Trump ha rinviato ancora i dazi
Ha spostato la scadenza del 9 luglio al 1° agosto, inviando intanto lettere minacciose ad alcuni paesi

Donald Trump ha deciso di rinviare al 1° agosto l’entrata in vigore dei dazi a decine di paesi, inizialmente previsti per il 9 luglio. In questo modo ha di fatto esteso la scadenza entro cui i paesi potranno firmare accordi commerciali con gli Stati Uniti proprio per evitare i dazi. Trump lo ha annunciato lunedì in una serie di «lettere» ai governi stranieri; in seguito la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha confermato la nuova scadenza del 1° agosto, dicendo che sarà ufficializzata con un ordine esecutivo.
La mossa di Trump serve a mettere pressione sui paesi coinvolti per convincerli a negoziare gli accordi commerciali che lui stesso aveva promesso ma non ci sono ancora stati (con due sole eccezioni: Regno Unito e Vietnam). Sono state diffuse le lettere inviate a sette governi: Giappone, Corea del Sud, Malaysia, Kazakistan, Sudafrica, Laos e Myanmar, tra le altre.
Queste lettere contengono un paragrafo che apre alla possibilità di attenuare o rimuovere i dazi (che per Giappone e Corea del Sud sono almeno del 25 per cento) in cambio di concessioni. Il testo, comunque, minaccia anche la possibilità di alzarli. L’orizzonte temporale fissato da Trump – il 1° agosto, quindi successivo alla scadenza teorica della sospensione – serve a consentire ulteriori trattative.

La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, mostra la lettera mandata al governo sudcoreano, il 7 luglio (AP Photo/Evan Vucci)
Nonostante l’impostazione delle «lettere», tecnicamente i dazi statunitensi li pagano solo consumatori e aziende statunitensi e non i governi a cui sono indirizzate, Trump stesso le aveva presentate come un modo per chiudere la questione. Insieme alla Cina, con cui Trump sostiene di avere trovato un accordo, l’Unione Europea è il pezzo più importante delle trattative, e da settimane i rappresentanti europei e quelli statunitensi stanno discutendo su una bozza d’accordo. L’amministrazione Trump ha detto che da qui a mercoledì si aspetta sia di inviare altre lettere sia di annunciare nuovi accordi commerciali.
Le «lettere» e gli annunci repentini sono il classico modo di Trump di portare avanti questo tipo di relazioni: minacciare conseguenze terribili per ottenere quello che vuole, provare a ottenere qualcosa e poi rimangiarsi le minacce (e se non ottiene niente, come accaduto con la Cina, rimangiarsi le minacce comunque). A fine giugno, per esempio, aveva interrotto bruscamente i negoziati con il Canada perché pretendeva l’abolizione di una tassa sui servizi digitali che doveva essere pagata a breve: abolizione che poi ha ottenuto.
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