Perché l’Inter ha scelto proprio Cristian Chivu
Cioè un allenatore con appena 13 partite di esperienza tra i professionisti: è un ripiego, ma con delle buone ragioni

Dopo quattro stagioni Simone Inzaghi ha lasciato l’Inter per andare ad allenare in Arabia Saudita e come suo sostituto il club ha infine scelto il quarantaquattrenne rumeno Cristian Chivu, in modo un po’ sorprendente se si considera la sua limitata esperienza come allenatore. Nell’ultima parte della stagione appena trascorsa Chivu ha infatti allenato il Parma, e prima era stato l’allenatore delle squadre giovanili dell’Inter dal 2018 in poi: dell’under-14, dell’under-17, dell’under-18 e infine della squadra Primavera (come viene chiamata l’ultima fase delle giovanili), tra il 2021 e il 2024. Le 13 partite con il Parma sono quindi le sue uniche da allenatore di una squadra professionistica.
L’Inter ha appena concluso una stagione particolare e molto faticosa, nella quale è andata vicina a vincere quattro competizioni ma alla fine non ne ha vinta nemmeno una, perdendo in particolare lo Scudetto per un solo punto e la finale di Champions League per 5-0. La separazione da Inzaghi è stata per certi versi inattesa, perché aveva un altro anno di contratto e perché i rapporti dell’allenatore con la società e i giocatori sembravano ottimi, ma è stata anche comprensibile vista la delusione per gli ultimi risultati. La dirigenza ha dovuto in poco tempo trovare un sostituto tenendo in considerazione che la squadra è di altissimo livello (ha giocato due finali di Champions League in tre anni), ma anche che molti giocatori sono abbastanza in là con gli anni, e che soprattutto dopo la disfatta della finale di Champions League c’è bisogno di cambiare qualcosa.
La prima opzione dell’Inter era con ogni probabilità l’allenatore del Como Cesc Fàbregas, molto giovane e ambizioso, che nella sua prima stagione in Serie A si è fatto apprezzare per le idee brillanti e la qualità del gioco mostrata dalla sua squadra, arrivata decima al primo anno dopo la promozione dalla Serie B. Fabregas e il presidente del Como hanno parlato pubblicamente della trattativa e hanno fatto sapere che la proposta dell’Inter era stata rifiutata.
Rispetto a Fàbregas o ad altri possibili candidati, Chivu è una scelta evidentemente di ripiego e per i tifosi meno affascinante, ma allo stesso tempo più pragmatica: conosce molto bene l’Inter (oltre ad aver allenato le squadre giovanili ci giocò pure, tra il 2007 e il 2014, vincendo tutto), guadagnerà meno di altri allenatori più affermati e con il Parma nelle ultime partite, decisive per la permanenza in Serie A della squadra, ha utilizzato come schema di gioco il 3-5-2, lo stesso impiegato all’Inter da Inzaghi e prima ancora da Antonio Conte. È insomma sotto molti aspetti una scelta di continuità.

Cristian Chivu a contrasto con Arjen Robben durante la finale di Champions League vinta dall’Inter contro il Bayern Monaco nel 2010 (Alex Grimm/Bongarts/Getty Images)
In precedenza con l’Inter Primavera, con cui vinse il campionato nel 2021-2022, aveva usato quasi sempre moduli con la difesa a 4, soprattutto il 4-3-1-2. «L’idea che ha lasciato la sua prima esperienza in una prima squadra è quindi quella di un tecnico malleabile, in grado di adattarsi agli uomini a disposizione», ha scritto questa settimana il sito di approfondimento sportivo Ultimo Uomo. Chivu insomma viene probabilmente considerato un allenatore che può cambiare modo di giocare in base alle situazioni e ai calciatori, e questo potrebbe servire sia se vorrà dare continuità al modo di giocare dell’Inter di Inzaghi, che però era molto sofisticato e difficile da replicare, sia se vorrà provare a cambiare.
«Fàbregas secondo me avrebbe portato a una piccola rivoluzione tecnica incidendo di più sul progetto, mentre con Chivu sono convinto che il progetto tecnico-tattico sarà più accompagnato», ha detto in un’intervista Andrea Stramaccioni, commentatore sportivo ed ex allenatore della Primavera e della prima squadra dell’Inter, che ha anche definito Chivu «un allenatore giovane, molto positivo» e soprattutto «perfettamente conscio dell’ambiente interista dentro e fuori dal campo». Quando allenava la Primavera, Chivu si confrontava spesso con Inzaghi.
Chivu è subentrato a Fabio Pecchia come allenatore del Parma il 18 febbraio del 2025, quando la squadra era terzultima; fino a quel momento il Parma era stata una squadra per certi versi entusiasmante, in relazione alle sue possibilità, ma anche molto fragile e spesso incapace di difendere le situazioni di vantaggio. Con Chivu è diventata meno spettacolare ma più solida, e ha ottenuto alcuni risultati sorprendenti come la vittoria per 1-0 contro la Juventus e quella per 3-2 contro l’Atalanta, o i pareggi contro l’Inter (2-2 in rimonta) e contro il Napoli, arrivando infine quintultima e salvandosi (come si dice in gergo per le squadre che riescono a non retrocedere in Serie B).
Una partita che è costata abbastanza cara all’Inter
Il modo in cui l’Inter di Inzaghi eseguiva il 3-5-2, anche grazie alla maggiore qualità dei calciatori, era decisamente più ambizioso e offensivo però: tutti i giocatori partecipavano alla costruzione delle azioni d’attacco, scambiandosi spesso di posizione. Al Parma invece Chivu aveva deciso dopo qualche partita di passare alla difesa a 3, che spesso diventava a 5 con i due esterni, principalmente per lasciare meno spazio agli avversari: all’Inter, insomma, dovrà dimostrare di saper proporre un gioco più ricercato soprattutto con il pallone.
Arrivati ai primi di giugno non c’erano tanti allenatori affermati disponibili per l’Inter, che fra una settimana andrà negli Stati Uniti a giocare il Mondiale per club e aveva bisogno quindi di sceglierne uno in fretta. Molti dei candidati menzionati come possibili sostituti di Inzaghi (oltre a Fàbregas, Roberto De Zerbi e Thiago Motta, per esempio) erano per vari motivi allenatori più integralisti, che avrebbero avuto bisogno di tempo e di diversi acquisti per far attecchire le loro idee di gioco.
Chivu invece, pur essendo a sua volta una grossa scommessa perché ha pochissima esperienza in Serie A e ne ha zero come allenatore di una grande squadra, nelle idee dei dirigenti potrà adattarsi meglio a ciò che gli verrà dato. Con la Primavera inoltre ha dimostrato di saper far migliorare i giovani calciatori (quando vinse lo Scudetto c’erano per esempio i due centrocampisti Cesare Casadei e Giovanni Fabbian, entrambi di recente convocati in Nazionale). È una cosa che probabilmente gli verrà chiesta, vista la necessità dell’Inter di svecchiare la rosa e le disponibilità economiche un po’ limitate, almeno a giudicare dagli ultimi anni, per acquistare calciatori affermati.



