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  • Giovedì 16 gennaio 2025

Il miglior quarterback esordiente della NFL si allena con la realtà virtuale

Jayden Daniels può analizzare circa 250 situazioni di gioco in più alla settimana con il visore: e pare stia funzionando

Jayden Daniels, 24 anni, sta giocando la sua prima stagione in NFL (Scott Taetsch/Getty Images)
Jayden Daniels, 24 anni, sta giocando la sua prima stagione in NFL (Scott Taetsch/Getty Images)

Nel weekend del 18 e 19 gennaio si gioca in NFL il divisional round, un turno importante dei playoff del principale campionato statunitense di football americano, corrispondente in sostanza ai quarti di finale. Ci saranno quattro partite a eliminazione diretta tra sabato e domenica e una di queste sarà quella tra i Detroit Lions e i Washington Commanders.

I Lions sono andati benissimo in stagione regolare, vincendo 15 partite e perdendone solamente 2, e sono considerati tra le squadre più accreditate a qualificarsi per il Super Bowl, cioè la finale: per loro sarebbe la prima volta. Per arrivarci però dovranno innanzitutto eliminare i Commanders, che nel turno preliminare dei playoff hanno vinto in modo convincente contro Tampa Bay e sono una squadra giovane e brillante come lo è Jayden Daniels, il loro quarterback (il giocatore che gestisce tutte le azioni offensive in una squadra di football americano).

Daniels ha 24 anni, è un rookie, cioè un esordiente, e nella sua prima stagione da professionista ha dimostrato di essere un giocatore di grande talento e già pronto per competere ai massimi livelli: è probabile che vincerà il premio di Rookie of the year, miglior esordiente della stagione. Tedy Bruschi, ex giocatore e commentatore per l’emittente americana ESPNlo ha definito «il miglior quarterback esordiente che io abbia mai visto», mentre il sito di ESPN lo ha messo titolare nell’ideale squadra dei migliori esordienti, perché «ha da subito moltiplicato la forza di ogni giocatore d’attacco di Washington». L’NFL stessa lo ha inserito al settimo posto in un ranking dei quarterback titolari delle 32 squadre e, in un’altra classifica, The Ringer ha scritto che ha «la velocità e la precisione di un’auto di Formula 1» (per ora però lo ha messo al ventesimo posto, esprimendo qualche dubbio sulla sua crescita futura e sulla longevità della sua carriera).

La qualità migliore di Daniels sembra proprio essere la sua velocità, prima di tutto di pensiero. In ogni azione infatti un quarterback deve in pochissimo tempo, qualche secondo, analizzare i movimenti dei suoi compagni e della difesa avversaria e decidere come giocare la palla. Daniels è rapido in questa analisi della situazione ed è spesso molto efficace nell’azione successiva perché è abile sia nel passare la palla, come fanno normalmente i quarterback, sia nel portarla lui stesso avanti: tra i quarterback è il secondo ad aver percorso più metri con la palla in mano (nel football americano l’obiettivo è arrivare con la palla oltre la linea di fondo avversaria, sia ricevendo un passaggio lì dentro, sia portandocela di corsa). Questa doppia dimensione di gioco lo rende più difficile da difendere per gli avversari, che non sanno bene se concentrarsi di più sulla marcatura dei giocatori offensivi di Washington o di Daniels stesso.

Un po’ di cose belle della prima parte di stagione di Daniels

Daniels ha affinato le sue abilità di lettura del gioco sotto pressione non solo giocando e allenandosi in campo, ma anche grazie all’utilizzo di un visore di realtà virtuale, grazie al quale riesce a visualizzare e studiare situazioni di gioco reali. Lo staff di Washington infatti, ha spiegato The Athletic, ogni giorno carica su un software dedicato, chiamato Cognilize e sviluppato da un’azienda tedesca, decine di video di azioni vere mostrate dalla prospettiva del quarterback. Lo fa in base alle necessità: se nella partita successiva Washington deve affrontare una difesa particolarmente aggressiva, gli allenatori di Daniels raccolgono vari esempi di azioni della squadra avversaria o in generale di difese particolarmente aggressive.

È chiaro che allenarsi solamente con la realtà virtuale non sarebbe sufficiente, ma integrare questo tipo di preparazione è senza dubbio utile, soprattutto in uno sport come il football dove ogni azione parte da gioco fermo e quindi, pur essendoci migliaia di variabili, esistono delle situazioni di partenza tutto sommato standard. In questo modo, lo ha raccontato lo stesso Daniels, ogni settimana può confrontarsi con oltre 250 situazioni di gioco in più rispetto a quelle che fronteggia nei normali allenamenti (senza il rischio di infortunarsi, peraltro). Con Cognilize, una tecnologia impiegata anche da militari, piloti di Formula 1 e di aerei, il quarterback dei Commanders ha inoltre la possibilità di riprodurre le azioni a velocità aumentata rispetto a quella reale, migliorando ulteriormente la rapidità di lettura del gioco. Daniels ha detto che grazie a questo tipo di allenamenti è in grado di capire le situazioni molto più velocemente di prima.

Come funziona Cognilize

È stato lui stesso peraltro a introdurre questa tecnologia a Washington: la usava infatti già dalla sua ultima stagione trascorsa con gli LSU (Louisiana State University) Tigers, in cui vinse l’Heisman Trophy, cioè il premio di miglior giocatore del campionato di football universitario. Per ora la usano solamente lui e gli altri quarterback dei Commanders: «L’obiettivo dei quarterback è fare pratica e vedere ogni giocata un milione di volte. La realtà virtuale in questo è davvero utile», ha detto a The Athletic Sam Hartman, quarterback di riserva dei Commanders.

Durante le sessioni di allenamento in realtà virtuale Daniels non solo visualizza decine di azioni, ma nel frattempo sente la voce di Kliff Kingsbury, il coordinatore dell’attacco di Washington (nel football ogni squadra ha allenatori preposti alle diverse fasi di gioco). Kingsbury infatti ogni giorno seleziona con il suo staff le situazioni di gioco da mostrare ai suoi quarterback e poi registra una specie di voiceover lungo circa un’oretta nel quale spiega le varie azioni e dà consigli, in modo sincronizzato rispetto a quello che Daniels e gli altri vedono.