L’inchiesta sul canale Telegram che diffondeva foto di donne prese da Vinted

Di utenti che non lo sapevano, soprattutto italiane, e che poi ricevevano decine di messaggi molesti

(©Virginie Lefour/Belga via ZUMA Press)
(©Virginie Lefour/Belga via ZUMA Press)
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Ad aprile sul quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung è uscita un’inchiesta su un canale di Telegram che per mesi aveva pubblicato le foto di donne prese dall’app di compravendita Vinted senza il loro permesso. Il canale si chiamava Girls of Vinted ed è stato eliminato poco prima dell’uscita dell’articolo. I giornalisti che si sono occupati dell’inchiesta hanno passato diversi mesi nella chat, che a loro dire era frequentata «soprattutto da uomini»: hanno scritto che c’erano foto di utenti di Vinted per la maggior parte italiane, ma anche tedesche e francesi, che da un giorno all’altro avevano cominciato ricevere messaggi molesti.

Non è la prima volta che viene fuori una storia di questo tipo: già un anno fa, nel documentario Vinted’s Dirty Laundry, la giornalista britannica Ellie Flynn aveva raccontato come le foto delle donne pubblicate sull’app per mostrare i vestiti che indossavano venissero divulgate a scopo sessuale su Reddit in un gruppo chiamato “Vinted Sluts” (qualcosa come “le puttane di Vinted”), anche questo chiuso poco dopo.

Vinted è una delle app più diffuse al mondo per la compravendita online di vestiti o altri oggetti usati. Spesso per far vedere come vestono i capi in vendita gli utenti pubblicano foto in cui li indossano: a volte si vede la loro faccia, altre no. Su Vinted inoltre gli utenti possono contattare privatamente i venditori per avere informazioni in più sui vestiti o per trattare sul prezzo.

Secondo la ricostruzione, il canale Girls of Vinted su Telegram era stato creato nel giugno del 2024 e in meno di un anno erano stati pubblicati i profili di 130 donne, per la maggior parte italiane. Poco prima dell’uscita dell’inchiesta aveva circa 2mila iscritti. Oltre alle foto di alcune donne, l’inchiesta dice che sul canale venivano pubblicati anche i link ai profili delle venditrici, che in alcuni casi riportavano informazioni personali come il loro nome e la città di residenza.

Una studentessa di Berlino intervistata e identificata come Bella ha raccontato di aver caricato le proprie foto su Vinted per liberarsi di alcuni vestiti, e che a febbraio aveva cominciato a ricevere messaggi molesti, fino a tre al giorno. Solo a marzo, dopo essere stata contattata dai giornalisti della Süddeutsche Zeitung che avevano visto il suo profilo su Girls of Vinted, aveva capito cosa fosse successo.

L’inchiesta fa notare che alcuni di questi profili sono di donne che non sembrerebbero usare Vinted per vendere i propri vestiti. Nell’articolo si spiega infatti che «la descrizione nei loro profili suggerisce che offrano effettivamente servizi sessuali, e indicano anche altri canali, oltre a Vinted, che possono essere utilizzati per contattarle. Sembra che alcune persone utilizzino deliberatamente la piattaforma di vestiti di seconda mano per incontri o per prostituzione». Girls of Vinted però non faceva alcuna differenza tra questi profili e altri.

Vinted ha risposto ai giornalisti della Süddeutsche Zeitung dicendo di avere «tolleranza zero nei confronti di comunicazioni indesiderate e sessualmente esplicite», ma è evidente che questo non basta per limitarle nei canali privati. Un’altra utente intervistata, Sonja, ha detto di aver preso l’abitudine di segnalare tutti i messaggi molesti a Vinted, e ha aggiunto che l’app blocca solo quelli che scrivono messaggi di una certa “gravità”: «Se qualcuno mi chiede solo dei calzini o della biancheria intima, di solito il profilo rimane online».

I giornalisti che hanno indagato su Girls of Vinted hanno provato a contattare l’utente che gestisce il canale: si faceva chiamare Sara, diceva di avere 29 anni e di vivere a Milano. Per scriverle bisognava pagare somme da due euro in su, con la valuta interna all’app di Telegram. Dalle risposte che hanno ricevuto, sembra che il suo scopo fosse quello di guadagnare con chat erotiche, foto e video. Alle loro domande Sara ha risposto di aver semplicemente preso delle foto già pubbliche, e che se una delle donne nelle foto glielo avesse chiesto sarebbe stata disposta a cancellarle: «Non è mai stato fatto nulla di male» ha risposto.

Nell’articolo comunque si dice che «se “Sara” sia un essere umano o un bot resta un mistero».

Poco dopo questo scambio sia il canale che il suo profilo sono scomparsi. Telegram ha detto di aver bloccato sia il canale, sia l’account che lo gestiva e quello che l’aveva creato (che era un altro ancora) per violazione delle regole della piattaforma. È probabile tuttavia che questa chat venga riaperta con un altro nome, come succede spesso con canali che diffondono contenuti illegalmente.

Avendo sede a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, Telegram si rifiuta quasi sempre di collaborare con governi e forze dell’ordine di altri paesi per rimuovere contenuti considerati dannosi o per rintracciare le persone dietro a queste attività.

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