Un momento dell'inaugurazione della prima presidente di Barbados, Sandra Mason (Jeff J Mitchell/Getty Images)
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  • mercoledì 1 Dicembre 2021

Nel mondo ogni settimana qualcuno festeggia l’indipendenza dal Regno Unito

Si celebra in 65 paesi che furono colonie o protettorati dell'impero britannico, per una media di una ogni 5,6 giorni

Un momento dell'inaugurazione della prima presidente di Barbados, Sandra Mason (Jeff J Mitchell/Getty Images)

Dal 30 novembre l’isola caraibica di Barbados è diventata la repubblica più giovane del mondo, al termine di un processo di emancipazione dal Regno Unito iniziato lo stesso giorno di 55 anni fa con l’indipendenza e concluso con l’insediamento della nuova presidente Sandra Mason e la rimozione della regina Elisabetta II dal ruolo di capo di stato. Il 30 novembre di ogni anno, quindi, Barbados non festeggerà solamente la propria indipendenza, ma anche la nascita della propria repubblica. 

Pur trattandosi di una festa nazionale, i barbadiani la condividono in realtà con molti paesi del mondo. La Festa di indipendenza dal Regno Unito è infatti tra le più diffuse festività nazionali al mondo, tanta era l’estensione dell’Impero coloniale britannico: viene condivisa da 65 stati.

Non sempre tra questi paesi ci sono ex colonie. In alcuni casi, come Israele, il dominio britannico era più indiretto e avveniva attraverso un mandato internazionale che assegnava al Regno Unito il cosiddetto “protettorato”, termine con cui si indica un particolare istituto giuridico in vigore nell’età coloniale, che serviva a stabilire un controllo sulla politica interna del paese senza annetterlo tra i propri domini.

Comunque, l’indipendenza di Israele venne dichiarata nel 1948 poco tempo prima che il mandato britannico arrivasse alla sua naturale scadenza, e i festeggiamenti per questa ricorrenza hanno poco a che fare con il Regno Unito: di solito c’è un gran dispiegamento di bandiere israeliane, tiene un discorso il presidente del parlamento israeliano (la Knesset), le persone si riuniscono per grigliate e picnic e ci sono spettacoli di luci e fuochi d’artificio.

Oltre ai giorni di indipendenza più celebri – il 4 luglio statunitense, per esempio – ce ne sono molti altri poco noti. Tra i 65 paesi ci sono infatti molti stati insulari dei Caraibi o del Sud del Pacifico, uno dei quali è anche il paese più piccolo del mondo dopo il principato di Monaco e il Vaticano: Nauru. È un’isola che si trova a nord dell’arcipelago delle Solomon (altro ex dominio britannico), ha 10mila abitanti e misura appena 21 chilometri quadrati, all’incirca quanto una delle nove circoscrizioni comunali di Milano.

Nauru finì sotto il controllo del Regno Unito nel 1914, dopo che era stata acquisita dalle forze militari australiane. All’epoca la piccola isola era un obiettivo coloniale ambito perché vi si trovava un ricchissimo giacimento di fosfati, risorsa mineraria preziosa e impiegata in molti settori, dalla chimica all’agricoltura. L’attività di estrazione del Regno Unito rese però l’isola in gran parte inabitabile, tanto che negli anni Sessanta l’Australia offrì agli abitanti la possibilità di trasferirsi in un’isola del Queensland. Nauru rifiutò e nel 1968 dichiarò l’indipendenza.

Pochi anni prima si era reso indipendente un altro stato insulare, ma dall’altra parte del mondo: Jamaica. Dopo una dominazione coloniale durata più di tre secoli, prima da parte della Spagna e poi della Gran Bretagna, ad agosto del 1962 il parlamento del Regno Unito approvò il Jamaica Independence Act e successivamente il leader politico Alexander Bustamante diventò primo ministro, il primo della storia del paese. In tutta l’isola le molte Union Jack issate vennero tirate giù e al loro posto venne fatta sventolare la bandiera nazionale giamaicana. Lo stesso avvenne nello stadio nazionale, dove l’intero impianto luci venne spento e fu illuminata solo la bandiera giamaicana.

La bandiera giamaicana peraltro non ha un significato preciso ed è nata in maniera abbastanza casuale: semplicemente, una commissione incaricata scelse il nero come colore principale; il giallo venne scelto per dare brillantezza all’insieme e infine il verde venne selezionato dopo un lungo dibattito, principalmente per evitare che nella bandiera finisse uno dei tre colori della Union Jack (bianco, rosso e blu).

Sempre nell’America centrale c’è un altro paese che con il giorno dell’indipendenza fa sul serio: il Belize. Ogni anno si svolgono parate e festeggiamenti vari, seguendo un tema sempre diverso e selezionato da una commissione apposita. Lo scorso anno il tema ufficiale era Overcoming Adversity, Creating Opportunity, Belizeans: Unite for Prosperity! (“Superare gli ostacoli, creare nuove opportunità, beliziani: uniti per la prosperità!”).

Non tutte le ex colonie hanno scelto il giorno dell’indipendenza come principale festa nazionale, comunque. In Sudafrica, che divenne pienamente indipendente nel 1934, c’è il Freedom Day, che celebra la libertà e le prime elezioni tenute dopo la fine dell’apartheid. In Nuova Zelanda, invece, c’è il Waitangi Day il 6 febbraio di ogni anno, che celebra il trattato di Waitangi, firmato nel 1840 tra il Regno Unito e i leader Maori e considerato come il documento fondativo della nazione. La Nuova Zelanda sarebbe diventata indipendente solo l’11 dicembre 1931.

– Leggi anche: Storia dell’indipendenza di Cipro