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  • mercoledì 6 giugno 2018

Com’è invecchiata “Sex and the City”

Decidete voi se leggere il titolo con tono da "signoramia" o con un sospiro nostalgico: sono passati vent'anni dal primo episodio

Da una scena di "Sex and the City": da sinistra Charlotte, interpretata da Kristin Davis; Carrie, cioè Sarah Jessica Parker; Miranda, interpretata da Cynthia Nixon, e Samantha, il personaggio di Kim Cattrall

Ci sono serie tv di grande successo che se riguardate a vent’anni di distanza dalla messa in onda della prima stagione funzionano ancora bene e ci fanno pensare che potremmo continuare a vederne le repliche per sempre, come si legge e rilegge un classico della letteratura. Molto più spesso però capita che i nostri gusti in fatto di narrazioni televisive si siano evoluti nel frattempo, portandoci a rinnegare quello che un tempo ci piaceva molto. Poi ci sono i casi un po’ nel mezzo, come quello di Sex and the City, una delle serie tv americane di maggior successo dei primi anni Duemila, il cui primo episodio andò in onda il 6 giugno 1998.

Negli ultimi anni, in parte per via della rinnovata attenzione al femminismo, critici di cultura pop ed editorialiste di riviste femminili hanno più volte sottolineato i limiti di Sex and the City, sia dal punto di vista della verosimiglianza della trama che per gli ideali delle protagoniste, che in un certo senso volevano rappresentare donne contemporanee progressiste ed emancipate. Nonostante questo alcuni di questi critici e moltissime altre persone continuano a considerare Sex and the City – o SATC, come la abbreviano – una serie tv fondamentale per la storia delle serie tv e che si può ancora guardare e riguardare.

SATC, per chi l’ha sempre snobbata e non sa cosa sia
Le sei stagioni di Sex and the City sono state trasmesse da HBO dal 1998 al 2004, in Italia da La7 dal 2000 al 2004. I personaggi principali della serie sono quattro donne benestanti di New York, single e con più di trent’anni, molto amiche tra loro: la giornalista Carrie, l’avvocata Miranda, la gallerista e poi moglie che non lavora per scelta Charlotte, e Samantha, che gestisce un’agenzia di pubbliche relazioni.

Carrie è la vera e propria protagonista, nonché la voce narrante di molte scene. Le altre tre rappresentano tre diversi tipi di donna, in modo un po’ stereotipato: Samantha è quella che crede nel sesso piuttosto che nell’amore e non ha alcun interesse nelle relazioni sentimentali; Charlotte al contrario è romantica, spera di sposarsi con un uomo ricco ed elegante, ed è pudica nei confronti di molti aspetti della vita sessuale; infine Miranda pensa soprattutto alla sua carriera ed è presentata come cinica e distaccata nei confronti delle relazioni. Carrie somiglia un po’ a tutte e tre, ma in modi diversi: crede nell’amore come Charlotte, ama le feste, i locali e gli abiti appariscenti come Samantha, e condivide in parte il cinismo di Miranda. Le fan della serie solitamente hanno un personaggio preferito e notoriamente categorizzano le proprie amiche come “Mirande”, “Charlotte” e “Samanthe”.

Gli episodi sono lunghi circa mezz’ora, come quelli delle sit-com. Sex and the City in realtà non è una sit-com ma con le sit-com ha in comune il fatto di avere trame cosiddette “verticali”, cioè quelle che si risolvono nel giro di una puntata come nella maggior parte delle serie tv dedicate a crimini e indagini. Nel caso di SATC al posto degli omicidi ci sono le brevi relazioni sessuali intrattenute dalle protagoniste e i problemi legati al sesso, dalle richieste di pratiche poco gradite da parte dei partner al sapore dello sperma, ma anche alla vita delle donne in generale, come il tumore al seno e la difficoltà di tenere insieme carriera e maternità: tutti questi temi sono affrontati dalla stessa Carrie nella sua rubrica sul sesso, “Sex and the City” appunto, pubblicata sull’immaginario giornale New York Star. La serie ha comunque anche un importante sviluppo orizzontale, incentrato sulle più importanti storie d’amore e sesso delle protagoniste.

La serie ebbe un grandissimo successo di pubblico e vinse anche molti premi, tra cui sette Emmy (su 54 candicature) e otto Golden Globe (su 24 candidature). Questa è la sigla:

Perché SATC oggi non verrebbe fatta allo stesso modo
Già negli anni in cui andava in onda, Sex and the City suscitò un vivace dibattito a proposito del suo valore culturale rispetto ad alcuni dei suoi temi, come il ruolo delle relazioni sentimentali nella vita delle donne e l’interruzione volontaria di gravidanza (per una particolare puntata). Secondo alcuni critici la serie era femminista perché mostrava le donne approcciarsi al sesso come tradizionalmente facevano solo gli uomini. Per altri era antifemminista perché raccontava la vita delle donne mettendo al centro il loro rapporto con gli uomini. Per altri ancora era post-femminista perché, pur essendo sessualmente libere e professionalmente emancipate, le quattro protagoniste della serie sceglievano di fare cose tradizionalmente considerate femminili come dedicare molta attenzione a scarpe e abiti. Altri critici ancora se la prendevano con questo aspetto perché rendeva la serie molto consumista e materialista.

Le critiche più recenti, spesso fatte da donne che erano bambine o ragazze quando SATC andava in onda, hanno messo in luce altri aspetti, quelli riguardo alla rappresentazione delle minoranze etniche e delle persone LGBT. Prima di tutto: Sex and the City ha quasi solo personaggi bianchi, nonostante New York sia una città con un’altissima percentuale di afroamericani e in generale persone di ogni etnia. Inoltre nel corso della serie vengono dette e mostrate cose che con i più attenti criteri di oggi verrebbero considerate razziste. Per esempio alcuni personaggi secondari appartenenti a minoranze etniche, come la domestica di Miranda di origine ucraina Magda, vengono mostrati in modo caricaturale; lo stesso avviene con la sorella dell’unico uomo nero che Samantha frequenta, per il modo in cui si oppone all’idea che una donna bianca frequenti il fratello.

Per quanto riguarda la sensibilità nei confronti di persone non eterosessuali e cisgender, c’è una puntata in cui Carrie dice di non credere che esistano persone bisessuali e un’altra in cui si dice che un gruppo di prostitute trans sono affascinate da Miranda perché «dopotutto sono uomini». Nelle serie tv di oggi si fa molta attenzione a essere corretti e sensibili su questi temi e se SATC fosse rifatta oggi non conterrebbe cose di questo tipo.

L’account di Instagram Every Outfit on Sex & the City, che ha 500mila followers, ha realizzato alcuni meme in cui si immagina che Charlotte sia sensibile a certe questioni: in questo caso dice a Carrie che la bisessualità è un orientamento sessuale, cosa che lei dovrebbe sapere dato che scrive di sesso su un giornale.

Molte altre critiche sono state fatte alla verosimiglianza della serie e in particolare dello stile di vita di Carrie, che può permettersi di vivere in un appartamento a Manhattan (nell’Upper East Side per la precisione) e comprare scarpe che costano centinaia di dollari solo tenendo una rubrica settimanale su un giornale. È anche poco realistico che un’avvocata di successo come Miranda abbia tanto tempo per i brunch con le amiche come mostrato nella serie, che Carrie sia incapace di fare qualsiasi cosa coinvolga la tecnologia compreso mandare delle email e che lei e le altre tre protagoniste siano così amiche: un po’ perché per quattro donne in carriera non è così semplice trovare il tempo per frequentarsi con assiduità, un po’ perché soffermandosi un po’ sui rapporti che le legano ci si rende conto che Miranda, Charlotte e Samantha sono soprattutto amiche di Carrie e poco amiche tra di loro.

Considerando che dopo tutto Sex and the City è una serie tv, e una serie tv comica in parte basata su stereotipi, forse la critica più sensata che le è stata fatta negli anni è quella riguardo al finale, in cui tutte e quattro le protagoniste risultano “accasate” in qualche modo: secondo molti questo finale ha un po’ tradito lo spirito con cui la serie era stata concepita, almeno per la percezione del pubblico, cioè mostrare la vita delle donne single in modo positivo. È anche vero però che è sbagliato giudicare le serie tv soltanto per il loro finale: se facessimo sempre così sarebbero in molte a dover essere rivalutate.

Perché SATC è stata importante
Insieme a I Soprano, andata in onda dal 1999 al 2007, Sex and the City ha fatto diventare HBO quella che poi è diventata, cioè il network che ha prodotto altre serie tv di grandissimo successo, quelle di cui si parla di più, tra cui Game of Thrones, la prima stagione di True detective e Westworld. Tuttavia nel tempo la reputazione della serie, almeno negli Stati Uniti, è peggiorata per via delle critiche elencate sopra.

In risposta a questo atteggiamento critico nei suoi confronti, nel 2013 la critica del New Yorker Emily Nussbaum scrisse un articolo di rivalutazione di Sex and the City: in sintesi la tesi era che SATC non era stata un prodotto televisivo frivolo e solo per donne, ma la prima serie tv a ribaltare il modo in cui venivano mostrate le donne single in tv e ad avere per protagonista un’antieroina, cioè quel tipo di personaggio femminile che poi è diventato estremamente popolare in serie più recenti, come Girls, Broad City e Insecure, oltre che in molti film. Infatti se all’inizio di Sex and the City Carrie è mostrata come un personaggio positivo, quello in cui le spettatrici dovrebbero immedesimarsi, nel tempo è diventata uno dei personaggi più odiati della TV e questo perché si dimostra molto debole, egocentrica, confusa e, nonostante la propria libertà sessuale, succube dell’uomo con cui ha la più lunga e travagliata delle proprie relazioni, “Big”.

Anche chi non è d’accordo con l’analisi di Nussbaum – che va di pari passo alla rivalutazione del personaggio di Miranda, che un articolo del 2017 del blog Man Repeller ha definito come il personaggio di SATC a cui le giovani donne di oggi vorrebbero assomigliare – riconosce però l’impatto culturale di Sex and the City: quella cosa per cui è inevitabile fare confronti ogni volta che esce una nuova serie tv che parla di donne che vivono in una grande città.

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