In alcune scuole d’Italia i bambini vanno senza zaino
E senza astuccio perché le scuole comprano tutto il materiale, che si condivide

Le aule della scuola elementare pubblica “P. Thouar e L. Gonzaga”, a Milano, sono organizzate in maniera diversa da quelle di gran parte delle scuole. Non ci sono banchi singoli ma tavoli grandi, le “isole”, attorno a cui si dispongono cinque o sei bambini. Al centro di ciascuna isola c’è un contenitore con matite, penne e tutto il materiale che può servire in classe. I bambini non hanno uno zaino né un astuccio personale, ma condividono tutto con i compagni.
Quando fanno i dettati o i compiti in classe, le maestre distribuiscono una matita per ciascun alunno. In altri momenti invece i bambini attendono semplicemente il loro turno per usare quello che gli serve. Il modello “senza zaino” è un metodo educativo alternativo a cui aderiscono 343 istituti scolastici in Italia e che prevede anche un uso degli spazi e regole diverse da quelle delle scuole tradizionali. Oltre a insegnare l’importanza della condivisione e il rispetto verso le cose di tutti, ha un impatto sull’economia delle famiglie, che in questo periodo dell’anno spendono decine di euro per rifornire i propri figli di quello che serve per la scuola.
Nelle scuole che aderiscono a questo modello, anziché comprare quaderni, matite e pennarelli nuovi, ogni anno le famiglie versano una somma per l’acquisto dei materiali condivisi. Soprattutto non devono comprare lo zaino, che rappresenta la spesa più grossa nel budget familiare per la scuola. Nel caso del Thouar Gonzaga la spesa annuale per i materiali si aggira attorno ai 70/80 euro, ma dipende dal singolo istituto. Secondo uno studio fatto da Altroconsumo nel 2023 la spesa di cancelleria per un bambino durante la prima elementare era mediamente di 161 euro, e da allora è aumentata.
Le scuole “senza zaino” sono principalmente primarie, ma hanno cominciato ad aderire anche alcune scuole medie: con più difficoltà perché qui alcuni libri e quaderni sono essenziali per fare i compiti a casa il pomeriggio. Nelle scuole elementari “senza zaino” i bambini vanno a scuola solo con una borsina, che può essere fornita dalla scuola, dove mettono borraccia, merenda e diario. Non hanno bisogno di una cartella per portare i quaderni perché per i primi due anni i compiti vengono dati solo durante le chiusure scolastiche più lunghe, come Natale, Pasqua e le vacanze estive; a partire dalla terza elementare vengono assegnati anche per il fine settimana ma spesso è sufficiente portare a casa un quaderno o un libro.

I bambini dell’istituto lavorano attorno all'”isola” (Istituto Comprensivo P. Thouar e L. Gonzaga)
Il modello “senza zaino” si è sviluppato in Toscana una ventina di anni fa. Nel 2002 il dirigente scolastico Marco Orsi, che allora lavorava a Lucca, ebbe l’idea di mettere intorno a un tavolo alcune persone per iniziare una sperimentazione. Tra queste c’era Daniela Pampaloni, dirigente scolastica di una scuola nel piccolo comune di Fauglia, in provincia di Pisa, che divenne poi uno dei primi ad adottare quel modello. Pampaloni oggi è coordinatrice nazionale della rete di scuole che aderisce al modello “senza zaino” e racconta che la proposta le piacque fin da subito perché prevedeva anche una riorganizzazione degli spazi, che secondo lei avrebbe fatto fare «un salto di qualità» a tutta la didattica. Nel 2003 in diverse scuole primarie toscane partirono delle classi di prova che adottavano quel modello.
Oltre alla condivisione dei materiali, in queste scuole le lezioni non sono frontali, ogni mattina il docente arriva e programma la giornata con i bambini, decidendo insieme le possibili attività da fare. Una volta scelto l’obiettivo della giornata i bambini si muovono con autonomia tra i tavoli (le isole). Silvia Benucci, che ha iscritto tutti i suoi tre figli alla Thouar e Gonzaga, dice che per lei la condivisione del materiale responsabilizza i bambini: «uno dei miei figli aveva una maestra che ogni lunedì faceva fare a ogni tavolo la ricognizione del materiale. Se mancava qualcosa, dovevano cercarlo e trovarlo, o era prevista una piccola punizione, come pulire tutti i tavoli».
Nel 2006 fu pubblicato il volume A scuola senza zaino scritto da Marco Orsi, in cui venivano spiegate le basi di questo sistema: l’ospitalità, la responsabilità e il senso di comunità. Tra il 2008 e il 2009 l’Università di Firenze fece una ricerca sul modello “senza zaino” i cui risultati furono pubblicati in un libro alcuni anni dopo. I ricercatori avevano studiato comportamenti, atteggiamenti e facilità nell’apprendimento di due classi, una “senza zaino” e una con approccio tradizionale. Emerse che in due anni i bambini delle classi “senza zaino” avevano ottenuto risultati migliori in alcune competenze sociali: partecipazione indipendente, prosocialità ed empatia affettiva.
Anche grazie a questo la rete si è ampliata e adesso c’è almeno una scuola ad adottare questo modello in ogni regione italiana. Quelle con il maggior numero di istituti sono la Toscana che ne ha 59, la Lombardia con 47 e il Piemonte e la Puglia entrambe 39. Per entrare nella rete l’istituto deve farne richiesta compilando alcuni moduli, che vengono controllati e, se i criteri vengono soddisfatti, la domanda di adesione viene sottoposta alla direzione nazionale che decide.



