Un'immagine satellitare dell'eruzione del vulcano sottomarino Hunga Tonga-Hunga Ha’apai, sabato 15 gennaio (Japan Meteorology Agency via AP)

Tonga dopo lo tsunami

Per ora non sono stati segnalati morti nell'arcipelago, ma le comunicazioni sono ancora interrotte e i voli militari di ricognizione dei danni sono appena partiti

Un'immagine satellitare dell'eruzione del vulcano sottomarino Hunga Tonga-Hunga Ha’apai, sabato 15 gennaio (Japan Meteorology Agency via AP)

Lunedì la Nuova Zelanda e l’Australia hanno inviato alcuni aerei militari verso l’arcipelago di Tonga per cercare di stabilire i danni provocati dallo tsunami causato dall’eruzione del vulcano sottomarino Hunga Tonga-Hunga Ha’apai, e che sabato aveva raggiunto le zone costiere delle isole del paese. Le comunicazioni con Tonga sono ancora in gran parte interrotte: per il momento nell’arcipelago non sono stati segnalati morti ma si teme che lo tsunami possa avere provocato enormi danni. Le conseguenze dell’eruzione si sono sentite in varie aree dell’oceano Pacifico, anche a migliaia di chilometri di distanza: in Perù a causa delle onde anomale due persone sono morte annegate.

Tonga è un arcipelago di 169 isole che si trova 2.300 chilometri a nord della Nuova Zelanda. Il vulcano sottomarino Hunga Tonga-Hunga Ha’apai si trova circa 65 chilometri a nord di Tongatapu, l’isola principale dell’arcipelago, e aveva cominciato a eruttare in maniera particolarmente violenta sabato, dopo circa sette anni di inattività (aveva cominciato a eruttare a intermittenza lo scorso dicembre, senza però provocare danni o particolari preoccupazioni).

L’eruzione, che è ancora in corso, ha provocato una fuoriuscita di gas a molti chilometri nell’atmosfera e ha generato un boato che è stato sentito anche in Nuova Zelanda.

Fino a non molte ore fa la grossa nuvola di ceneri vulcaniche disperse a causa dell’eruzione aveva impedito ai mezzi di soccorso di sorvolare l’area: adesso gli aerei militari australiani e neozelandesi si occuperanno di stimare e quantificare i danni alle infrastrutture del paese, come porti, strade e collegamenti elettrici, e si prevede che nei prossimi giorni trasporteranno sulle varie isole acqua potabile e altri beni di prima necessità.

Una donna britannica che viveva da alcuni anni a Nuku’alofa, la capitale del paese, è stata trascinata via dalle onde mentre si trovava sulla spiaggia e attualmente risulta dispersa. In base alle poche informazioni che i residenti sono riusciti a condividere sui social media, per ora non sono stati segnalati morti; questo però è un dato da prendere con grande cautela, visto che le comunicazioni sono ancora in gran parte interrotte e ci sono pochissime notizie dalle isole minori (il 70 per cento dei circa 105mila abitanti di Tonga vive sull’isola principale, e le altre isole abitate sono 35).

Dopo l’eruzione di sabato, le autorità locali avevano diffuso l’allarme tsunami e avevano detto alle persone che vivono nelle zone costiere di spostarsi verso le zone più elevate delle isole, per precauzione. In un video condiviso su Facebook, un’abitante di Tonga ha detto che le autorità hanno invitato i residenti a rimanere in casa, a indossare le mascherine e a tenere porte e finestre chiuse: oltre al pericolo di nuove onde anomale, le isole dell’arcipelago sono state infatti ricoperte da uno strato di polvere vulcanica che ha compromesso le riserve di acqua potabile.

La società che controlla l’unica connessione internet in fibra ottica a Tonga ha detto che potrebbero volerci settimane per ripristinare le linee che sono state danneggiate. Alcune immagini satellitari hanno mostrato che le isole di Nuku e Tau, entrambe disabitate, sono state completamente sommerse. Nel frattempo, sempre secondo le scarse informazioni che arrivano dall’arcipelago, il primo ministro del paese Siaosi Sovaleni ha fatto sapere che l’allerta tsunami è ancora in corso.

Lo US Geological Survey, l’Istituto geologico degli Stati Uniti, ha stimato che l’eruzione del vulcano sottomarino Hunga Tonga-Hunga Ha’apai abbia causato effetti paragonabili a quelli di un terremoto di magnitudo 5.8, per il quale è ancora in fase di valutazione una stima sulla profondità equivalente. Lo tsunami ha provocato onde anomale che hanno danneggiato alcune imbarcazioni anche in altre aree dell’oceano Pacifico, tra cui la Nuova Zelanda, senza tuttavia provocare ampi danni.

Domenica in Giappone le autorità locali hanno disposto l’evacuazione di circa 230mila persone residenti in otto prefetture del sud del paese. La compagnia aerea nazionale Japan Airlines ha cancellato una trentina di voli interni e sono stati segnalati anche alcuni ritardi nei collegamenti ferroviari.

A Santa Cruz, nella California centrale, le onde anomale arrivate per effetto dell’eruzione del vulcano di Tonga hanno allagato alcuni parcheggi nelle aree vicino alla costa, senza però provocare grossi danni.

Nel nord del Perù, a più di 10mila chilometri di distanza da Tonga, due persone sono annegate a causa delle onde anomale; in diverse aree del nord e del centro del paese diversi edifici sono stati allagati e più di venti porti sono stati chiusi temporaneamente per precauzione.

Un parcheggio del porto di Santa Cruz allagato in seguito alle onde anomale provocate dall’eruzione del vulcano sottomarino di Tonga (Shmuel Thaler/ The Santa Cruz Sentinel via AP)

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