I richiedenti asilo che sfuggono all’arresto rifugiandosi in chiesa
In Germania è una pratica piuttosto comune, basata su una norma molto antica e mai codificata in una legge
di Rodolfo Toè

Da decenni in Germania è attivo un movimento di chiese che offrono protezione a richiedenti asilo che rischiano l’espulsione. Si basa su un principio antichissimo, che per certi versi non ha bisogno di essere codificato in una legge: prevede che lo Stato non possa violare le strutture religiose, e che quindi le forze dell’ordine non possano arrestare i richiedenti asilo che si rifugiano al loro interno. È una pratica che ancora oggi ha una certa rilevanza: nel 2024 per esempio 2.866 persone hanno beneficiato di questa possibilità. Chi si occupa di migrazione la chiama «asilo ecclesiastico», in tedesco Kirchenasyl.
Una delle comunità che praticano il Kirchenasyl è la chiesa luterana della Trinità di Steglitz, alla periferia di Berlino. È un edificio piuttosto piccolo, e la chiesa vera e propria ne occupa solo una parte. Il piano terra ha diverse stanze dove vivono uomini giovani, per lo più afghani, che in teoria dovrebbero essere espulsi dal paese: finché restano nella chiesa, però, sono al sicuro. Molti sono lì da mesi. Non possono allontanarsi: al massimo passano un po’ di tempo in un minuscolo cortile interno.

L’esterno della chiesa luterana della Trinità a Steglitz (Rodolfo Toè/Il Post)
Il pastore locale si chiama Gottfried Martens e ha 62 anni. Ha iniziato a dare asilo alle persone straniere a Steglitz nel 2008, e poi sempre più spesso dal 2015, quando la Germania accolse centinaia di migliaia di richiedenti asilo, soprattutto da Siria, Afghanistan e Iraq. Martens spiega che la sua chiesa al momento dà rifugio solo a uomini adulti, perché «non è attrezzata» per donne e bambini. La maggior parte di loro è arrivata in Germania dalla Svezia.

Gottfried Martens (Rodolfo Toè/il Post)
Il fatto che molti uomini provengano dalla Svezia, cioè da un paese europeo ricco e tendenzialmente sicuro, può sembrare strano, ma è una cosa legata ai cambiamenti politici degli ultimi anni.
Dal 2022 in Svezia il governo ha stretto un accordo con il partito di estrema destra dei Democratici Svedesi: in cambio del loro appoggio esterno in parlamento ha reso più severe le politiche sull’accoglienza di migranti e richiedenti asilo. Da allora sono state respinte le richieste di asilo di moltissimi uomini afghani. Al contempo la Svezia come molti altri paesi europei ha di fatto interrotto le espulsioni verso l’Afghanistan da quando i talebani sono tornati al potere, nel 2021. Chi riceve un ordine di espulsione quindi finisce per restare comunque in Svezia, ma in una situazione di grande incertezza: non ha uno status legale chiaro, e in molti casi non riesce a mantenersi. Alcuni quindi scelgono di spostarsi in un paese che ritengono più accogliente, cioè la Germania.

Un richiedente asilo si fa tagliare i capelli all’interno della chiesa luterana della Trinità di Steglitz (Rodolfo Toè/il Post)
Molte persone accolte da Martens sono cristiane, dalla nascita o perché si sono convertite in Europa. Alcune esibiscono la loro fede in modo molto diretto, indossando grandi croci al collo. Una di loro si è fatta tatuare una croce in faccia. I talebani sono un gruppo islamista estremamente radicale, e ritengono che chiunque si sia convertito rinunciando all’Islam possa essere punito con la morte.
Gli afghani ospitati nella chiesa di Steglitz, insomma, correrebbero grossi rischi se tornassero oggi in Afghanistan. Per queste ragioni, secondo Martens, è giusto concedergli l’asilo ecclesiastico. Martens dice che in passato ha anche provato a ospitare persone musulmane, ma che la convivenza all’interno della chiesa «era impossibile», a suo giudizio.

Avvisi in tedesco e in farsi dentro la chiesa luterana della Trinità (Rodolfo Toè/il Post)
Per via del Regolamento di Dublino, il governo tedesco avrebbe la facoltà di riportare queste persone in Svezia, dove avevano inizialmente presentato la domanda d’asilo. Può farlo però solo entro un periodo limitato: tipicamente, sei mesi dalla data in cui la Svezia conferma di poterli riprendere. Una volta superata questa scadenza – succede spesso, per lungaggini burocratiche e politiche – è la Germania che diventa responsabile delle richieste d’asilo.
Gli ospiti della chiesa di Steglitz conoscono bene questi meccanismi, e rimangono dentro la chiesa per tutto il periodo in cui in teoria a occuparsi di loro dovrebbe essere la Svezia, durante il quale non avrebbero documenti in regola per stare in Germania.

Alcuni richiedenti asilo ospiti della chiesa della Trinità mentre cucinano il pranzo (Rodolfo Toè/il Post)
Il Kirchenasyl si basa su un’usanza molto antica, retaggio sia dell’indicazione cristiana di accogliere gli stranieri in difficoltà, sia di un periodo in cui nell’Europa occidentale le parrocchie erano istituzioni politiche autonome e influenti. In Germania il Kirchenasyl è stato riscoperto all’inizio degli anni Ottanta, in un momento in cui si discuteva molto di come evitare che persone straniere fossero espulse in paesi poco sicuri. Tra le prime a ottenere diritto d’asilo ecclesiastico ci furono tre famiglie palestinesi a Berlino. Rischiavano di essere espulse in Libano, dove in quel momento era in corso una violentissima guerra civile.
In modo abbastanza bizzarro, l’asilo ecclesiastico non è regolato da alcuna legge. «Se la polizia volesse entrare, non potremmo fare resistenza», spiega Martens. È a tutti gli effetti un’usanza che si basa sul rispetto (e sull’influenza) di cui godono le chiese cristiane in Germania. Gran parte dell’opinione pubblica non tollererebbe un’azione della polizia contro una chiesa. Sempre per questo motivo gli edifici religiosi di altre comunità meno influenti, per esempio le moschee, non godono di questo privilegio.

Due richiedenti asilo dentro la chiesa della Trinità (Rodolfo Toè/il Post)
Nel 2015 le centinaia di chiese che si occupano di garantire il diritto d’asilo e il BAMF, cioè l’Ufficio federale tedesco per la migrazione e i rifugiati, hanno concluso un accordo di collaborazione: le chiese devono comunicare le informazioni sulle persone che ospitano, e fornire le prove che espellerle dalla Germania metterebbe a rischio la loro vita o la loro salute, condizione alla base del Kirchenasyl.
Martens racconta che riceve regolarmente minacce da persone di estrema destra e simpatizzanti del partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD). Finora, però, non ci sono stati incidenti.
È comunque importante che i richiedenti asilo non lascino gli spazi della chiesa. In estate un giovane afghano si era allontanato giusto di qualche metro, spingendosi fino al marciapiede, ed è stato arrestato ed espulso. Se qualcuno ha bisogno di uscire, per esempio per andare da un medico, c’è una rete di professionisti disponibili a dare una mano.

Una cyclette in una stanzina dove è stata allestita una piccola palestra (Rodolfo Toè/il Post)
Il fatto che i richiedenti asilo non possano uscire ha costretto la parrocchia ad adattare alcuni spazi. Al piano terra sono state attrezzate diverse stanze con letti a castello, che servono da dormitori. Ci sono poi una cucina, una grande stanza comune con un biliardino e un tavolo da biliardo, e una stanzina con pesi e una cyclette per permettere a chi vuole di tenersi un po’ in forma.
Le giornate sono organizzate secondo un’agenda abbastanza rigida: tutti devono contribuire alle attività comuni, come la pulizia e la preparazione dei pasti. Sono previste anche lezioni di tedesco e di catechismo.
Martens è aiutato da alcuni volontari, compresa una psicologa iraniana. Negli anni, anche lui ha imparato il farsi, una lingua di origine indoeuropea parlata in Iran e in molte regioni dell’Afghanistan. Oggi la sua chiesa offre anche delle funzioni in farsi, motivo per cui la domenica arrivano persone anche da lontano.

Il corridoio che porta alla sala comune, dove alcuni richiedenti asilo stanno giocando a biliardino (Rodolfo Toè/il Post)
Negli ultimi anni in Germania sia il governo che l’opinione pubblica hanno assunto posizioni più ostili nei confronti dell’accoglienza dei richiedenti asilo. AfD è cresciuta molto, e adesso è il primo partito nei sondaggi. Anche il governo, che è formato da un’alleanza tra l’Unione Cristiano-Democratica (CDU) di centrodestra, e il Partito Socialdemocratico (SDP), ha adottato politiche più severe per limitare l’immigrazione.
Come parte delle discussioni sulle politiche di accoglienza in Germania, il diritto d’asilo ecclesiastico è stato più volte messo in discussione. AfD vorrebbe eliminarlo. Alexander Throm, un importante parlamentare della CDU, ha detto che le chiese «si stanno schierando dalla parte sbagliata». Nel 2015 Thomas de Maizière, all’epoca ministro dell’Interno della CDU, criticò il Kirchenasyl dicendo che il diritto religioso non poteva essere al di sopra della legge, paragonandolo alla sharia. Negli anni scorsi alcuni religiosi che avevano offerto l’asilo ecclesiastico sono stati processati con l’accusa di avere favorito la permanenza irregolare di stranieri in Germania: nessuno di loro però è stato giudicato colpevole.



