L’artista italiano scelto per completare la torre più alta della Sagrada Familia

Nel suo studio di Bergamo Andrea Mastrovito si è occupato spesso di arte religiosa, conciliandola con un’altra sua grande passione più profana

di Isaia Invernizzi

Andrea Mastrovito nel suo studio
Andrea Mastrovito nel suo studio (Isaia Invernizzi/Il Post)
Caricamento player

Per un artista come Andrea Mastrovito è più facile disegnare che raccontare. Nel suo studio si guarda attorno, trova un gesso, e mentre parla del suo rapporto con la Chiesa e con l’arte, con l’umano e il divino, con il passato e il futuro, traccia poche linee su un tavolo di legno. Compare così il suo Agnus dei, un agnello simbolo di Gesù Cristo che diventerà una scultura formata da migliaia di schegge di vetro, incastonato in raggi luminosi intrecciati a forma di iperboloide iperbolico, una sorta di cilindro torto e avviluppato su se stesso, come alcuni cestini per la carta. Quell’agnello e quell’iperboloide saranno al centro di un’enorme croce nel punto più alto della chiesa più alta al mondo, la Sagrada Familia di Barcellona.

Quando nel 2023 fu chiamato dal comitato artistico della Junta Constructora – Temple Expiatori de la Sagrada Família, Mastrovito andava e veniva da New York a Bergamo, la città dove è nato 48 anni fa. A Barcellona gli architetti catalani gli parlarono del rigore indispensabile per seguire le indicazioni lasciate quasi un secolo fa da Antoni Gaudí. Della croce in cima alla torre più alta della Sagrada Familia – la torre di Gesù – Gaudí immaginò ogni angolo, ogni dettaglio, tranne uno: lasciò la libertà di affidare a un artista contemporaneo la scultura dell’Agnus dei. Dopo più di 150 anni dall’inizio della costruzione, l’Agnus dei dovrebbe completare la torre centrale nel corso del 2026, il centenario della morte di Gaudí.

Mastrovito se l’è giocata con altri artisti chiamati dalla Junta Constructora: il portoghese David Oliveira, gli spagnoli Gonzalo Borondo e Jordi Alcaraz, e l’italiano Edoardo Tresoldi. Come in un concorso, perché era a tutti gli effetti un concorso, Mastrovito, Oliveira, Borondo, Alcaraz e Tresoldi presentarono un bozzetto e un modello tridimensionale dell’opera in scala ridotta, ognuno con il suo stile.

Un bozzetto dell'agnus visto dal basso e illuminato al buio

Un bozzetto dell’Agnus dei visto dal basso e illuminato al buio (ufficio stampa/Andrea Mastrovito)

Il verdetto arrivò nel 2024. Quando seppe di essere stato scelto Mastrovito chiamò prima la moglie, poi la madre, e subito dopo Gian Piero Gasperini, allora allenatore dell’Atalanta, la squadra di calcio di Bergamo quell’anno vincitrice dell’Europa League. «Mister, abbiamo fatto doppietta», gli disse.

Per Mastrovito la passione per l’Atalanta non è solo uno svago. Mastrovito vive il tifo come un rito collettivo, la frequentazione della curva Nord come educazione sentimentale, vede nelle traiettorie dei passaggi e negli schemi degli allenatori la precisione di un tratto disegnato a matita, lo stadio come custode del senso di appartenenza a una comunità. Così quando dice che utilizza l’arte «per riempire il tempo tra una partita dell’Atalanta e l’altra» o ancora quando paragona l’Atalanta allo Spirito Santo, «perché entrambi sono ovunque», non è solo stravaganza. C’è dell’ironia, sì, ma fino a un certo punto.

Andrea Mastrovito

Andrea Mastrovito (Ufficio stampa/Charlotte Deborde)

Prima ancora che dalla passione per l’Atalanta, però, Mastrovito è guidato da un’altra forza: è la frenesia, l’urgenza di pensare e produrre arte da quando si sveglia a quando va a letto, a volte perfino nel sonno. Ci sono artisti che concentrano il loro lavoro in poche opere rappresentative, lui al contrario sente il bisogno di avere sempre nuove idee e di realizzarle il prima possibile. La frenesia è una necessità quotidiana: la necessità di disegnare, di esplorare nuove tecniche, di non stare mai fermo.

Al centro del suo studio questa sua urgenza si rivela nelle centinaia di opere archiviate dopo le mostre degli ultimi anni: si intravedono quadri, sculture, tavole di legno, rotoli di non si sa bene che materiale, qua e là vecchie lavagne incise. Mastrovito indica quasi di sfuggita tre tronchi – tronchi veri, di alberi veri – intarsiati al modo delle tarsie antiche, come se avere tre alberi in una stanza fosse del tutto normale. Da qualche parte ci sono scatole con decine di migliaia di disegni di Nysferatu, uno per ogni frame del film di animazione che ha realizzato nel 2017.

Il punto di partenza è sempre il disegno «che tira le fila e mette ordine su ogni cosa», anche nei suoi pensieri. Ma negli anni Mastrovito ha lavorato molto con la tecnica del collage e con il frottage, che consiste nello strofinare una matita o un pastello su un foglio appoggiato a una superficie in rilievo, in modo che la trama sottostante venga impressa sulla carta.

L’Agnus dei della Sagrada Familia è uno dei tanti passaggi di questa sua evoluzione tecnica. Dopo il disegno, il collage, l’animazione, l’intaglio, il frottage e le tarsie, avere a che fare con una statua è diverso: ci vuole più calma, a maggior ragione con una statua come questa.

La calma, Mastrovito, ha imparato ad apprezzarla lavorando con lo Studio Reduzzi, tra i migliori al mondo nella lavorazione di vetrate e mosaici artistici. Ogni giorno da mesi in un laboratorio di Castel Rozzone, in provincia di Bergamo, vengono pazientemente ricavate le schegge di vetro che alla fine, a migliaia, verranno messe una accanto all’altra a ricoprire l’Agnus dei.

Il modello dell'agnus dei della Sagrada Familia

Il modello dell’Agnus dei della Sagrada Familia (ufficio stampa/Sagrada Familia)

L’idea originale dell’agnello e dell’iperboloide gli venne all’improvviso. Nel febbraio del 2023 il calendario era così pieno di impegni che Mastrovito iniziò a dubitare di riuscire a fare tutto, ostaggio della sua frenesia. Nei mesi precedenti aveva pensato molto all’Agnus dei. Lo aveva stuzzicato soprattutto un libro che con la religione c’entra poco, Il grande spettacolo del cielo, scritto dall’astrofisico Marco Bersanelli.

In quel libro Bersanelli spiega come il profilo della torre di Gesù della Sagrada Familia e la sua geometria basata sugli iperboloidi siano coerenti con le teorie della formazione delle galassie e quindi con ciò che finora si conosce dell’espansione dell’universo. Bersanelli suggerisce che l’architettura di Gaudì faccia con i mattoni ciò che l’universo fa con la materia: organizza il caos per permettere alla luce di manifestarsi e di essere percepita.

Con il libro sottobraccio Mastrovito si presentò alla reception di un albergo non troppo lontano dal suo studio, vicino a una tangenziale verso l’aeroporto di Orio al Serio, in un posto tutt’altro che bucolico. Aveva bisogno di stare da solo e di non pensare ai troppi impegni. L’immagine dell’agnello attirato verso il cielo da raggi luminosi comparve nella sua testa al bar dell’hotel, mentre stava guardando la partita Roma-Empoli, addentando un club sandwich. Mastrovito non sa dire perché proprio in quel momento.

L’Agnus dei sarà posizionato a 172 metri di altezza nella croce della torre di Gesù, esattamente sopra l’altare della Sagrada Familia. L’agnello sarà poco più grande di un agnello vero, con il capo rivolto all’indietro, verso il basso, «simbolo dello sguardo nostalgico di Cristo verso l’umanità». Ognuna delle migliaia di schegge di vetro invece simboleggia una sofferenza umana assunta da Cristo. Nell’iconografia cristiana l’Agnus dei rappresenta appunto Gesù Cristo nel suo ruolo di vittima sacrificale, che attraverso la morte e la risurrezione redime l’umanità.

La scultura dell’agnello sarà circondata da raggi lunghi circa tre metri rivestiti in foglia d’oro che incrociandosi formeranno l’iperboloide. All’interno di ogni raggio saranno inserite luci led che illumineranno le scritte incise, citazioni della Bibbia scelte insieme ai teologi che stanno collaborando con gli architetti della Sagrada Familia: ognuna è tratta da passaggi che parlano dell’Agnus dei.

La scultura include anche punti luminosi sospesi – Mastrovito le chiama «patatine dorate» – a rappresentare l’energia primordiale della nascita dell’universo. Grazie ad alcuni elementi rivestiti di fosforo, l’Agnus dei sembrerà brillare di luce propria e sarà visibile anche dall’esterno della basilica.

Da sinistra, il modello in scala dell'agnus dei, di un braccio della croce in cima alla torre di Gesì e della croce stessa

Da sinistra, il modello in scala dell’Agnus dei, di un braccio della croce in cima alla torre di Gesù e della croce stessa (Adria Puig/Getty Images)

Fino a una ventina d’anni fa Mastrovito non avrebbe mai pensato di lavorare per la Chiesa. Anche se cattolico, la Chiesa era sempre stata un mondo lontano da lui e da almeno due secoli lontana dalla stessa arte.

Il processo di desacralizzazione avviato dagli artisti a partire dall’Illuminismo fu almeno in parte rallentato da un riavvicinamento avvenuto a partire dal Concilio vaticano II (tra il 1962 e il 1965). Negli ultimi decenni la distanza e l’incomunicabilità tra arte e Chiesa hanno portato le istituzioni – i musei, le biennali, le accademie – ad accettare le opere a tema religioso solo se portatrici di ironia, ambiguità o scetticismo nei confronti della religione.

Mastrovito non ha mai dato troppo peso a tutto questo. Da sempre, dice, le chiese sono il campo da gioco degli artisti: le linee del campo rappresentano i confini, le regole teologiche e architettoniche. Un artista però non deve vedere questi confini come limiti e ostacoli: «Così come Maradona, come Papu Gomez o come Ilicic (due ex calciatori dell’Atalanta, ndr), gli artisti con la loro fantasia creano qualcosa che prima era inconcepibile nel campo da gioco».

Con questo spirito Mastrovito ha lavorato al Foyer Catholique Européen di Bruxelles, ha realizzato la cripta del santuario della Madonna della Guardia di Tortona e soprattutto i tre absidi della chiesa dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, inaugurata nel 2014.

Nell’Agnus dei della Sagrada Familia si riconoscono tecniche e materiali esplorati nella chiesa dell’ospedale di Bergamo, come le vetrate e l’oro. All’epoca Mastrovito – senza mai parlarne apertamente, nemmeno oggi, a distanza di molti anni – ci mise pure un pizzico di provocazione rappresentando il Cristo in croce con il volto di Claudio Galimberti, detto il Bocia, storico capo ultrà dell’Atalanta bandito dagli stadi da trent’anni. Ci vollero due anni prima che un giornalista del Corriere della Sera se ne accorgesse, risolvendo un sospetto che avevano avuto molti fedeli.

Le foto delle tre absidi della chiesa dell’ospedale di Bergamo realizzati da Andrea Mastrovito

In questi mesi Mastrovito si sta misurando con la grandezza della Sagrada Familia, non solo in senso letterale. «Provo piacere nel pensare che l’Agnus dei sarà visto da migliaia di persone ogni giorno, per me lavorare a quest’opera è stato un modo di rafforzare il rapporto tra la religione, l’arte, l’architettura, il mio lavoro e il pubblico», dice. «Sono felice perché sarà vista da chiunque e parlerà a chiunque, non solo a chi visita un museo o ai collezionisti, per di più al culmine di un’esperienza straordinaria com’è la visita della Sagrada Familia».