Un’altra canzone dei Waterboys

Io vedevo il quarto di luna, tu la vedevi tutta intera

(Helena Larsson/IBL via ZUMA Press)
(Helena Larsson/IBL via ZUMA Press)
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Le Canzoni è la newsletter quotidiana che ricevono gli abbonati del Post, scritta e confezionata da Luca Sofri (peraltro direttore del Post): e che parla, imprevedibilmente, di canzoni. Una per ogni sera, pubblicata qui sul Post l’indomani, ci si iscrive qui.
Joni Mitchell ha messo in ombra che al festival di Newport ci fosse anche Paul Simon , e il mio amico Marco Imarisio poi mi chiama per rimproverarmi che trascuro Paul Simon, e quindi eccolo , come uno che passava di lì.
Un po’ per curiosità del meccanismo, un po’ per ludopatia, un po’ perché vedere Springsteen al paese suo mi tenta, due settimane fa mi sono iscritto alla complessa lotteria per accedere all’acquisto dei biglietti dei concerti di Springsteen nel suo tour americano della prossima primavera. Avevo già fatto una pratica simile quattro anni fa per andarlo a vedere nella sua residency a Broadway, e al secondo tentativo ero stato selezionato e poi ero andato.
Questa volta era ancora più complicata: c’era da riempire un modulo di registrazione online in cui indicare la data preferita, e altre cinque in subordine, in ordine di preferenza. Io avevo messo il Madison Square Garden per comodità, e a seguire altri posti accessibili vicino alla east coast (Boston, il New Jersey per ragioni Springsteen, altre due che non ricordo, e ultima Milwaukee per vicinanza a Chicago). È passato un po’ di tempo e una mail mi ha comunicato di essere stato sorteggiato per Milwaukee e che quindi avrei potuto partecipare alla prevendita per quel concerto, a partire dalle 17 di oggi.
Stamattina leggo questa storia sulle proteste per i prezzi esagerati dei biglietti nelle date già vendute, e le mie incertezze sul comprare davvero dei biglietti per Springsteen a Milwaukee il 7 marzo del 2023 aumentano. Poi ci mettiamo a discutere di un progetto nuovo al Post e mi distraggo dall’ora del via, e me ne ricordo undici minuti in ritardo ma in tempo per essere messo in coda: “hai più di 2000 persone davanti a te”. Passa una mezz’ora, torno a dare un’occhiata, e la app mi dice che se inserisco il codice che mi avevano mandato per SMS ieri notte posso acquistare un biglietto: inserisco il codice e mi compaiono queste offerte .
Non vorrei suonarvi micragnoso, ma ci accontenteremo di Ferrara a maggio.

The whole of the moon
The Waterboys

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Sapete quando dicono “trascinante”? Questa canzone è trascinante. Che è diverso da travolgente. Ed è una commovente celebrazione di qualcuno che la sa lunga, ma la sa lunga davvero, non come tutti noi che pensiamo di saperla lunga. Qualcuno che ci fa realizzare continuamente quanto la sappiamo breve, noialtri.

I pictured a rainbow
You held it in your hands
I had flashes
But you saw the plan
I wandered out in the world for years
While you just stayed in your room
I saw the crescent
You saw the whole of the moon
The whole of the moon

Bel modo di dire: io vedevo il quarto di luna, tu la vedevi tutta intera (certo, tutta intera non la vede nessuno, per via di quella storia dei Pink Floyd ). Io mi immaginavo un arcobaleno, tu ce l’avevi tra le mani. Io avevo delle impressioni, tu vedevi tutto il disegno. Io ho girato il mondo per anni, a te bastava stare nella tua stanza.

Non si è mai capito a chi pensasse, Mike Scott, e ci sono state molte ipotesi e teorie. Lui ha lasciato lì delle mollichine: che abbia cominciato a scriverla per divertimento e per caso, che abbia pensato a un suono alla Prince, che c’entri lo scrittore C.S. Lewis o qualcuno “come Jimi Hendrix”.
Tutto quanto in una festa trascinante di suoni e di trombe. Uscì nel 1985 e per quei soliti percorsi accidentali delle canzoni allora non se la filarono granché, e invece divenne un successo britannico qualche anno dopo e da allora una delle cose più conosciute e amate dei Waterboys (ovvero di Mike Scott, fondatore e membro essenziale). E fate caso a come dice, quando lo dice, “I was grounded”, e “too high, too far”, abbassando e alzando i toni.

Gli U2 l’hanno usata a lungo per entrare in scena, l’hanno fatta Killers fedelmente, Fiona Apple a modo suo , e pure lo stesso Prince in versione più sbilenca. E qui c’è Chris Whitten, quello che suona la batteria, che la racconta e mostra come si fa.
(Chris Whitten ne ha suonate di cotte e di crude, e pure I muscoli del capitano )

Poi se volete farvi trascinare ancora stasera, ci sono Glastonbury song Church not made with hands .

(la canzone dei Waterboys dell’altra volta , di tutt’altro mood)

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