Un po’ di cose da guardare su HBO Max

Dai classici del network americano alle serie e ai film più recenti, ora che la piattaforma è arrivata in Italia

James Gandolfini e Edie Falco in una scena dei Soprano(HBO/courtesy Everett Collection via contrasto)
James Gandolfini e Edie Falco in una scena dei Soprano
(HBO/courtesy Everett Collection via contrasto)
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Da martedì 13 gennaio del 2026 è attiva anche in Italia HBO Max, la piattaforma di streaming di HBO, una delle società di produzione e distribuzione di serie tv più importanti a livello internazionale. Per ora non è disponibile l’intero catalogo, ma la sezione italiana di Warner Bros. Discovery, il gruppo che possiede HBO, ha detto al Post che lo sarà nei prossimi mesi.

Ma ci sono già serie famosissime e che negli scorsi anni erano già state distribuite da Sky, come Sex and the City, White Lotus, Game of Thrones e il suo spin off House of the Dragon, Six Feet Under e Boardwalk Empire. E c’è il primo episodio della seconda stagione di The Pitt, una delle serie più apprezzate dell’anno scorso. Altre sono già state annunciate: il 13 febbraio per esempio uscirà Heated Rivalry, serie tv canadese uscita a dicembre che ha già ottenuto un successo enorme negli Stati Uniti, e che racconta dell’attrazione tra due giocatori di hockey di squadre rivali. E ad aprile ci sarà la terza stagione di Euphoria. Tra quelle subito disponibili, queste meritano particolarmente.

I Soprano
Andata in onda tra il 1999 e il 2007, I Soprano viene frequentemente citata come la migliore serie di sempre. Questo consenso critico è dovuto alle molte novità che introdusse nella narrazione televisiva, all’enorme influenza che ebbe sulle produzioni successive e soprattutto alla qualità della scrittura, un aspetto a cui il regista e ideatore David Chase riservò attenzioni maniacali e probabilmente non replicabili nella serialità odierna, che predilige storie più disimpegnate, prevedibili e frettolose.

Con I Soprano Chase decostruì molti luoghi comuni associati alle storie di gangster, e per farlo partì da uno spunto narrativo molto originale: raccontare la storia di un temuto boss della mafia italoamericana attraverso lunghe sessioni di psicoterapia. Il protagonista è Tony Soprano (James Gandolfini), un criminale che soffre di turbe derivate dal rapporto con una madre anaffettiva e che si ritrova suo malgrado a dover gestire la cosca mafiosa che fu di suo padre. Chase applicò la stessa profondità con la quale costruì Tony Soprano anche ai personaggi secondari della serie, e questo aspetto determinò una sorta di “rottura” con gli schematismi dei telefilm del periodo. Nel 2013 i membri della Writers Guild of America, il principale sindacato degli sceneggiatori statunitensi, votarono I Soprano come la serie meglio scritta di sempre.

The Wire
Insieme ai Soprano è una delle serie più rappresentative della cosiddetta “Golden Age of Television” (età d’oro della televisione), termine con cui viene talvolta definito quel periodo di inizi anni Duemila in cui le grandi emittenti statunitensi, soprattutto HBO e la sua concorrente AMC, produssero molte serie acclamate da pubblico e critica. The Wire è ambientata a Baltimora: racconta la storia di una squadra di poliziotti che tenta di incastrare i Barksdale, la famiglia che controlla il traffico di droga nella città. E lo fa in modo molto dettagliato, curato e credibile, anche per via delle esperienze pregresse di David Simon, l’ideatore e principale sceneggiatore della serie, che prima di darsi alla televisione aveva lavorato come giornalista al Baltimore Sun, e aveva una conoscenza piuttosto approfondita della cronaca giudiziaria locale.

Come nel caso dei Soprano, anche The Wire ribalta molte convenzioni del genere a cui teoricamente dovrebbe appartenere, cioè il poliziesco. Non ci sono il manicheismo e la retorica tipici di queste storie, anzi, capita spesso che i poliziotti e le istituzioni si rivelino più problematici e moralmente discutibili dei criminali che inseguono. E viene riservato molto spazio alla caratterizzazione dei “cattivi”, che nella maggior parte dei casi non sono altro che giovanissimi afroamericani costretti a lavorare per i Barksdale per sopravvivere. Ciascuna delle cinque stagioni si apre con la canzone “Way Down in the Hole” di Tom Waits, interpretata di volta in volta da musicisti diversi.

Six Feet Under
È un’altra delle produzioni storiche di HBO, e come I Soprano e The Wire fa spesso capolino nelle liste delle serie migliori di tutti i tempi. Six Feet Under è una saga familiare incentrata sulla quotidianità dei Fisher, una famiglia di Los Angeles che gestisce un’impresa di pompe funebri tra litigi, incomprensioni e scontri. Secondo molti sceneggiatori, critici e addetti ai lavori, il suo finale è difficilmente superabile.

The Pitt
Ricorda per molti versi ER – Medici in prima linea, probabilmente il medical drama (come vengono definite le serie ambientate negli ospedali) più famoso e apprezzato di sempre. Entrambe le serie partono dalla stessa idea di fondo: raccontare la concitazione del lavoro in un pronto soccorso e le vicende personali di medici e infermieri, alternando momenti di tensione e altri più quieti. Ma i punti in comune non finiscono qui: Noah Wyle, attore che interpreta il capo del pronto soccorso in The Pitt, era il protagonista di ER (o almeno quello delle prime stagioni) John Carter; e il creatore di The Pitt, John Wells, era stato sceneggiatore di ER fin dalla prima stagione per poi diventare una delle persone più importanti del team creativo della serie.

La prima stagione, uscita lo scorso anno, è stata accolta molto favorevolmente dalla critica, che ha lodato The Pitt soprattutto per la sua capacità di distaccarsi dai modelli distributivi delle produzioni odierne per riproporre quelli tipici delle serie degli anni Novanta. Gli episodi sono autoconclusivi e a cadenza settimanale, hanno trame semplici e ben definite e si fanno guardare molto agevolmente. Il primo episodio della seconda stagione è già disponibile su HBO Max.

Succession
Ideata da Jesse Armstrong, è incentrata sulle vicende della famiglia Roy che controlla Waystar Royco, una grande azienda conglomerata nel settore dei media e dell’intrattenimento. L’intera serie è dedicata agli ultimi anni dell’anziano patriarca Logan Roy, imprenditore molto influente e che con la sua azienda ha condizionato il mondo dell’informazione e della politica negli Stati Uniti, e ai figli Kendall, Shiv e Roman che si contendono il controllo dell’azienda facendo i conti con il difficilissimo rapporto col padre.

Parla in parte di strategie aziendali e acquisizioni miliardarie, ma si sofferma soprattutto sulle liti, sui rancori e sui sotterfugi tra fratelli, figli e nipoti, negli uffici al 50esimo piano del grattacielo dove ha sede la società o nell’enorme villa agli Hamptons, il ritiro dei ricchi newyorkesi. Non ebbe un successo trasversale, ma piacque tantissimo ad alcune nicchie, e in particolare ai giornalisti.

Curb Your Enthusiasm
È la serie con cui, dopo l’enorme successo di Seinfeld, il comico statunitense Larry David decise di mettere in scena una versione esagerata e macchiettistica di sé stesso e della sua vita. Ed è una serie “metanarrativa”, cioè in cui ciò che viene messo in scena imita per molti versi la vita vera: racconta infatti la quotidianità dello stesso David, autore comico di grande successo grazie a Seinfeld, che campa principalmente di rendita oziando e portando avanti una routinaria vita sociale a Los Angeles, nei quartieri delle star del cinema e della televisione. Andata in onda tra il 2000 e il 2024, negli Stati Uniti è diventata una sitcom di culto quasi quanto Seinfeld.secondo il Guardian è stata «la serie comica più influente di questo secolo».

Una battaglia dopo l’altra
Su HBO Max è disponibile anche l’ultimo film di Paul Thomas Anderson con Leonardo DiCaprio, descritto dalle riviste di settore come il principale candidato per vincere l’Oscar come miglior film a marzo. Una battaglia dopo l’altra è liberamente ispirato a Vineland, un cervellotico romanzo di Thomas Pynchon. Racconta la storia di Bob Ferguson (DiCaprio), attivista del gruppo radicale French 75 che dopo anni di militanza decide di abbandonare l’attività da bombarolo per crescere la figlia avuta da un’altra attivista. Solo che lei a un certo punto viene rapita, e lui deve darsi da fare per trovarla. Contiene almeno un paio di scene molto spassose con Benicio del Toro, che interpreta un maestro di karate sovversivo e disfunzionale.

Weapons
Un’altra novità presente su HBO Max è Weapons, che la scorsa estate era stato uno dei film più visti in Italia. È un horror d’autore ambientato in un’anonima cittadina di provincia degli Stati Uniti, dove una notte 17 bambini di una classe della scuola elementare escono dalle rispettive case e spariscono nel buio. Il film racconta quello che succede dopo alla maestra della classe (Julia Garner), al padre di uno di loro (Josh Brolin), al preside della scuola (Benedict Wong), e ad altri personaggi. La narrazione è scandita da più capitoli, ognuno dei quali assume il punto di vista di uno di questi personaggi, che poco alla volta si avvicinano alla soluzione del mistero.

Girls
È la serie che rese Lena Dunham una delle registe più famose e apprezzate della sua generazione. Andò in onda tra il 2012 e il 2017, partendo da uno spunto già approfondito da un’altra famosa serie HBO (quattro amiche a New York alle prese con piccoli e grandi problemi quotidiani: insomma, ci siamo capiti). Diventò una serie di culto soprattutto per gli spettatori millennial, che in quegli anni facevano l’università ed entravano nel mondo del lavoro. Il racconto e i dialoghi delle quattro protagoniste avevano un tono irriverente, a volte meschino e respingente, e stupirono molto il pubblico di quegli anni. Girls vinse numerosi premi e Dunham fu molto lodata per la sua scrittura arguta, tanto da finire, nel 2013, nella lista delle 100 persone più influenti al mondo secondo il Time. La protagonista, interpretata dalla stessa Dunham, era un personaggio femminile mai visto prima in televisione, e per molti versi autobiografico.

Adventure Time
È una delle serie di animazione più acclamate del Ventunesimo secolo: parla di un ragazzino di nome Finn, del suo migliore amico, il magico cane mutaforma Jake, e della loro vita da eroi nella terra di Ooo, un mondo post-apocalittico creatosi circa mille anni dopo una catastrofe nucleare chiamata “Grande Guerra dei Funghi”. All’inizio sembra che Finn sia l’unico essere umano rimasto, e la terra di Ooo è popolata da strane creature; ma è solo l’inizio, per l’appunto. Anche se è una serie destinata ai bambini, contiene battute e riferimenti decisamente più maturi e uno sviluppo psicologico dei personaggi non indifferente: per questo piace spesso anche agli adulti.

Industry
Inedita in Italia ma molto popolare negli Stati Uniti, è fondamentalmente un thriller finanziario: è stata ideata da Mickey Down e Konrad Kay, due ex banchieri, che buttarono giù un soggetto a partire da ciò che vedevano ogni giorno. Parla di un gruppo di neolaureati che comincia a lavorare per la Pierpoint & Co, una prestigiosa banca d’investimento di Londra.

Nel corso degli episodi compaiono numerosi termini tecnici del settore finanziario, che contribuiscono a rendere credibile e immersivo l’ambiente. Tuttavia, più che sui meccanismi dell’industria, la serie si concentra sui rapporti personali tra i neo assunti, sulle dinamiche di potere interne alla banca e sulla pressione psicologica vissuta dai protagonisti. Su HBO Max ci sono tutte le stagioni. La prima uscì nel 2020, la quarta è cominciata domenica scorsa.

The Chair Company
È una commedia creata da due ex autori del Saturday Night Live, Zach Kanin e Tim Robinson, che interpreta anche il protagonista ed è da alcuni anni uno degli autori comici più originali e apprezzati della tv americana, grazie alla serie I Think You Should Leave with Tim Robinson. The Chair Company è stata descritta da molti critici come una delle serie migliori del 2025.

Parte da una premessa piuttosto surreale: durante una conferenza William Ronald Trosper, un padre di famiglia che lavora per un’enorme azienda immobiliare, cade da una sedia difettosa e comincia a investigare sull’azienda che l’ha prodotta, con un approccio complottista e molto sospettoso. La sua ossessione lo trascina in una spirale di paranoia e situazioni sempre più assurde, in quella che il Guardian ha definito «una commedia sulla rabbia in ufficio piena di risate enormi e stupide».

I Love LA
Ideata e diretta dall’attrice e comica statunitense Rachel Sennott, è ambientata a Los Angeles e racconta la storia di Maia (interpretata dalla stessa Sennott), un’agente per persone famose senza clienti che prova a rimettere insieme i pezzi della propria vita professionale e personale dopo aver riallacciato i rapporti con Tallulah (Odessa A’zion), la sua ex migliore amica diventata una influencer di successo. Attorno a loro ruota un gruppo di personaggi che lavorano nell’industria dell’intrattenimento e dei social media. È stata descritta come una serie «sull’esistenzialismo della Gen Z».

Usciranno su HBO Max anche Il cavaliere dei 7 regni, il nuovo spin off di Game of Thrones, e l’attesa serie tv di Harry Potter. Ci saranno anche diverse produzioni italiane, tra cui Gina Lollobrigida: diva contesa, dedicato alle traversie giudiziarie di una delle più famose attrici italiane, e Portobello, l’ultimo film di Marco Bellocchio dedicato al caso di Enzo Tortora. A marzo uscirà anche Nonostante, scritto, interpretato e diretto da Valerio Mastandrea.

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