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  • Venerdì 12 dicembre 2025

La Lombardia sta facendo arrivare oltre duecento infermieri dall’Uzbekistan

Per colmare le stesse carenze che hanno mandato in tilt un reparto del San Raffaele, a Milano

Infermieri nell'ospedale militare di Milano, durante la pandemia da coronavirus. (LaPresse/Claudio Furlan)
Infermieri nell'ospedale militare di Milano, durante la pandemia da coronavirus. (LaPresse/Claudio Furlan)
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La regione Lombardia ha avviato un piano per formare e assumere più di 200 infermieri provenienti dall’Uzbekistan. L’obiettivo è colmare la grave carenza di infermieri degli ospedali lombardi, che solo pochi giorni fa ha provocato una situazione di crisi e caos all’ospedale San Raffaele di Milano, di cui si è molto discusso. Nella legge di stabilità della regione (il documento che definisce le entrate e le spese per i prossimi tre anni, ancora in fase di discussione), si legge che per realizzare parte di questo piano è previsto lo stanziamento di 900mila euro da suddividere su tre anni. I sindacati e alcuni esponenti dell’opposizione hanno criticato il progetto perché lo ritengono una soluzione solo temporanea, insufficiente a risolvere un problema che invece è strutturale.

Secondo i dati dell’OCSE, l’organizzazione che raggruppa i paesi più sviluppati al mondo, in Italia gli infermieri sono meno rispetto alla media dei paesi europei. E la Lombardia è la regione italiana che ha il minor numero di infermieri ogni mille abitanti. Questi numeri dipendono soprattutto dal fatto che gli stipendi bassi e la grande mole di lavoro rendono la professione dell’infermiere poco attrattiva, perciò sempre meno giovani si iscrivono alla facoltà di infermieristica e sempre più infermieri lasciano il loro lavoro. Negli ultimi giorni si è parlato di quello che è successo al San Raffaele come un caso emblematico delle possibili conseguenze di questa carenza.

Nella notte tra il 6 e il 7 dicembre, per colmare una carenza di organico, all’ospedale erano arrivati alcuni professionisti forniti da una cooperativa, che però non avevano la formazione e le competenze necessarie per terapie e operazioni basilari. Questo ha creato una grande confusione nel reparto dove sono entrati in servizio, cioè nell’unità di medicina generale e delle cure avanzate, che gestisce decine di pazienti in condizioni delicate. Il reparto ha dovuto interrompere temporaneamente l’accettazione di nuovi pazienti e spostare in altre sezioni dell’ospedale alcuni di quelli già ricoverati.

Grazie a un accordo con l’Agenzia per la migrazione della Repubblica dell’Uzbekistan, la Lombardia conta di accogliere 210 infermieri uzbeki nel 2026 e di arrivare almeno a 3mila negli anni successivi. Il progetto si chiama “Inferm-East” ed è il risultato di un accordo di collaborazione tra Lombardia e Uzbekistan in diversi settori: oltre alla sanità, anche l’economia, la ricerca, la cultura e il turismo. Il dialogo tra le due istituzioni era iniziato ancora prima, nel 2023, con la visita ufficiale del presidente uzbeko Shavkat Mirziyoyev a Milano.

Il piano è già stato avviato: a ottobre sono arrivati in Lombardia i primi 10 professionisti, che stanno svolgendo attività di formazione negli ospedali dell’ASST Fatebenefratelli-Sacco. Dovrebbero restare qui fino a gennaio, frequentando corsi di italiano e svolgendo tirocini in reparti complessi come pronto soccorso, terapia intensiva, cardiologia, oncologia, area pediatrica e nefrologia (il reparto che si occupa della cura dei reni).

A novembre, invece, sono iniziati i corsi di italiano per 150 infermieri a Tashkent, capitale dell’Uzbekistan, e per altri 60 a Samarcanda, per un totale di 210 professionisti che dovrebbero essere trasferiti in Lombardia nei primi mesi del 2026. Il piano prevede anche di aprire a Tashkent un’unità di coordinamento, cioè un ufficio o una struttura per gestire i rapporti tra i due paesi, monitorare l’avanzamento del progetto, verificare la qualità della formazione e organizzare il reclutamento dei professionisti.

Nel progetto della legge di bilancio della Regione, che sarà discussa nelle prossime settimane in Consiglio regionale, si legge che i 900mila euro stimati (300mila euro all’anno tra il 2026 e il 2028) serviranno a pagare l’affitto, il personale, le spese logistiche, la mediazione linguistica e le missioni istituzionali e di rappresentanza.

I principali sindacati del settore lo considerano un piano non risolutivo, e dicono che la Regione dovrebbe impegnarsi a garantire condizioni di lavoro migliori e stipendi competitivi per trattenere i professionisti italiani. Inoltre secondo Carmela Rozza, consigliera regionale del Partito Democratico, il piano non dà garanzie che gli infermieri uzbeki, una volta formati, rimangano in Italia. Anche lei sostiene che sia più opportuno valorizzare professionisti già presenti sul territorio o attirarli dalle altre regioni, e per questo ha presentato un emendamento per eliminare i finanziamenti dalla legge di bilancio della regione.

Non è la prima volta che in Lombardia vengono fatti arrivare professionisti dall’estero per colmare la mancanza di infermieri: è già successo con lavoratori provenienti da Argentina e Paraguay. È stato fatto anche in altre regioni e in una recente intervista il ministro della Salute Orazio Schillaci ha detto che è in corso una trattativa, di cui già aveva parlato in passato, per portare in Italia molti infermieri dall’India.