Bormio e la Stelvio
È la sua pista da sci, tra le più difficili al mondo, su cui la discesa libera ha assegnato le prime medaglie delle Olimpiadi

Bormio, in alta Valtellina, nel nord della Lombardia, è sede delle gare olimpiche di sci alpino maschile e di scialpinismo. Oltre che per le sue calde acque termali (il nome potrebbe derivare proprio da lì) è famosa per le sue montagne. È sul confine del Parco nazionale dello Stelvio, una delle più grandi riserve naturali d’Europa, ed è il principale punto di partenza per raggiungere l’omonimo passo, un valico alpino a 2.758 metri di altitudine: il più alto in Italia, e il secondo più alto in Europa, tra quelli dove arriva una strada interamente asfaltata e molto scenografica, cosa che lo rende molto gradito a ciclisti e motociclisti.
Sullo Stelvio si scia, in estate. Ma per chi si intende di sci alpino Bormio è famosa anzitutto per la Stelvio: la sua storica pista da sci. È famosa soprattutto per la discesa libera (in cui l’Italia ha conquistato le sue prime due medaglie di Milano Cortina), ma per le Olimpiadi ospiterà tutte le specialità, compresi super-G (di cui ha spesso ospitato gare di Coppa del Mondo), slalom gigante e slalom speciale.
La Stelvio termina a Bormio ma parte oltre mille metri più in alto, lungo il pendio del monte Vallecetta. Nel caso della discesa libera, la gara più veloce ed estrema dello sci alpino, la pista ha una lunghezza di 3.250 metri, con una pendenza massima del 63 per cento (quella media è del 31) e un dislivello di oltre mille metri. La pendenza massima è all’inizio: l’accelerazione è elevata e ci vuole pochissimo tempo per raggiungere i 100 chilometri orari. Già nelle prove, quindi senza andare al massimo, i discesisti l’hanno percorsa in meno di due minuti. Le altre gare partono tutte più in basso: lo slalom speciale, la specialità dal percorso più breve, partirà a 1.440 metri di altitudine (con il vantaggio, tuttavia, di poter essere vista praticamente per intero dalle tribune).
Già in passato, comunque, sulla Stelvio ci sono stati slalom speciali e slalom giganti (ci vinse anche Alberto Tomba, che non faceva discesa libera).
La discesa libera della Stelvio è nota, in una certa misura perfino temuta, per essere estrema: è una pista veloce ma anche tecnica, in gran parte all’ombra e quindi ghiacciata. Ha pochissimi tratti con una bassa pendenza (e quindi la velocità è sempre alta), salti ciechi (in cui non c’è modo di vedere, prima del salto, dove si sta andando), diagonali ostiche e curve insidiose.

Marco Pfiffner, Liechtenstein, il 5 febbraio sulla Stelvio (Sean M. Haffey/Getty Images)
La Stelvio esiste dalla prima metà degli anni Ottanta. La progettarono Oreste Peccedi, allenatore della Valanga Azzurra negli anni Settanta morto nel 2024, e Aldo Anzi, che oggi ha 80 anni e gestisce un hotel e una scuola di sci a Bormio. La richiesta era di fare una pista moderna, lunga, appositamente progettata per ospitare in diversi suoi tratti gare veloci come la discesa libera ma anche gare tecniche come gli slalom.
Aldo Anzi, anche lui ex allenatore della Nazionale italiana di sci, spiega che fu creata in vista dei Mondiali di sci del 1985: la parte facile fu «raccordare i vari tratti che già esistevano nella parte alta», ma che il «grande problema» fu trovare la via per una pista che arrivasse fino a Bormio e lo facesse rispettando standard e necessità dei Mondiali. «Ci fu da livellare il terreno, far saltare un po’ di montagna e tagliare diversi alberi», dice, «per portare fino a Bormio una pista che fosse moderna e abbastanza larga».

La Stelvio da lontano, nel 2022 (Mattia Ozbot/Getty Images)
La tappa più attesa e spettacolare della Coppa del Mondo di sci alpino è quella di Kitzbühel, in Austria, sulla pista Streif. Esiste da quasi un secolo ed è in Coppa del Mondo sin dalla prima edizione del 1967. Seppur più recente, e in Coppa del Mondo solo dal 1993, la Stelvio non ha molto da invidiare alla Streif in termini di difficoltà: ha solo meno decenni di storia e, dato che l’Austria fa storia a sé quando si parla di sci alpino, diverse decine di migliaia di spettatori in meno durante la Coppa del Mondo.
La discesa di Bormio è spesso ricordata per come nel 2005 lo statunitense Bode Miller – uno sciatore molto forte e spettacolare – perse uno sci a inizio gara e arrivò quasi fino al traguardo con il solo sci che gli era rimasto. Una cosa difficilissima, specie sulla Stelvio.
Fatta a febbraio, con diverse condizioni di luce e di neve, la discesa libera della Stelvio si è rivelata un filo meno ostica rispetto alle ultime edizioni di Coppa del Mondo, ma pur sempre difficilissima, motivo per cui solamente 36 sciatori hanno deciso di partecipare alla gara: nelle prossime, quelle delle altre specialità, saranno parecchie decine in più.
Intervistato dal sito delle Olimpiadi, Marco Odermatt, quarto nella discesa libera, aveva detto: «La Stelvio non è tra le piste più difficili, è la più difficile». In un’altra occasione l’aveva definita «una costante lotta per la sopravvivenza».
«Ancora oggi» dice Anzi «la pista è praticamente uguale rispetto al 1985: è stata allargata l’entrata del Sertorelli [un canalino nella parte alta] ed è stata aumentata la lunghezza aggiungendo una curva di controllo, necessaria a ridurre un po’ la velocità».
Sono poi decisamente cambiate le misure di sicurezza, sebbene proprio nell’ultima tappa di Coppa del Mondo di sci a Bormio, nel 2024 (quella di quest’anno non è stata fatta a causa delle Olimpiadi), ci furono alcune brutte cadute. La peggiore ebbe come protagonista il francese Cyprien Sarrazin, che è tornato a sciare solo di recente, e ci furono diverse critiche verso l’organizzazione e alcune perplessità verso la discesa libera olimpica.
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