Le regole del curling, una volta per tutte
Cioè lo sport sul ghiaccio che assomiglia alle bocce e diventa improvvisamente molto seguito ogni quattro anni: è quel momento

Tra le discipline che si fanno maggiormente notare e apprezzare durante le Olimpiadi invernali c’è il curling, lo sport vagamente simile alle bocce che si pratica sul ghiaccio. Inizialmente piace perché è facile da seguire anche se non si conoscono perfettamente le regole, e poi perché a un primo sguardo può risultare un po’ buffo: ci sono atlete e atleti molto allenati che spazzano il ghiaccio per far scivolare delle grosse pietre simili a ferri da stiro. Spesso però finisce per appassionare man mano che si capiscono meglio i meccanismi, quando si scopre la complessità della tattica necessaria nel curling di alto livello.
In più nel curling l’Italia se la cava molto bene: nel doppio misto, uno dei tre formati con cui lo sport è presente alle Olimpiadi, l’Italia ha già vinto una medaglia di bronzo con la coppia formata da Stefania Constantini e Amos Mosaner. Sempre loro avevano vinto a sorpresa l’oro alle Olimpiadi di Pechino del 2022, facendo conoscere per la prima volta questo sport a molte persone. In questi giorni cominciano i tornei dei due formati più canonici, maschile (l’11 febbraio) e femminile (il 12 febbraio), ma in nessuno dei due l’Italia è considerata tra le squadre favorite (nonostante in entrambe le squadre ci siano due giocatori forti come Mosaner e Constantini).
Il curling maschile e femminile si gioca in squadre composte da quattro persone (nel caso del doppio misto, quello della coppia Constantini-Mosaner, ci sono soltanto un uomo e una donna) e l’obiettivo è far scivolare una pietra lucida (la stone) il più vicino possibile al centro della “casa”, la zona con tre anelli concentrici in fondo alla pista. Vince la squadra che tira più pietre il più vicino possibile al centro della casa, che si chiama “bottone”.

L’americano Korey Dropkin mentre tira una stone a Cortina D’Ampezzo, 10 febbraio 2026 (AP Photo/Fatima Shbair)
Dopo il tiro della pietra – che richiede la capacità di dosare la forza del tiro e una certa destrezza perché ci si allunga sul ghiaccio – alcuni giocatori spazzano la superficie davanti alla pietra per aumentarne la velocità e indirizzare la traiettoria verso il bottone (o dove conviene piazzarla in quel momento); mentre lo “skip”, che è anche il capitano ed è l’unico che in genere non spazza, dà loro indicazioni. Nel curling c’è molta tattica: un po’ come a bocce, alcune pietre possono essere utilizzate per allontanare quelle degli avversari dal bottone, o per proteggere una propria pietra vicina al bottone. Per quanto è strategico, giocato in conseguenza di quel che fanno gli avversari e in previsione di quel che potrebbero fare, il curling è spesso definito “scacchi sul ghiaccio”.
Nel torneo maschile e in quello femminile ogni partita è formata da 10 end, il nome con cui vengono chiamati i turni di tiro. Per ogni end, ognuno dei quattro componenti della squadra tira due stone per un totale di 8 stone per squadra. Tutti i tiri avvengono in modo alternato tra le due squadre.
Il doppio misto è leggermente diverso: ogni squadra è formata da un uomo e una donna, gli end in totale sono otto – e non dieci – e in ogni end si tirano cinque stone per squadra – e non otto. Chi tira la prima stone tira anche l’ultima, mentre l’altro giocatore tira la seconda, la terza e la quarta stone. Prima dell’inizio dell’end, inoltre, ogni squadra posiziona una stone in una posizione predeterminata: una squadra deve posizionare una stone dentro la “casa”, l’altra nella porzione di ghiaccio prima della “casa”. Serve a creare subito delle “difese” e a indirizzare un po’ il gioco, in modo che non sia troppo semplice raggiungere il bottone.

La coppia statunitense durante la finale per la medaglia d’oro a Cortina d’Ampezzo, 10 febbraio 2026 (AP Photo/Bernat Armangue)
In tutti i formati di gara alla fine di ogni end, quando tutte le stone sono state lanciate, si contano i punti. La squadra con la pietra più vicina al bersaglio segna un punto e può ottenere un punto aggiuntivo per ogni pietra più vicina al centro rispetto alla pietra più vicina dell’avversario. In ogni end, quindi, soltanto una squadra può segnare dei punti.
Un’altra cosa importante da tenere a mente è che in ogni end è avvantaggiata la squadra che tira per seconda, perché è anche quella che avrà l’ultimo tiro, con cui è più facile realizzare dei punti. Spesso la squadra che tira per prima gioca in difesa, per ridurre il più possibile i punti fatti in un solo end dagli avversari: subire un solo punto in un turno in cui si tira per primi è considerato un buon risultato. L’ultimo tiro è chiamato anche hammer, martello (un termine non ufficiale, ma nato nel gergo per indicare il fatto che è il colpo decisivo): nella grafica dei punteggi in tv è spesso segnalato con un piccolo martello accanto al nome della squadra.
Il punteggio di un end non viene stabilito da un arbitro, ma dagli skip delle due squadre che si mettono d’accordo su quali siano i punti segnati. È uno sport in cui solitamente c’è grande cordialità e sportività tra le due squadre. Se c’è una situazione dubbia si può misurare la distanza con un grande compasso, che viene puntato nel centro della casa.
Per fare tutti i lanci le squadre devono rispettare un tempo massimo, che è di 38 minuti a partita per squadra, tranne che nel doppio misto, dove si hanno 22 minuti. Il tempo scorre solo nei momenti in cui si deve lanciare ed è raro che le squadre lo esauriscano.
Negli ultimi anni il pubblico del curling è cresciuto parecchio. Colin Grahamslaw – segretario generale di World Curling, la federazione sportiva internazionale che regola lo sport – ha detto che il numero di paesi in cui si gioca a curling è «quasi raddoppiato» rispetto al 2010. Molti nuovi appassionati sono arrivati proprio grazie alle Olimpiadi invernali, dove il curling è presente in modo continuativo dal 1998.

Lo svedese Rasmus Wranaa mentre spazza il ghiaccio a Cortina D’Ampezzo, 10 febbraio 2026 (AP Photo/Misper Apawu)
Tra le varie peculiarità del curling c’è quella legata alle stone, le pietre di granito dotate di manico lanciate sul ghiaccio per fare punto: tutte quelle usate alle Olimpiadi sono fatte con uno specifico granito che arriva da Ailsa Craig, un’isola disabitata al largo della Scozia, e sono realizzate unicamente dalla Kays Scotland, una piccola azienda che dal 1851 lavora il granito di Ailsa Craig per fare le stone, producendone circa un centinaio ogni anno.
Il Post segue tutti gli sviluppi di questo sport e tutto il resto che succede alle Olimpiadi invernali in questo liveblog.
– Leggi anche: L’isola da cui vengono tutte le “stone” del curling



