La Russia sta indagando su Pavel Durov per favoreggiamento del terrorismo
Non è la prima volta che il fondatore di Telegram finisce in indagini simili

La Russia ha aperto un’indagine per favoreggiamento del terrorismo contro Pavel Durov, il fondatore di Telegram. Lo hanno scritto diversi giornali russi fra cui Rossiyskaya Gazeta, che è un organo di informazione del governo e uno dei suoi principali strumenti di propaganda. Durov è cittadino russo ma vive all’estero dal 2016, quando iniziò ad avere problemi con il governo per essersi rifiutato di condividere informazioni sugli utenti registrati su VKontakte, il più popolare social network in Russia, fondato sempre da lui.
Secondo i giornali, le autorità russe contestano a Durov di aver permesso che Telegram venisse usata come piattaforma per commettere reati e organizzare attentati terroristici, oltre che per operazioni di intelligence di paesi nemici, come l’Ucraina. Questo perché l’app non ha alcun sistema di moderazione, e permette di scambiarsi messaggi, file e chiamate nel totale anonimato. L’azienda ha sempre detto di essere contraria a condividere con i governi (non solo con quello russo) le chat crittografate e qualsiasi altra informazione sui propri utenti.
Secondo i documenti citati dai giornali l’FSB, l’agenzia di sicurezza interna, ritiene che Telegram sia stata usata come strumento per organizzare alcuni attacchi recenti: quello al teatro Crocus City Hall di Mosca, nel marzo del 2024, durante il quale vennero uccise più di 130 persone; l’omicidio del generale Igor Kirillov, attribuito ai servizi segreti interni ucraini; l’omicidio della giornalista Darya Dugina, figlia di un politico e filosofo di estrema destra molto vicino al presidente Vladimir Putin. Inoltre scrivono che i servizi russi avrebbero sventato dal 2022 più di 470 attentati organizzati sull’app.

Il luogo in cui è stato ucciso il generale russo Igor Kirilliov, Mosca, 17 dicembre 2024 (AP Photo)
Telegram in Russia è molto popolare e non è usata solo come app per scambiarsi i messaggi: tanti la usano anche per informarsi, ed è un canale utilizzato quotidianamente dalle stesse autorità politiche e militari per comunicare con la popolazione. Da tempo però il regime di Putin sta esercitando un controllo sempre maggiore sui social network, nel tentativo anche di controllare le comunicazioni tra cittadini russi e favorire la propaganda del governo e la censura delle opposizioni. Tra le altre cose, dopo l’inizio della guerra in Ucraina aveva dichiarato Meta un’organizzazione terroristica, e aveva bloccato l’uso delle sue principali applicazioni, Facebook e Instagram e, più di recente, WhatsApp.
Nelle settimane scorse Roskomnadzor, l’agenzia statale russa delle telecomunicazioni, aveva già imposto alcune restrizioni all’uso di Telegram. Il governo vorrebbe favorire l’utilizzo di un’altra app di messaggistica, Max, che secondo molti servirebbe a spiare le conversazioni private dei cittadini russi.
I problemi di Durov non finiscono in Russia. Lo scorso agosto era stato arrestato in Francia con accuse simili, cioè di essere complice delle attività criminali che si svolgono su Telegram, tra cui spaccio e diffusione di materiale pedopornografico. Anche in quel caso l’azienda si era inizialmente rifiutata di condividere con le autorità giudiziarie francesi i dati degli utenti, ma aveva poi fatto marcia indietro. Era stato successivamente rilasciato ed era rientrato a Dubai, dove vive e dove ha sede Telegram. Inoltre da tempo diversi governi e istituzioni europee stanno cercando un modo per limitare la disinformazione che gira sull’app, ma è una cosa molto difficile da fare nei limiti delle regole democratiche.
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