresa tra i 50 e i 77 anni. Nel corso di un triennio sono state sottoposte a un prelievo di sangue all’anno e sono state divise in due gruppi. Solo uno di questi ha fatto il test del sangue Galleri: se risultava positivo, la persona coinvolta veniva inviata a fare dei controlli medici.

I due gruppi sono stati poi messi a confronto. Se Galleri funzionava davvero, allora si sarebbero dovuti scoprire più tumori in fase precoce (stadio 1 o 2) con una riduzione di quelli scoperti tardivamente in una fase più grave (stadio 3 o 4). In altre parole, il test avrebbe dovuto permettere di spostare la diagnosi prima nel tempo. Dai dati è però emerso che non c’è stata una riduzione statisticamente significativa della quantità totale di tumori diagnosticati negli stadi avanzati, nel gruppo di chi si era sottoposto al test Galleri.

Per Grail e gli autori della sperimentazione, la riduzione era l’indicatore principale per dimostrare che Galleri funziona. Di fronte a risultati senza una diminuzione significativa degli stadi avanzati è invece risultato che il beneficio clinico è incerto.

Nel proprio comunicato, Grail ha segnalato che nella sperimentazione sono comunque emersi meno tumori in stadio 4 e più tumori in stadio 3. Questo potrebbe indicare che alcuni tumori vengono identificati un po’ prima, ma non era l’obiettivo principale dello studio e potrebbero esserci altri fattori coinvolti. Un andamento favorevole non è una prova solida di un beneficio né di efficacia, e per questo quell’indicazione nel comunicato ha portato a qualche critica.

C’è inoltre un altro aspetto legato in generale all’utilità di Galleri e test simili di cui si discute molto in questi anni. Lo spostamento verso diagnosi più precoci può essere ingannevole, perché può per esempio portare alla scoperta di tumori che non avrebbero mai dato problemi nella vita della persona, soprattutto se in età avanzata, oppure a una diagnosi anticipata ma che non modifica l’esito finale della malattia. È una questione, spesso controintuitiva, di “sovradiagnosi”.

Scoprire in anticipo tumori molto lenti, innocui o che causano lesioni non letali fa migliorare le statistiche nella scoperta precoce, ma non necessariamente porta a un allungamento della vita delle persone coinvolte. Un test di questo tipo può rivelarsi efficace se si dimostra che riduce i morti per cancro, mentre il fatto che porti a diagnosi più precoci non implica che ci sia un miglioramento degli esiti della malattia sui pazienti. A tutto questo si aggiungono diversi rischi.

Un test può portare a un falso positivo, con tutte le conseguenze del caso per una persona sana che intraprende un percorso diagnostico più invasivo, come l’asportazione chirurgica di tessuti per verificare eventuali anomalie (biopsia). Anche quando gli accertamenti successivi escludono la presenza di una malattia, come un tumore, la persona può aver già subìto procedure invasive non necessarie e un periodo di notevole stress. Inoltre, la moltiplicazione di controlli e trattamenti avviati per risultati dubbi può contribuire a un uso inefficiente delle risorse sanitarie (che sono per loro natura limitate), senza un corrispondente beneficio in termini di salute della popolazione.

Trovare il giusto equilibrio per decidere quali screening svolgere, per esempio per il tumore al seno o quello del colon, non è semplice ed è uno degli aspetti più delicati della gestione della sanità pubblica. Il miglioramento dei sistemi diagnostici consente ora di identificare anche lesioni piccolissime, tumori lenti o anomali che possono essere innocui, ma che una volta identificati diventano più difficili da ignorare. Secondo i più critici, i test come Galleri potrebbero amplificare questo effetto, con ulteriori implicazioni dovute ai grandi interessi economici di chi sviluppa e offre questi test.

Grail, che ha dietro di sé Illumina, la più importante azienda al mondo che produce macchine per mappare il DNA da cui si è poi separata per questioni di antitrust, ha fatto forti pressioni sulla politica negli Stati Uniti non solo per assicurarsi l’autorizzazione di Galleri, ma anche per ottenere che sia finanziato con fondi pubblici in determinate circostanze. A inizio mese, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha firmato un provvedimento del Congresso per far sì che il programma sanitario Medicare (dedicato solo a certe fasce della popolazione) copra i test per la diagnosi precoce dei tumori. Galleri potrebbe essere uno dei primi a essere approvato dal governo in questo programma.