La centrale nucleare di Fessenheim, in Francia, il 29 giugno 2020 (Thomas Lohnes/ Getty Images)

Si rifarà una centrale nucleare a Fessenheim?

L'impianto precedente nella città francese era stato spento nel 2020: ora che Macron ha promesso nuove centrali, i vicini tedeschi hanno ricominciato a protestare

La centrale nucleare di Fessenheim, in Francia, il 29 giugno 2020 (Thomas Lohnes/ Getty Images)

Quando a novembre il presidente francese Emmanuel Macron aveva detto di voler costruire nuove centrali nucleari, come previsto nel suo piano di investimenti per il rilancio dell’economia, il presidente dell’Alsazia, Frédéric Bierry, aveva chiesto che la cittadina di Fessenheim fosse presa in considerazione per ospitarne una. Fessenheim ha circa tremila abitanti, si trova al confine con la Germania e quando si parla di nucleare non è un posto come un altro: fino a un anno e mezzo fa ospitava la centrale nucleare più vecchia ancora operativa in Francia, che per decenni era stata ampiamente contestata dai vicini tedeschi. Ancora oggi viene considerata uno dei simboli delle profonde differenze di vedute tra Francia e Germania sull’utilizzo del nucleare.

La costruzione dei due reattori ad acqua pressurizzata della centrale di Fessenheim ebbe inizio nel 1970. L’impianto fu inaugurato sette anni dopo, diventando un vanto e un’attività essenziale per gli abitanti della zona: dava lavoro a più di 2mila persone e le tasse pagate dallo stabilimento permettevano di finanziare scuole, attività sportive e infrastrutture per la comunità.

Allo stesso tempo, quando i reattori furono accesi, cominciarono le trasmissioni di Radio Verte Fessenheim, la prima radio pirata dell’Alsazia, nata per protestare contro la centrale.

Dal 1986, dopo il disastro di Chernobyl, Fessenheim fu inoltre al centro delle proteste degli attivisti anti-nucleare di Breisach, la città tedesca dall’altra parte del confine, che si trova lungo il corso del fiume Reno. Negli anni i residenti di Bresaich avevano segnalato presunti pericoli legati ai vari malfunzionamenti della centrale, contestando peraltro che nella sua costruzione non si fosse tenuto conto dei possibili rischi connessi all’attività sismica della zona. Adesso, dopo oltre 40 anni di attività, è invece in corso il decommissioning, cioè il processo di smantellamento, che dovrebbe concludersi nel 2041.

Al momento dello spegnimento definitivo dell’impianto, nel giugno del 2020, gli attivisti e i residenti di Breisach festeggiarono. Per gli abitanti della cittadina francese fu invece un colpo durissimo: Bierry ne parlò come di uno scandalo «finanziario», «sociale» ed «economico», e nei mesi successivi i residenti continuarono a lamentare «l’impasse finanziaria» portata dalla chiusura.

Oggi la situazione non è cambiata molto. Il sindaco di Breisach, Oliver Rein, ha detto di ritenere «ridicola» l’idea che si possa costruire una nuova centrale nucleare a Fessenheim, anche alla luce di una possibile collaborazione tra Francia e Germania su progetti condivisi di energie rinnovabili. Secondo Rein, l’annuncio di Macron potrebbe essere stato fatto per attirare l’attenzione in vista delle prossime elezioni presidenziali, ma come lui tutti gli altri candidati si sono detti favorevoli dell’utilizzo del nucleare, se non intenzionati ad ampliarlo.

Una manifestazione anti-nucleare su un ponte sul Reno il 29 giugno 2020, in occasione della chiusura della vicina centrale nucleare di Fessenheim (Thomas Lohnes/ Getty Images)

La Francia è uno dei principali paesi dell’Unione Europea che stanno spingendo affinché l’energia nucleare venga inserita nella lista delle attività economiche sostenibili per l’ambiente e quindi meritevoli di investimenti. La Germania, che comunque ha continuato a preferire come fonte di energia tradizionale il carbone – il combustibile fossile più inquinante –, sta invece spegnendo i propri impianti nucleari e privilegiando gli investimenti destinati alla produzione di energia da fonti rinnovabili.

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Le divergenze sul futuro del nucleare tra Francia e Germania sono al centro di un dibattito ancora più ampio, anche perché questa settimana la Commissione Europea avrebbe dovuto decidere se includere la fissione nucleare tra le fonti di energia meritevoli di investimenti in quanto sostenibili per l’ambiente. La decisione tuttavia è stata rinviata a gennaio perché ci sono forti disaccordi tra i paesi membri, a partire appunto dai due più grandi, Francia e Germania.

In ogni caso, non è detto che Fessenheim possa davvero ospitare una nuova centrale nucleare proprio per via del rischio sismico della regione, che negli anni Settanta era stato effettivamente sottostimato. A questo bisogna aggiungere la sicura opposizione dei vicini: il nuovo ministro tedesco dell’Economia e del Clima, il Verde Robert Habeck, è uno dei politici che avevano firmato una lettera di festeggiamenti per la chiusura della vecchia centrale.