Le cose che abbiamo indossato per via dei film
Dai Ray-Ban di Top Gun ai giubbotti in pelle di Matrix, spesso la moda vista al cinema poi è diventata di moda

I film hanno la capacità di rendere istantaneamente popolari posti, personaggi o modi di dire, ma hanno anche un’influenza enorme sulla moda. In questi mesi è successo in Brasile con la maglietta gialla indossata dal protagonista del film L’agente segreto, diventata un simbolo per i progressisti, e un paio d’anni fa con quella grigia vista in Challengers su Zendaya e Josh O’Connor, con scritto sopra I Told Ya (“Te l’avevo detto”). Ci sono moltissimi casi in cui gli abiti o gli accessori nei film hanno segnato in maniera molto netta le mode del momento: in altri è più difficile stabilire una correlazione diretta, ma la loro influenza si percepisce comunque.
Le Slip-On a scacchi di Vans, da Fuori di testa
(1982)
Le scarpe della nota azienda di abbigliamento da skate californiana fondata nel 1966 uscirono dalla nicchia nei primi anni Ottanta, un po’ grazie a Sean Penn e un po’ a uno dei suoi primi ruoli, quello del surfista sballato Jeff Spicoli in Fuori di testa. Steve Van Doren, figlio di Paul Van Doren, uno dei due fondatori, ha raccontato che la Vans aveva fatto portare le proprie scarpe agli studi cinematografici dalla loro addetta alla comunicazione per farsi pubblicità. Penn le aveva comprate per sé, e un giorno le aveva indossate sul set: i produttori si incuriosirono e ne chiesero altre paia per il film. «Il resto è storia», ha detto Van Doren.
La felpa con il collo tagliato, da Flashdance
(1983)
C’è una scena del film in cui la protagonista (Jennifer Beals) si sfila il reggiseno da sotto la felpa, senza togliersela: ci riesce agevolmente non solo perché ha le maniche larghe, ma anche perché ha il collo tagliato. Oltre a rendere popolare l’abbigliamento da palestra, come fuseaux, body e scaldamuscoli, Flashdance fece diventare di moda anche la felpa con scollo ampio che lasciava scoperta una spalla, che era stata inventata un po’ per caso: Beals ha raccontato che l’aveva lasciata troppo a lungo nell’asciugatrice, e visto che si era ristretta non riusciva più a farci passare la testa, così aveva tagliato il collo. Michael Kaplan, il costumista del film, l’aveva poi resa «ancora più cool».
Il basco, da Gangster Story (1967)
Quando Faye Dunaway pronuncia la famosa frase «Io mi chiamo Bonnie Parker e lui è il signor Clyde Barrow: noi rapiniamo banche», indossa un basco in lana nera. È un accessorio originariamente pensato per pastori e contadini nell’omonima regione tra Spagna e Francia, e che nel corso del Novecento fu usato anche da intellettuali, militari e giovani rivoluzionari, compreso Ernesto Che Guevara. Grazie al film, però, si diffuse anche come accessorio femminile, grintoso e audace. Si racconta che nel 1967 i baschi prodotti in Francia fossero 200 al giorno, e che dopo l’uscita del film la produzione fosse passata a 8mila.
Il tubino nero, da Colazione da Tiffany (1961)
Quello di Holly Golightly nell’adattamento dell’omonimo romanzo di Truman Capote è uno dei ruoli più conosciuti e amati di Audrey Hepburn, indimenticabile anche grazie al suo stile. L’abito nero semplice ma sofisticato che indossava nella scena iniziale del film è considerato ancora oggi uno dei più memorabili nella storia del cinema: era stato disegnato dallo stilista francese Hubert de Givenchy e fu subito copiato da moltissime donne.
I Ray-Ban Wayfarer, da Risky Business – Fuori i vecchi… i figli ballano (1983)
Il noto modello di occhiali da sole con montatura in plastica e lenti leggermente squadrate diventò famosissimo negli anni Cinquanta grazie a gente come James Dean, Buddy Holly o John Fitzgerald Kennedy, ma nel tempo perse popolarità, tanto che l’azienda statunitense Bausch & Lomb stava valutando di smettere di produrlo. Poi arrivò il successo di Blues Brothers, il film in cui John Belushi e Dan Aykroyd li indossano insieme ai loro cappelli e ai completi scuri. Fu soprattutto grazie a una massiccia campagna di “product placement” iniziata nel 1982, però, che i Wayfarer cominciarono a comparire in decine di film e serie tv, e in particolare in Risky Business, dove Tom Cruise, allora ventenne, li indossa anche nella locandina. Nel 1981 ne erano stati venduti 18mila, due anni dopo 360mila, e nel 1987 due milioni.
…e gli occhiali da aviatore, da Top Gun
(1986)
A Tom Cruise va riconosciuto il merito di aver dato nuova popolarità anche a un altro modello di occhiali del marchio Ray-Ban, che nel 1999 sarebbe poi stato venduto all’italiana Luxottica: i classici Ray-Ban Aviator, quelli a goccia che indossava il personaggio di Maverick in Top Gun, assieme al bomber con un sacco di toppe. L’anno successivo all’uscita del film le vendite degli occhiali da aviatore aumentarono del 40 per cento.

Tom Cruise in una scena di Top Gun (Paramount Pictures via IMDb)
Lo stile androgino, da Io e Annie (1977)
È una commedia romantica memorabile di Woody Allen, e tra i suoi elementi atipici c’è anche l’abbigliamento della protagonista Diane Keaton (morta lo scorso 11 ottobre), caratterizzato da indumenti tipicamente maschili come gilet, cravatte e pantaloni ampi. Secondo l’edizione britannica di Vogue il risultato era un misto tra Charlie Chaplin, Katharine Hepburn e Cary Grant: lo stile del personaggio definì quello di Ralph Lauren, allora emergente, che fu poi ripreso anche da stilisti come Giorgio Armani e Jonathan Anderson.

Diane Keaton in una scena di Io e Annie (IMDb)
– Leggi anche: Il film con cui Woody Allen è diventato quello che conosciamo
I cappotti in pelle, da Matrix (1999)
Matrix fu un film rivoluzionario sotto moltissimi aspetti, compreso quello estetico. Si ispirò e rivisitò la cultura cyberpunk, una sottocategoria della fantascienza, lasciò il segno per i lunghi cappotti in pelle nera e contribuì a rendere famosissimi gli occhiali da sole Blinde, indossati dai personaggi del film. Passati quasi trent’anni dalla sua uscita, l’influenza di Matrix nella moda continua a vedersi e a essere discussa da siti e riviste di settore.
Il look “alla Madonna”, da Cercasi Susan disperatamente (1985)
Che aveva per protagonista la stessa Madonna, assieme a Rosanna Arquette. Il film fu girato nel 1984, quando aveva pubblicato da poco il suo disco di debutto, e uscì poco dopo Like a Virgin, che la consacrò come la popstar del momento in tutto il mondo. Con il suo successo, si diffuse anche lo stile della protagonista, che si dice fosse stato ampiamente ispirato al suo nella vita vera nei primi anni Ottanta: molto libero ed eccentrico, sexy ma non esagerato, fatto di maglie a rete, camicie da uomo oversize e bigiotteria appariscente, stivaletti alla caviglia e fasce con ampi fiocchi in velluto tra i capelli che per qualche anno diventarono ubiqui.
La giacca con le frange, da Easy Rider (1969)
Tra i simboli dei movimenti di ribellione e delle controculture negli Stati Uniti degli anni Sessanta e Settanta c’è la giacca in pelle scamosciata con le frange, indossata da hippy, rockstar e generazioni di persone. Nacque nelle culture dei Nativi americani per poi essere associata ai cowboy, e infine Dennis Hopper contribuì a renderla un indumento mainstream indossandola in Easy Rider.
Jeans e maglietta, da Gioventù bruciata (1955)
Fino a quel momento i ragazzi si vestivano quasi sempre con camicie e pantaloni eleganti, un po’ come i loro genitori. La combinazione tra jeans e maglietta con giacca di pelle diventò una specie di divisa dei teenager grazie al celebre film con James Dean, che diventò un modello culturale ed estetico di riferimento della gioventù adolescente nel Secondo dopoguerra, sia negli Stati Uniti che all’estero.
Gli short shorts, da Chiamami col tuo nome (2017)
Qualche anno fa il sito di cultura pop The Cut aveva notato come pantaloncini molto corti e sexy simili a quelli che indossava Armie Hammer nel famosissimo film con Timothée Chalamet fossero comparsi in quel periodo anche nelle sfilate delle collezioni maschili di Dior, Prada o Loewe. In effetti in questi anni nell’alta moda si sono visti sempre più spesso, e tra chi li indossa di frequente c’è l’attore irlandese Paul Mescal, anche nella vita di tutti i giorni.

Timothée Chalamet e Armie Hammer in una scena di Chiamami col tuo nome (IMDb)
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