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  • Martedì 9 settembre 2025

Macron sta finendo i candidati a primo ministro

Dopo la caduta del governo Bayrou ne deve nominare un altro, il quarto in poco più di un anno: l'alternativa sono le elezioni anticipate

Emmanuel Macron, il 5 settembre 2025 (AP Photo/Christophe Ena)
Emmanuel Macron, il 5 settembre 2025 (AP Photo/Christophe Ena)
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Lunedì sera il presidente francese Emmanuel Macron ha escluso di convocare elezioni anticipate e ha detto che nei prossimi giorni nominerà un nuovo primo ministro o una nuova prima ministra che prenderà il posto di François Bayrou, che lunedì è stato sfiduciato dall’Assemblea Nazionale per via di un mancato accordo sulla contestata legge di bilancio per il 2026, e che martedì si è dimesso. Non sarà facile. Bayrou è il terzo primo ministro a doversi dimettere in poco più di un anno e ancora una volta Macron dovrà trovare una persona che metta d’accordo almeno metà dei deputati, in un parlamento molto frammentato e in cui i partiti hanno sempre meno voglia di collaborare tra loro.

Al momento un candidato così non sembra esserci. Le ultime due volte – nel settembre e nel dicembre del 2024 – erano stati formati governi di minoranza guidati da due politici del blocco di centrodestra che sostiene il presidente: Michel Barnier (dei Repubblicani, di destra) e François Bayrou (del partito centrista MoDem). Entrambi erano rimasti in carica accordandosi rispettivamente con il partito di estrema destra del Rassemblement National e con il Partito Socialista, che in cambio di alcune concessioni politiche avevano evitato, almeno per qualche mese, di votare a favore della loro sfiducia.

È probabile che Macron voglia riprovare a formare un governo simile, nominando per esempio uno dei ministri del dimissionario governo Bayrou che possa raccogliere un po’ di voti a destra o a sinistra. Le possibilità che gli riesca però sono più basse che in passato, perché nel frattempo l’atteggiamento di alcuni partiti è cambiato ed è diventato più rigido e meno disposto a compromessi.

Il Rassemblement National, il partito di Marine Le Pen, considera per esempio le elezioni anticipate l’unica opzione possibile. È difficile che finirà per sostenere l’ennesimo primo ministro vicino a Macron. Allo stesso tempo Macron non vuole nominare un capo di governo proveniente dal Rassemblement National, perché non avrebbe i voti per rimanere in carica.

François Bayrou parla all’Assemblea Nazionale poco prima di essere sfiduciato, l’8 settembre 2025 (ANSA/EPA/YOAN VALAT)

Il Partito Socialista ha chiesto che venga nominato un primo ministro di sinistra: un membro del suo partito – per esempio il suo leader, Olivier Faure – o un politico del partito degli Ecologisti. Si è detto disposto a collaborare con il blocco di Macron, abbandonando il partito di estrema sinistra La France insoumise con cui si era presentato alle elezioni (e che ora chiede elezioni anticipate e le dimissioni di Macron). È una strada che il presidente francese aveva già provato a percorrere lo scorso dicembre, ma a cui si oppone fermamente il leader dei Repubblicani, il ministro dell’Interno Bruno Retailleau.

Macron potrebbe provare a nominare un politico dell’area socialista che però non è attualmente un membro del partito. Negli scorsi giorni sui giornali sono stati fatti i nomi di diversi politici che erano già stati presi in considerazione lo scorso dicembre, come Bernard Cazeneuve, che aveva ricoperto la carica di primo ministro durante la presidenza del socialista François Hollande ma che oggi si è distanziato dalla nuova generazione dei Socialisti. Non è però chiaro chi potrebbe andare bene a Retailleau.

Da parte loro, i Repubblicani hanno invece troppo pochi seggi per pensare di riuscire a guidare un governo senza l’appoggio esterno dell’estrema destra o della sinistra.

Macron potrebbe infine provare a nominare un primo ministro tecnico, che prenda temporaneamente il controllo solo per approvare la legge di bilancio entro la fine dell’anno. Negli ultimi giorni sui giornali francesi è stato fatto il nome dell’attuale governatore della Banca centrale François Villeroy de Galhau, che ha fatto diverse dichiarazioni su come gestirebbe la prossima legge di bilancio. Per il momento però è solo un’ipotesi, e anche la sua nomina (o una nomina simile) potrebbe non avere l’appoggio necessario.

Nominare un tecnico inoltre è sempre rischioso perché scontenta tutte le forze politiche e di fatto costituirebbe un’ammissione di fallimento da parte di Macron.

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