(Robert Cianflone/Getty Images)
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  • martedì 11 febbraio 2014

Le regole del curling

Una guida per chi vuole capire come funziona, invece che limitarsi a sorriderne: è un gioco di strategia – lo paragonano agli scacchi – e ha origini molto antiche

(Robert Cianflone/Getty Images)

Il curling prevede sostanzialmente il lancio di una pietra lucida con attaccata una maniglia, che ricorda un po’ una pentola a pressione o un ferro da stiro. È stato introdotto alle Olimpiadi nel 1998 a Nagano, in Giappone, sebbene ci fossero state gare promozionali nelle edizioni del 1924 e del 1932 (più tardi il CIO ha riconosciuto quella del 1924 come prima gara olimpica “ufficiale” della disciplina).

Il curling viene praticato soprattutto negli Stati Uniti e in Canada, sebbene solo questi ultimi abbiano avuto di recente delle squadre molto forti (gli Stati Uniti hanno vinto una sola medaglia di bronzo, il Canada 8). Si gioca in quattro, esiste sia la categoria femminile sia quella maschile e lo si può praticare da professionisti anche dopo i 35 anni. Il funzionamento del gioco è piuttosto simile alle bocce, sebbene negli anni siano state inventate tattiche e strategie sempre più complicate: per questa e altre ragioni è stato soprannominato “il gioco degli scacchi fra i ghiacci”.

Un po’ di storia

Con tutta probabilità il curling fu inventato in Scozia durante il tardo Medioevo: i primi riferimenti scritti vengono datati al sedicesimo secolo, mentre la parola curling compare per la prima volta in un documento scozzese del 1620. Uno dei più noti dipinti del pittore fiammingo Pieter Bruegel il Vecchio, inoltre, fa pensare che lo sport fosse diffuso anche nei Paesi Bassi: in “Cacciatori nella neve”, databile al 1565, nella parte centrale del dipinto è possibile vedere un lago ghiacciato sulla cui superficie alcune persone praticano diversi sport “invernali” fra cui il pattinaggio, la corsa con lo slittino, l’hockey e il curling.

Curling

Un particolare da “Cacciatori nella neve”

Le regole del gioco vennero poi fissate per la prima volta dal Grand Caledonian Curling Club, che fu fondato a Edimburgo nel 1838 e che nel 1967 promosse la fondazione della World Curling Federation (WCF); in realtà una specie di “campionato mondiale” chiamato Scotch Cup si giocava già dal 1959, sebbene alla prima edizione parteciparono solo Scozia e Canada (vinse il Canada).

Oggi la WCF ha sede a Perth, una città scozzese di 40mila abitanti 70 chilometri a nord di Edimburgo, e comprende 47 federazioni nazionali che partecipano a un campionato mondiale. Fra queste c’è anche la FISG (Federazione Italiana Sport del Ghiaccio), che dal 1955 organizza il campionato italiano di curling: a oggi è stato vinto 76 volte su 96 da squadre provenienti da Cortina d’Ampezzo. La nazionale italiana non è però riuscita a qualificarsi per le Olimpiadi Invernali in corso.

L’attrezzatura

La pietra che viene lanciata è fatta di granito: può avere una circonferenza massima di circa 91 centimetri e pesa generalmente fra i 17 e i 20 chili (più o meno il triplo delle palle da bowling più pesanti). Le pietre più pregiate e che vengono utilizzate nelle gare olimpiche provengono da una cava ora esaurita sulla piccola isola disabitata di Alisa Craig, a sud-ovest della Scozia: l’isola è posseduta dalla famiglia scozzese dei Kay, che gestisce anche la vendita delle pietre e ha detto di avere ancora a disposizione 1500 tonnellate del granito più pregiato, chiamato con lo stesso nome dell’isola. Una pietra realizzata con una varietà di granito meno pregiato è realizzata da una società canadese e venduta a circa 400 euro.

Gli atleti indossano tute elasticizzate e hanno scarpe con suole diverse: una deve permettere di scivolare sul ghiaccio, mentre l’altra di aderire al terreno il più possibile. Le scope, che durante il lancio vengono anche utilizzate per non perdere l’equilibrio, hanno un manico in vetroresina o carbonio e le setole in materiale sintetico o ricavato da peli di animale.

Si gioca su un piano di superficie ghiacciata lungo circa 45 metri e largo 4, che di partita in partita viene “innaffiato” con dell’acqua al fine di creare delle goccioline che ghiaccino e rendano irregolare il campo. Questa pratica, che si chiama pebbling, contrariamente a quanto si possa pensare rende il campo più scorrevole per il percorso della pietra (“curl” in inglese vuol dire appunto arricciare, creare dei riccioli – in questo caso di ghiaccio).

Come si gioca

Ogni squadra è composta da quattro giocatori, uno più importante dell’altro: quello più scarso è il lead, che solitamente lancia per primo, e a seguire ci sono il secondo, il terzo e lo skip, che lancia per ultimo ed è quello che decide la strategia della squadra. Si gioca una squadra contro l’altra, nello stesso campo. Nelle gare internazionali si giocano dieci manche (in quelle meno prestigiose otto), nelle quali ogni squadra lancia otto pietre a manche, due per giocatore, un tiro a testa per squadra. I giocatori lanciano le pietre da un’estremità del campo dandosi la spinta con un piede e scivolando sul ghiaccio in equilibrio sull’altro: e reggendo al contempo la pietra l’appoggiano delicatamente sul campo, indirizzandola alle volte con un movimento del polso.

L’obiettivo è simile a quello delle bocce: vince la squadra che alla fine della manche ha lanciato una delle pietre il più vicino possibile a una piccola zona circolare chiamata bottone, quasi in fondo alla pista. La squadra che vince la manche ha diritto a fare punti, e ogni propria pietra che sta più vicino al bottone rispetto alla prima pietra degli avversari a sua volta più vicina al bottone equivale a un punto. Vengono considerate per il punteggio tutte le pietre comprese nel cerchio colorato più esterno al bottone, quello blu.

Curling2

(la squadra rossa vince la manche, e guadagna il diritto di fare punti: 2, per la precisione. La terza pietra della squadra rossa è più lontana di quella più vicina al centro della squadra gialla, e non equivale a un punto. Fonte: CR Curling Club)

Il massimo di punti che una squadra può fare in una manche, quindi, è 8: succede quando tutte le pietre di una squadra sono posizionate all’interno del cerchio blu, e tutte più vicine al bottone di quelle dell’altra squadra. È molto raro che questa situazione si verifichi, soprattutto fra i professionisti: fare otto punti in una manche, in gergo, viene detto fare un “pupazzo di neve”.

Dopo il lancio della pietra, lo skip – che è l’unico membro della squadra che non spazzola il terreno davanti alla pietra – rimane a dare indicazioni ai due membri della squadra che spazzano con notevole coordinazione il terreno che la pietra sta per percorrere. Questo perché lo strato di goccioline ghiacciate tende anche a far curvare la pietra: spazzare il campo serve sia ad aumentare la velocità della pietra spazzando le goccioline e diminuendo temporaneamente l’attrito del campo, sia a farla procedere diritta; ma è molto importante che lo skip capisca quando bisogna spazzare – e che lo urli ai suoi compagni di squadra – per correggere un tiro sbagliato o per indirizzare in corsa il tragitto della pietra, modificando l’intensità e la frequenza delle spazzate.

Oltre alla componente tecnica della precisione del lancio e delle spazzate, il curling è tradizionalmente un gioco di strategia: alcune pietre possono essere lanciate per proteggerne altre che sono arrivate molto vicino al bottone, oppure per colpire una o più pietre avversarie per allontanarle dal bottone. L’ultima pietra inoltre – comprensibilmente la più importante, perché può cambiare a favore o sfavore un’intera manche – viene lanciata dallo skip e chiamata hammer (in italiano “martello”). È inoltre prevista una discreta quantità di regole secondarie e terziarie, consultabile qui.

Qualche curiosità

Il curling, oltre che per essere saltuariamente preso in giro nelle serie televisive comiche, è noto per essere uno sport estremamente corretto. Ad alti livelli i giocatori non esultano per gli errori della squadra avversaria e ci si aspetta che si chiamino da soli i falli, che vengono commessi quando una pietra in movimento viene a contatto con la scopa o il proprio corpo. Alle volte succede che una squadra decida di abbandonare la gara nonostante non abbia matematicamente perso ma sia in netto svantaggio: è considerato un gesto piuttosto nobile, e viene segnalato togliendosi i guanti e offrendo agli avversari una stretta di mano.

La maggior parte degli atleti non è professionista (John Shuster, lo skip della nazionale americana, gestisce un pub) e in generale, anche nei tornei importanti, il clima è piuttosto amichevole: la WCF stessa parla di “spirito del curling” per indicare un atteggiamento estremamente sportivo e rispettoso della squadra avversaria, la quale secondo una tradizione è tenuta a pagare da bere alla squadra perdente alla fine di una partita.

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