“Matrix” è ovunque

Sono passati vent'anni, ma il suo segno è evidente, non solo nel cinema («anche adesso, nella stanza in cui siamo»)

Matrix ha già vent’anni. Il film, diretto dai fratelli Wachowski (che ora sono le sorelle Wachowski), fu presentato il 24 marzo 1999. Vinse quattro Oscar tecnici e fu il quarto film dell’anno per incassi. Ma ben più di premi e incassi, ha lasciato un segno paragonabile a quello di pochissimi altri film: nel cinema ma anche nella cultura, intesa come modo in cui vestiamo, parliamo e pensiamo.

«Matrix è ovunque. È intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L’avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità». (Morpheus)

Quando pensarono e girarono Matrix i Wachowski erano ancora due fratelli. Dopo aver fatto gli operai e gli imbianchini avevano trovato lavoro come fumettisti alla Marvel ed erano poi riusciti a scrivere e vendere la sceneggiatura di quello che sarebbe poi diventato il film Assassins, da cui però si dissociarono perché dissero che era stato epurato «dai sottotesti, le metafore e l’idea di universi morali diversi». Comunque erano entrati nel giro, e riuscirono a trovare i soldi per dirigere il film Bound – Torbido inganno, ma soprattutto per fare Matrix.

Scritta la sceneggiatura, i registi pensarono al protagonista: Johnny Depp e Will Smith furono presi in considerazione, ma la spuntò Keanu Reeves. Lawrence Fishburne ebbe invece la meglio su Gary Oldman, Samuel L. Jackson e Val Kilmer. Carrie-Anne Moss, che nel film è Trinity, fu invece scelta nonostante fosse quasi sconosciuta; e dopo che per quel ruolo si era pensato a Janet Jackson. La casa di produzione lasciò notevole libertà ai registi, nonostante la loro scarsa esperienza nel cinema, ma insistette molto su una cosa: voleva, nel film, diversi dialoghi in cui i personaggi spiegavano quel che succedeva. Si dice infatti che della sceneggiatura di Matrix si parlasse come della «sceneggiatura che nessuno capisce». Per essere certi che i personaggi la capissero, i registi chiesero loro di leggere diversi libri: per esempio Simulacri e simulazione del filosofo e sociologo francese Jean Baudrillard.

Matrix parla del programmatore di computer Thomas A. Anderson che scopre di vivere in una simulazione creata da macchine che hanno schiavizzato gli umani e a cui viene detto che lui è Neo, l’Eletto che può salvare l’umanità, ma che per farlo deve rinunciare a tutto ciò che ha e conosce. Neo accetta prendere la pillola rossa, va a vedere «quant’è profonda la tana del bianconiglio» e inizia a piegare cucchiaini e fermare pallottole con il pensiero, per provare a salvare il mondo. Il film finisce bene, ma poi ce ne sono altri due: quindi evidentemente non così bene.

Nei 136 minuti di Matrix è però pieno di scene, frasi, momenti, riferimenti e ammiccamenti che sono rimasti, permettendo al film di diventare uno di quelli che tutti ricordano.

La filosofia e la teologia
Sono stati scritti libri a riguardo. Per cominciare da qualcosa di facile, tutta la storia è nella sua essenza il mito della caverna di Platone, secondo cui quella che tutti percepiscono come la realtà è soltanto un’immagine parziale e distorta del mondo reale.

Ma in Matrix sono stati trovati riferimenti alla religione (anzi, alle religioni: cristiana, induista, buddista ed ebraica) e vari ammiccamenti alla filosofia: Cartesio, Immanuel Kant e il filosofo taoista Zhuangzi, tra i tanti. I riferimenti a volte sono molto espliciti e stanno in nomi, frasi o addirittura libri inquadrati; altre volte sono un po’ meno evidenti. La vera forza di Matrix fu però riuscire a esistere su più livelli: per qualcuno era un movimentato film d’azione, in cui Neo combatteva contro l’Agente Smith; per altri un trattato postmoderno filo-socio-teologico.

Le scene d’azione
Si dice che i Wachowski andarono da un produttore, gli mostrarono alcuni anime e gli dissero: «Vogliamo fare le stesse cose con degli esseri umani». Vulture, che ha dedicato al film una serie di articoli, ha scritto che Matrix cambiò per sempre il cinema d’azione.

La letteratura e il cinema
Il riferimento più noto e lampante è probabilmente quello alla tana del bianconiglio, da Alice nel paese delle Meraviglie. Ma in Matrix critici e spettatori (proprio vent’anni fa internet iniziava a essere molto usato) andarono a scovare riferimenti letterari e, soprattutto, cinematografici. Il più dettagliato esempio di tutti i film citati in qualche modo in Matrix è questo.

La moda
Nel suo citare tante cose, Matrix citò anche la cultura cyberpunk, una sotto-categoria della fantascienza, con un preciso codice estetico. Tra le altre cose fece crescere molto la fama degli occhiali da sole Blinde, indossati dai personaggi del film. Ma soprattutto Matrix lasciò il segno, nella moda, per i cappotti di pelle dei suoi personaggi. Continuano a uscire, anche dopo vent’anni, articoli su riviste di moda che parlano della continua e costante influenza di Matrix.

Il bullet time
È l’effetto speciale grazie al quale sembra che i personaggi possano fermare il tempo. In realtà è solo l’evoluzione di una vecchia tecnica fotografica portata all’estremo. Già nel 2002, si calcolò che più di venti altri film avevano usato quella stessa tecnica. Il bullet time è però la tecnica più associata a Matrix, che resta un film che dal punto di vista di regia, ripresa e montaggio ha spesso trovate fuori dal comune, specialmente per il cinema di vent’anni fa.

Il cinema
Matrix lasciò il segno anche a Hollywood, negli uffici e nei corridoi delle più grandi case di produzione. Mostrò che era possibile prendere una sceneggiatura rischiosa, perché cervellotica e astrusa, fatta da due registi quasi sconosciuti e di certo non convenzionali, puntare su attori diversi da Bruce Willis, raccontare storie complicate e cupe, rischiare molto su effetti speciali e coreografie e, alla fine, fare un sacco di soldi. Matrix è senza dubbio uno di quei film che aprì la strada ad altri e contribuì a rendere più originali e profondi alcuni film. Visti i suoi tanti riferimenti al cinema cinese e di Hong Kong, e alle loro arti marziali, contribuì anche a dare nuova fama a molti film provenienti da quell’area geografica.

Gli altri Matrix
Anche senza tutto il resto, Matrix potrebbe essere studiato perché non fu solo un film. Divenne una trilogia, che a sua volta si ampliò e crebbe in vari prodotti, quindi non solo dei film, ognuno dei quali aggiungeva un pezzetto della storia. I videogiochi di Matrix non erano concepiti per essere prodotti accessori, erano pensati come parte di un grande racconto: chi non ci giocava si perdeva un pezzo della storia, come se fosse andato in bagno durante una scena del film. Chissà cosa sarebbe potuto diventare uscendo oggi, con quello che internet è diventato oggi.

Tante, tante altre cose
Vulture ha analizzato anche, in tanti diversi articoli, come Matrix anticipò certe cose degli anni in cui stiamo vivendo ora, quanto pillola-rossa-pillola-blu sia diventato un meme; come Neo fosse un eroe diverso, atipico, imperfetto e di pochissime parole; quanto siano ancora famosi quegli strani numeri verdi su sfondo nero; come Matrix parlò a suo modo anche di femminismo e identità sessuale e come Matrix «insegnò a volare ai supereroi». Infine, analizza anche l’eventualità – non così impossibile, dicono – che tutti noi si stia davvero vivendo in una simulazione.

Le scene e le frasi
Un grande film è fatto soprattutto di grandi scene e grandi frasi. Qui sotto trovate le più famose di tutte, ma potrebbero essere molte di più.

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