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  • Mercoledì 21 gennaio 2026

La saga dell’accordo con il Mercosur non è ancora finita

Il Parlamento Europeo ne ha rimandato l’approvazione, scontrandosi con la Commissione e con il Consiglio dell'Unione Europea

Il Parlamento Europeo durante il voto sul rinvio dell'accordo con il Mercosur alla Corte di Giustizia (ANSA/Philipp von Ditfurth/dpa)

Il Parlamento Europeo durante il voto sul rinvio dell'accordo con il Mercosur alla Corte di Giustizia (ANSA/Philipp von Ditfurth/dpa)

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Mercoledì il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione per chiedere un parere giuridico alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea sull’accordo di libero scambio con il Mercosur, il mercato comune sudamericano di cui sono membri Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay e Uruguay. Prendendo questa decisione si è scontrato con il Consiglio dell’Unione Europea, l’altro organo che detiene il potere legislativo dell’Unione, e con la Commissione Europea: entrambi sono favorevoli all’accordo, a cui mancava solo il voto del Parlamento per entrare in vigore definitivamente.

La risoluzione chiede alla Corte di valutare se il testo rispetti i trattati dell’Unione Europea e di fatto renderà impossibile l’approvazione dell’accordo in via definitiva nei prossimi mesi: la Corte di Giustizia potrebbe muoversi più velocemente del solito, ma normalmente ci mette più di un anno per emettere un’opinione. La Commissione Europea potrebbe decidere di farlo entrare comunque in vigore in via provvisoria (ci arriviamo), rischiando però di doverlo annullare a posteriori nel caso in cui la Corte esprima un parere contrario e soprattutto inimicandosi il Parlamento Europeo.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz non ha preso bene la decisione del Parlamento e l’ha definita «deplorevole». Ha anche chiesto che l’accordo venga applicato in via provvisoria, scavalcando quindi il Parlamento Europeo. 

Di un accordo di libero scambio con il Mercosur si discuteva da più di vent’anni e nell’ultimo anno la sua approvazione era stata ulteriormente ritardata a causa delle resistenze da parte di alcuni stati membri, come la Francia, che temono che l’accordo possa danneggiare i propri prodotti agricoli. Fino a poco tempo fa in questo gruppo era presente anche l’Italia, che però nelle ultime settimane aveva cambiato idea dopo aver ottenuto delle concessioni aggiuntive da parte della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, grande sostenitrice dell’accordo.

La decisione dell’Italia aveva permesso l’approvazione dell’accordo da parte del Consiglio dell’Unione Europea, che fino a quel momento non aveva programmato il voto proprio per paura di una bocciatura. A quel punto von der Leyen l’aveva firmato, rimandandolo al Parlamento Europeo per un ultimo voto.

– Leggi anche: Le molte questioni intorno all’accordo col Mercosur

Teoricamente al Parlamento la maggioranza dei partiti che sostiene la Commissione Europea avrebbe dovuto votare a favore, ma questo, come si è visto, era tutt’altro che scontato: per prima cosa al loro interno ci sono partiti di paesi come la Francia, l’Austria e l’Irlanda che avevano votato contro anche al Consiglio, e che quindi con ogni probabilità si sarebbero opposti nuovamente in Parlamento. Inoltre, anche tra gli eurodeputati provenienti da paesi favorevoli ce n’erano diversi che erano stati eletti da comunità rurali, contrarie all’accordo, e che quindi avrebbero presumibilmente votato contro comunque.

Alla fine infatti i gruppi politici si sono piuttosto divisi, e il rinvio alla Corte di Giustizia è stato approvato con soli dieci voti di scarto: nel Partito Popolare Europeo, il più grande gruppo di centrodestra del Parlamento, di cui fa parte anche Ursula von der Leyen, hanno votato a favore del rinvio (e quindi di fatto contro l’accordo con il Mercosur) 43 europarlamentari su 188. Nei Socialisti e Democratici ci sono stati 35 voti a favore del rinvio su 136 e nei liberali di Renew Europe 24 su 77. Fra i Verdi hanno votato a favore del rinvio in 40 su 53.

Fra gli italiani hanno votato a favore del rinvio alcuni eurodeputati della Lega, come Roberto Vannacci; di Alleanza Verdi-Sinistra, come Ilaria Salis; del Movimento 5 Stelle, come Carolina Morace; il deputato di Italia Viva Sandro Gozi e quello del Partito Democratico Alessandro Zan. Non hanno invece votato a favore gli eurodeputati di Forza Italia e di Fratelli d’Italia, che hanno seguito la decisione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni di approvare l’accordo.

In basso a sinistra, l’europarlamentare francese della France Insoumise Manon Aubry, co-presidente del gruppo della Sinistra, indica ai suoi eurodeputati di votare a favore del rinvio dell’accordo alla Corte il 21 gennaio del 2026 (ANSA/EPA/YOAN VALAT)

La situazione ora è estremamente tesa. È importante ricordare che l’accordo che è arrivato al Parlamento è il frutto di oltre vent’anni di negoziati ed è quindi improbabile che la Corte ci troverà delle palesi violazioni del diritto europeo: anche per questo il voto del Parlamento è da considerare più che altro come una decisione politica per palesare la sua opposizione senza rigettare completamente l’accordo.

La Commissione Europea ora ha principalmente due opzioni: assecondare le richieste del Parlamento Europeo e aspettare che la Corte si pronunci, utilizzando questi mesi per negoziare ulteriormente con i gruppi politici e i paesi più scettici, o decidere di ignorare il Parlamento e far entrare in vigore l’accordo in via provvisoria: nella pratica, la Commissione dovrebbe approvarlo e almeno uno dei paesi del Mercosur che hanno firmato l’accordo dovrebbe ratificarlo.

Con il suo voto del 9 gennaio, il Consiglio dell’Unione Europea non aveva escluso questa possibilità, che è prevista dalla legge europea ma che viene attuata molto raramente: farlo significherebbe aprire definitivamente uno scontro con il Parlamento Europeo, che a quel punto potrebbe decidere di sfiduciare von der Leyen e la sua Commissione (cosa che aveva già provato a fare, per ora senza successo).