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  • Lunedì 3 marzo 2025

L’altra volta che ci fu una «coalizione di volenterosi»

Era il 2003 e gli Stati Uniti si preparavano a invadere l’Iraq di Saddam Hussein: oggi la stessa espressione è usata in relazione alla guerra in Ucraina

Marines statunitensi guardano in tv il presidente George W. Bush che annuncia l'inizio della guerra in Iraq, il 19 marzo 2003 (Todd Maisel/NY Daily News Archive via Getty Images)
Marines statunitensi guardano in tv il presidente George W. Bush che annuncia l'inizio della guerra in Iraq, il 19 marzo 2003 (Todd Maisel/NY Daily News Archive via Getty Images)
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Domenica il primo ministro britannico Keir Starmer ha detto che alcuni paesi, tra cui il Regno Unito e la Francia, formeranno una «coalizione di volenterosi» per elaborare un piano che metta fine alla guerra in Ucraina. Starmer ha usato l’espressione inglese «coalition of the willing», che non è inedita: nel 2003 fu usata dal presidente statunitense George W. Bush per riferirsi all’insieme dei paesi che appoggiavano l’invasione statunitense dell’Iraq.

L’invasione iniziò sulla base di presupposti falsi: nel 2003 l’amministrazione Bush sostenne che il presidente iracheno Saddam Hussein avesse a disposizione un arsenale di armi chimiche, biologiche e forse nucleari, definite complessivamente “armi di distruzione di massa”, che avrebbero potuto essere usate in accordo con gruppi terroristici come al Qaida. Le armi di distruzione di massa però non c’erano. La guerra durò oltre otto anni, fino alla fine del 2011, e furono uccise centinaia di migliaia di persone.

Era il periodo della “guerra al terrore”, avviata dagli Stati Uniti dopo gli attacchi terroristici compiuti da al Qaida l’11 settembre del 2001 contro le Torri Gemelle, a New York, e il Pentagono, a Washington. A ottobre di quell’anno gli Stati Uniti invasero l’Afghanistan, dove era radicata al Qaida, e iniziarono presto a valutare la possibilità di invadere anche l’Iraq, sebbene il governo iracheno non avesse legami diretti con gli attacchi dell’11 settembre.

– Leggi anche: Il grande falso che diede inizio alla guerra in Iraq

Soldati statunitensi a Hawr Rajab, in Iraq, nel 2007

Soldati statunitensi a Hawr Rajab, in Iraq, nel 2007 (Benjamin Lowy/Getty Images)

Il 20 novembre del 2002, durante una riunione dei paesi NATO a Praga, Bush disse che gli Stati Uniti avrebbero guidato una «coalizione di volenterosi per disarmare» Saddam, e invitò i politici presenti a decidere se farne parte o meno. Pochi mesi dopo il dipartimento di Stato statunitense diffuse una lista con 31 paesi che avevano deciso di partecipare a quella coalizione. Era un gruppo variegato che comprendeva, tra gli altri, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Nicaragua, Turchia e Polonia (ma non la Francia, per esempio).

Gli Stati Uniti invasero l’Iraq il 20 marzo del 2003. Nei mesi successivi la coalizione si allargò fino ad arrivare a un massimo di quasi 50 paesi che contribuivano in modo diverso mettendo a disposizione truppe, basi militari, l’uso dello spazio aereo o navale e via dicendo. Con il passare del tempo e il trascinarsi dei combattimenti, molti governi iniziarono a ridurre o a interrompere la loro partecipazione.

L’amministrazione Bush presentò la coalizione come un successo che dimostrava il sostegno internazionale all’operazione e in generale agli Stati Uniti. La sua reale influenza è stata però messa in dubbio, anche perché la maggior parte dei paesi aderenti contribuì solo in modo marginale alle operazioni in Iraq.

George W. Bush alla Casa Bianca con il generale David Petraeus, capo della missione militare internazionale in Iraq, nel 2007

George W. Bush alla Casa Bianca con il generale David Petraeus, capo della missione militare internazionale in Iraq, nel 2007 (Charles Ommanney/Getty Images)

Durante il dibattito tra i candidati alle elezioni presidenziali del 2004, il Democratico John Kerry disse che la coalizione comprendeva principalmente tre paesi, ossia Stati Uniti, Regno Unito e Australia, quindi non era abbastanza grande e gli Stati Uniti potevano «fare meglio». Bush, il candidato Repubblicano, rispose: «Hai dimenticato la Polonia», una frase diventata nota e interpretata come un tentativo di presentare un risultato come più grande di quello che realmente è (alla fine Bush vinse quelle elezioni e fu eletto per un secondo mandato).

Oltre agli Stati Uniti, il paese che contribuì maggiormente all’operazione fu il Regno Unito, che inviò in Iraq 46mila soldati. Il fatto che ora Starmer abbia usato la stessa espressione sulla «coalizione di volenterosi» inaugurata da Bush potrebbe non essere un caso: «Poche frasi così iconiche sono ripetute nel mondo della politica senza una ragione precisa», ha scritto sul Guardian il giornalista Peter Walker.

Keir Starmer in conferenza stampa a Londra, lo scorso 2 marzo

Il primo ministro britannico Keir Starmer in conferenza stampa a Londra, lo scorso 2 marzo (Julian Simmonds/Pool via AP)

Starmer ha annunciato l’intenzione di formare la «coalizione» in relazione ai vari negoziati che gli Stati Uniti stanno conducendo per mettere fine alla guerra in Ucraina. Venerdì il presidente statunitense Donald Trump ha incontrato alla Casa Bianca il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky. In teoria i due avrebbero dovuto firmare un accordo per permettere agli Stati Uniti di beneficiare dei proventi delle risorse minerarie ucraine in cambio del prosieguo degli aiuti militari statunitensi, ma l’incontro è stato disastroso: Trump e il suo vice J.D. Vance hanno attaccato verbalmente Zelensky, e lui se n’è andato prima del previsto senza firmare niente.

A quel punto, Starmer ha organizzato una riunione a Londra con i leader di alcuni paesi europei e non solo, per cercare una soluzione. Starmer non ha detto quali paesi parteciperanno alla coalizione, ma ha chiarito che sarà guidata da Regno Unito e Francia e che potranno farne parte anche paesi extraeuropei, tra cui gli Stati Uniti.