(AP Photo/Mary Altaffer)
  • Scienza
  • domenica 26 Dicembre 2021

I nuovi dati sull’efficacia dei vaccini contro il coronavirus

Per chi ha ricevuto la dose di richiamo si conferma una protezione molto alta contro le forme gravi della COVID-19

(AP Photo/Mary Altaffer)

L’Istituto superiore di sanità (ISS) ha pubblicato un nuovo aggiornamento del bollettino epidemiologico con nuovi dati che confermano l’efficacia dei vaccini contro il coronavirus e in particolare contro le forme gravi della COVID-19 che possono portare alla morte. È importante osservare questi dati perché consentono di capire qual è il livello di protezione garantito nel tempo dai vaccini contro l’infezione, il ricovero, l’ingresso in terapia intensiva e il decesso.

I dati dicono che in generale le persone che hanno ricevuto il richiamo (cioè la terza dose o la seconda per chi era stato vaccinato con Johnson & Johnson) sono più protette rispetto a chi ha ricevuto soltanto la seconda dose e molto di più rispetto a chi non è vaccinato.

Come mostra il grafico, se si osserva l’incidenza sulla popolazione, in tutte le fasce di età la maggioranza dei ricoveri in terapia intensiva e dei decessi da COVID-19 riguarda persone che non si erano vaccinate. I dati dell’ISS sono relativi ai decessi nel periodo tra il 29 ottobre e il 28 novembre, quindi non tengono conto di dicembre né tanto meno degli effetti della variante omicron sulla mortalità, di cui si potranno avere dati più attendibili soltanto nei prossimi giorni.

L’ISS specifica che questi dati potrebbero essere influenzati dall’età della maggior parte delle persone che finora hanno ricevuto il richiamo: la campagna vaccinale, infatti, ha coinvolto inizialmente la popolazione più a rischio come gli anziani, e solo successivamente è stata aperta a tutto il resto della popolazione.

Per come è stata organizzata la campagna vaccinale, gli individui vaccinati da oltre 150 giorni, e che quindi possono ricevere il richiamo, sono più a rischio di infezione, ricovero e morte rispetto al resto della popolazione vaccinata. Questo limite potrebbe portare a sottostimare i dati generali relativi all’efficacia.

Le cose da sapere sul coronavirus

I dati relativi ai contagi invece prendono in considerazione il periodo tra il 19 novembre e il 19 dicembre, quindi considerano i casi segnalati durante la rapida crescita delle ultime settimane dovuta principalmente alla rapida diffusione della variante omicron. L’incidenza tra i non vaccinati si conferma molto alta in tutte le fasce d’età.

La maggior parte degli studi condotti finora sulla variante omicron ha riscontrato la sua capacità di sfuggire a parte delle difese che il nostro sistema immunitario sviluppa in seguito alla vaccinazione o a un’infezione vera e propria con le precedenti varianti del coronavirus. Uno studio svolto in Sudafrica ha rilevato che la capacità del vaccino di Pfizer-BioNTech di bloccare un’infezione da omicron è passata al 33 per cento con l’inizio dell’ondata dovuta alla nuova variante, rispetto all’80 per cento rilevato con le precedenti varianti. Il vaccino si è però rivelato un’importante risorsa nel prevenire i ricoveri, mantenendo una capacità del 70 per cento (in precedenza era del 93 per cento).

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L’ISS ha stimato l’efficacia vaccinale nel periodo dal 5 agosto al 19 dicembre per tutte le fasce d’età. L’efficacia misura la riduzione percentuale del rischio di osservare un certo evento tra le persone vaccinate rispetto alle persone non vaccinate. Dopo 150 giorni dalla seconda dose, si osserva una forte diminuzione dell’efficacia vaccinale nel prevenire i contagi. In generale, su tutta la popolazione, l’efficacia vaccinale passa dal 71,5 per cento nei vaccinati con seconda dose entro 150 giorni al 30,1 per cento nei vaccinati da oltre 150 giorni. L’efficacia risale negli individui vaccinati con la terza dose: 71 per cento (le stime di efficacia vaccinale per il richiamo nelle fasce di età minori di 80 anni non sono riportate a causa del basso numero di eventi).

Nel caso di malattia grave, la differenza di efficacia per i vaccinati da oltre 150 giorni rispetto ai vaccinati da meno di 150 giorni è minore. L’efficacia per i vaccinati da meno di 150 giorni è al 92,7 per cento, mentre è all’82,2 per cento per i vaccinati con seconda dose da oltre 150 giorni, rispetto ai non vaccinati. Come nel caso dei contagi, l’efficacia risale negli individui vaccinati con terza dose: 94 per cento. Significa che le persone che hanno ricevuto la terza dose hanno un rischio inferiore del 95 per cento di essere ricoverate a causa della COVID-19 rispetto alle persone non vaccinate. In questo grafico si può notare l’efficacia contro la malattia severa divisa per fasce d’età.