Le rugbiste proveranno a giocare con una palla più piccola
In un importante torneo internazionale, per migliorare il gioco: ma c'è chi ne parla come della «peggior decisione che qualcuno abbia mai preso»

A settembre in un importante torneo internazionale femminile di rugby a 15, la versione più tradizionale e prestigiosa del gioco, si userà una palla più piccola del normale. Succederà nelle WXV Global Series, il torneo internazionale tra le 12 nazionali più forti del mondo, tra cui l’Italia. A deciderlo è stato World Rugby, l’organo che governa il rugby nel mondo, secondo cui una palla più piccola potrebbe migliorare il rugby femminile. Alcune rugbiste però sono molto, molto in disaccordo. Zoe Harrison, rugbista con 65 presenze nell’Inghilterra, la migliore squadra al mondo, ha detto che è «la peggior decisione che qualcuno abbia mai preso».
Nello specifico, la proposta prevede di usare una palla circa il 3 per cento più piccola e con lo stesso peso di quella tradizionale, usata sia nel rugby maschile che femminile. Secondo World Rugby, una palla più piccola si adatta meglio alle mani delle giocatrici, rendendo più facili prese e passaggi e favorendo un gioco più fluido e vivace, e questo perché le mani di una donna sono in media circa il 10 per cento più piccole di quelle di un uomo. Nei mesi scorsi questa soluzione è già stata testata nel rugby a sette ed è piaciuta a molte giocatrici.
Ma il recente annuncio di World Rugby per le WXV Global Series è stato seguito da molte critiche. Secondo Harrison, per esempio, la minore superficie del pallone rende più difficile colpire bene la palla con il piede, e nel rugby a 15 il pallone si calcia spesso: sia nel cosiddetto gioco al piede (che tramite calci permette di guadagnare metri sul campo) che nei calci piazzati, con l’obiettivo di fare punti calciando la palla tra i pali.
Harrison è una mediana d’apertura, cioè colei che spesso costruisce l’attacco ed è incaricata dei calci, in cui è tra le migliori al mondo. Al Sei Nazioni, il più importante torneo europeo per nazionali, finora non ha sbagliato nessuno dei 15 calci verso i pali. Per lei, così come per ogni altra rugbista che da anni calcia, passa, riceve e tiene tra le mani una palla di una certa dimensione, passare a una anche solo un po’ più piccola significa dover cambiare abitudini e sensazioni ormai consolidate.

Harrison durante una partita del Sei Nazioni tra Inghilterra e Irlanda, 11 aprile 2026 (Paul Harding/Getty Images)
C’è poi la preoccupazione che questa novità – se allargata su più larga scala – possa aumentare i costi per i club dilettantistici, che dovrebbero acquistare nuove scorte di palle specifiche per le squadre femminili.
E c’è chi ritiene che una palla più piccola possa suggerire l’idea che il rugby femminile sia una versione ridotta, minore, meno difficile e meno importante, di quello maschile. World Rugby, al contrario, ha spesso giustificato questa scelta dicendo di voler «sviluppare il gioco femminile come disciplina a sé stante, piuttosto che come imitazione del gioco maschile».
World Rugby, comunque, non è la prima associazione sportiva internazionale a scegliere di differenziare la versione femminile e quella maschile di uno sport. Nell’atletica leggera gli ostacoli delle gare femminili sono più bassi di quelli maschili, nel tennis ci sono tornei in cui gli uomini giocano un massimo di cinque set e le donne un massimo di tre, e nei tornei femminili di pallavolo la rete è più bassa che in quelli maschili. Anche nel cricket le palle sono un po’ più piccole e leggere per le donne.
Una scelta molto simile a quella di World Rugby fu presa nel 2004 dalla FIBA, l’associazione internazionale del basket, che introdusse una palla più piccola e leggera per le gare femminili, pensando di rendere più facili passaggi, palleggi e tiri. Questa novità, però, non cambiò molto il basket giocato dalle donne, tant’è che ancora oggi c’è chi propone altri cambiamenti per renderlo più spettacolare. Una delle proposte più discusse è abbassare i canestri per facilitare le schiacciate. Ma a molte giocatrici di basket non piace, perché vogliono giocare alle stesse condizioni degli uomini, e perché la mancanza di schiacciate nel loro basket non è solo una questione di fisico.
– Leggi anche: Il basket giocato dalle donne ha bisogno delle schiacciate?
Ci sono dibattiti simili anche nel calcio. L’allenatrice della nazionale femminile statunitense Emma Hayes sostiene da tempo che i campi da gioco e le porte debbano essere più piccoli per le donne, così da rendere le partite più veloci e intense. Secondo lei, «ogni sport deve considerare la propria integrità, ma anche, in un’epoca professionistica, la propria capacità di attrarre pubblico».
Qualche calciatrice si è pure detta d’accordo con lei, ma molte altre ritengono che non abbia molto senso il paragone con il calcio giocato dagli uomini. L’ex calciatrice Fara Williams, per esempio, ha sottolineato che nel calcio la differenza tra maschi e femmine è soprattutto una questione di attenzione e investimenti, che per le squadre femminili arrivano spesso più tardi e in misura minore che per quelle maschili.



