I problemi del PNRR sono dovuti anche a lentezze informatiche

I comuni lamentano difficoltà ad accedere al sistema che serve a controllare come stanno andando i progetti e soprattutto le spese

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(Mauro Scrobogna/LaPresse)
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Antonio Decaro, che oltre a essere sindaco di Bari è anche presidente dell’associazione dei comuni italiani (ANCI), ha scritto una lettera in cui segnala una serie di difficoltà dei comuni nel gestire e inviare i progetti del PNRR, il piano nazionale di ripresa e resilienza. La lettera è indirizzata al ministro per gli Affari europei e il PNRR Raffaele Fitto, al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e al ragioniere generale dello Stato, Biagio Mazzotta.

In particolare Decaro parla dei grossi problemi dovuti al sistema informatico sviluppato dai ministeri per ricevere la documentazione dei progetti dai comuni: secondo i sindaci il sistema, che si chiama ReGis, è molto lento e si blocca in continuazione. «Ritengo utile rilevare le inadeguatezze e le lacune del sistema complessivo di controllo, di monitoraggio e di erogazione dei fondi poiché tale situazione incide fortemente sulla spedita attuazione del piano, anche in relazione alla attuale fase di apertura dei cantieri che si sta avviando», ha scritto Decaro.

ReGis è una piattaforma informatica, una sorta di sistema gestionale, che è aperta dal novembre del 2022 e attraverso cui le amministrazioni inviano tutte le informazioni e i dati relativi ai progetti del PNRR. È uno strumento gestito dalla ragioneria dello Stato che consente di tenere sotto controllo l’avanzamento delle opere e soprattutto le spese.

I comuni caricano nel sistema informatico i giustificativi di spesa che vengono controllati dai ministeri almeno una volta al mese. Se alcune spese risultano non giustificate, i soldi non vengono concessi, ma i comuni possono presentare delle osservazioni per motivare la richiesta. In questo modo si limita il rischio di spese eccessive o non direttamente collegate al PNRR.

Detta così sembra che il funzionamento del ReGis sia semplice, in realtà le procedure di gestione e di caricamento dei dati sono piuttosto complicate. Ogni procedura, infatti, ha un suo manuale di funzionamento e in alcuni casi le FAQ (le risposte a una serie di domande frequenti) sono più lunghe degli stessi manuali: quelle relative al cosiddetto bando borghi, per esempio, sono lunghe 116 pagine oltre a circa 15 circolari e altre linee guida da seguire. Negli ultimi mesi la ragioneria dello Stato ha organizzato corsi per i dipendenti pubblici che si sono ritrovati a utilizzare questo strumento essenziale all’improvviso, con una formazione molto veloce per rispettare le scadenze del piano.

Oltre al periodo di formazione ridotto, che inevitabilmente causa lentezze e incomprensioni, il ReGis sembra avere problemi gestionali che non dipendono dai comuni. Nella lettera inviata a Fitto, Giorgetti e Mazzotta, l’ANCI ne ha segnalati puntualmente nove. I più gravi sono gli «errori che bloccano l’attività di inserimento dei dati da parte dei comuni» e «le persistenti difficoltà di mero accesso a ReGis e di navigazione». In sostanza, il sistema si blocca e i dipendenti comunali che hanno le credenziali per l’accesso non riescono a entrare nella piattaforma. Le schermate di compilazione dei dati, inoltre, vengono cambiate con una certa frequenza, disorientando i dipendenti che si ritrovano con schermate diverse rispetto ai progetti gestiti in precedenza.

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Alcuni ministeri inoltre non hanno caricato i manuali con le regole da seguire per i bandi del PNRR già avviati, oppure non sono stati caricati i cosiddetti “codici progetto”, che servono ai comuni per accedere al sistema. Ci sono problemi anche per le piccole opere che spesso sono state inserite nel PNRR soltanto dopo l’assegnazione dei bandi, con una procedura comunque permessa, e per cui risulta complicato comunicare le spese.

I comuni segnalano anche problemi che non hanno a che fare con il sistema gestionale, ma con i soldi a disposizione. La premessa è che ciascun comune può chiedere ai ministeri un anticipo per avviare i progetti del piano, che non vengono finanziati tutti in una volta ma in varie tranche. I problemi però in questo caso sono due: il primo è che i pagamenti ai comuni dovrebbero avvenire entro sette giorni dal caricamento dei dati nel sistema, e invece spesso vengono fatti oltre la scadenza. Il secondo problema è che secondo il codice degli appalti le imprese potrebbero chiedere ai comuni fino al 30 per cento di anticipo, mentre per le opere del PNRR possono chiedere solo il 10 per cento.

Questa differenza spiega in parte i problemi di liquidità segnalati da diverse amministrazioni locali, e non solo dai comuni molto piccoli. «L’operazione di presentazione dei progetti PNRR è complessa e i tempi di spesa sono molto ridotti» ha detto Simone Gheri, direttore di ANCI Toscana a Repubblica Firenze. «Se aggiungiamo che passano giorni per una semplice risposta allora tutto diventa complicato. Non si pretende un faccia a faccia in tempo reale, ma nemmeno che trascorra tutto questo tempo, in alcuni casi vengono inviate mail e non arrivano nemmeno risposte».

Repubblica ha segnalato il caso del comune di Martis, in provincia di Sassari, i cui dipendenti tentano di registrarsi al ReGis da sette mesi senza riuscirci, probabilmente per via di uno dei problemi informatici segnalati dall’ANCI. Nonostante il lungo confronto con i tecnici del ministero dell’Economia, il comune di Martis non è ancora riuscito a chiedere 17mila euro per un intervento di riqualificazione del centro, 84mila euro per ristrutturare le scuole e asfaltare le strade, 50mila euro per rifare l’illuminazione pubblica.

Molti addetti ai lavori hanno interpretato la lettera dell’ANCI come una risposta alle polemiche delle ultime settimane in merito ai ritardi del PNRR. Alla fine di marzo il ministro Fitto aveva detto che è «matematico» che alcuni interventi del PNRR non potranno essere realizzati in tempo, cioè entro la fine di giugno del 2026. Molti di questi ritardi sono attribuiti alle inefficienze dei comuni, soprattutto dei più piccoli, che non hanno abbastanza personale e sufficientemente qualificato per portare avanti i progetti.

Tuttavia Decaro nella lettera ha scritto che finora i comuni hanno fatto pienamente il loro dovere: «Il risultato 2022 della spesa per investimenti, pari a circa 12 miliardi di euro, risulta ampiamente soddisfacente». Negli ultimi mesi il governo di Giorgia Meloni ha provato a chiedere all’Unione Europea più tempo, ma la Commissione Europea, che controlla l’applicazione del piano, ha fatto capire chiaramente che non sono possibili rinvii sulle scadenze già previste.

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