Lo striscione del gruppo Lazio e Libertà allo stadio Olimpico (ANSA/Uff stampa Lazio e libertà)
  • Sport
  • lunedì 22 Novembre 2021

Alcuni tifosi della Lazio sono stufi di sentirsi descrivere come fascisti

Un'associazione, Lazio e Libertà, sta tentando a fatica di opporsi all'egemonia degli ultras

Lo striscione del gruppo Lazio e Libertà allo stadio Olimpico (ANSA/Uff stampa Lazio e libertà)

Ci sono tifosi della Lazio stanchi di essere assimilati agli ultras della loro squadra che si dichiarano da sempre «orgogliosamente fascisti». Hanno fondato un’associazione, Lazio e Libertà che, dice lo statuto, «si propone come un punto di riferimento, non solo a Roma, per tutti quanti credono che il tifo sportivo debba sempre manifestarsi dentro il perimetro dei valori democratici e civili sanciti solennemente dalla nostra Costituzione».

Lazio e Libertà APS – che si definisce Azione di Promozione Sociale per l’integrazione culturale e sportiva, la negazione di ogni forma di discriminazione razziale, religiosa e politica – è nata nel 2020 ma, con gli stadi chiusi a causa della pandemia da coronavirus, è rimasta per molti mesi sottotraccia. Dice Patrizia De Rossi, portavoce dell’associazione: «Non è possibile che tutta la tifoseria della Lazio venga identificata totalmente con quella che si posiziona nella curva Nord dello stadio Olimpico, la tifoseria ultras, che si distingue per saluti romani e slogan e striscioni fascisti. I tifosi della Lazio sono tanti, e in tutto il mondo, e quella è solo una parte. E anche in curva non sono tutti fascisti: diciamo che la massa segue i leader».

È una parte, però, numerosa e conosciuta in tutta Europa per essere storicamente collocata all’estrema destra e per avere connotazioni razziste e antisemite. «È innegabile», continua Patrizia De Rossi, «ma stiamo parlando comunque di una minoranza. Invece ormai sembra che tutta la tifoseria laziale, e anche la squadra, non siano altro che una banda di fascisti. Addirittura il ministro dell’Interno francese si è permesso di dire, in occasione della partita Marsiglia-Lazio del 4 novembre, che i tifosi della Lazio non dovevano andare in Francia perché dediti a slogan e canzoni fasciste e a saluti romani. Ha messo tutti in un unico calderone, offendendo una tifoseria intera».

Secondo il presidente di Lazio e Libertà, Gianandrea Pecorelli, «i francesi sicuramente hanno generalizzato, ma siamo consapevoli che in tutte le tifoserie si evidenzino caratteristiche di estrema destra: siamo stufi di essere associati a questa immagine, per questo abbiamo fondato Lazio e Libertà, sperando che in altre tifoserie ci seguano».

Non è un mistero che i gruppi estremi della tifoseria laziale – il cui nome oggi è Ultras Lazio, in passato Irriducibili, Viking, Gruppo Noantri, Ardite Schiere – siano da sempre dichiaratamente fascisti. Ad agosto, quando un compagno di squadra postò un video del neoacquisto Elseid Hysaj che cantava Bella Ciao, la tifoseria della curva Nord si affrettò a esporre sul ponte di Corso Francia a Roma uno striscione che diceva: «Hysaj verme, la Lazio è fascista».

È stato solo uno dei tanti episodi. Un altro striscione salutò, un anno fa, l’arrivo in squadra del portiere Josè Manuel Reina, spagnolo, simpatizzante del partito di estrema destra Vox. Lo striscione recitava: «Benvenuto camerata Reina. Saluti romani». È di poche settimane fa l’allontanamento, da parte della società Lazio, dell’addestratore di Olimpia, l’aquila simbolo della squadra che vola sullo stadio prima di ogni partita: l’addestratore, lo spagnolo Juan Bernabè, al termine della partita Lazio-Inter del 16 ottobre era andato sotto la curva Nord e aveva fatto un prolungato saluto romano, ricambiato dai tifosi ultras.

Nel 2017 gli ultras laziali finirono su tutti i giornali per aver tappezzato la curva Sud, che ospita i rivali romanisti, di adesivi raffiguranti Anna Frank con la maglia della Roma. Altri adesivi dicevano «Romanista ebreo» e altri ancora «Aronne Piperno è della Roma». Aronne Piperno è la figura dell’ebanista ebreo nel film Il marchese del Grillo, di Mario Monicelli. Tornando indietro, nel 2000, molta indignazione suscitò lo striscione «Onore alla tigre Arkan», esposto in curva nord e dedicato, in occasione della sua morte, a Željko Ražnatović, capo delle forze paramilitari serbe durante le guerre della ex Jugoslavia. Fu, agli ordini di Ratko Mladìc, uno degli autori del massacro di Srebrenica, nel luglio del 1995.

Lo striscione degli ultras laziali dopo la morte della tigre Arkan (Foto Amnsa/Mezzelani).

Gli episodi in cui la curva laziale si è distinta per manifestazioni fasciste e razziste sono moltissimi. «Nessuno lo nega», dice ancora al Post Patrizia De Rossi, «e alcuni giocatori hanno anche contribuito ad alimentare questa immagine. Penso a Paolo Di Canio, uno dei calciatori più rappresentativi, e al suo saluto romano sotto la curva Nord dopo il goal segnato nel derby del 6 gennaio 2005». Anni dopo, Di Canio, in una intervista al Corriere della Sera, disse: «Non rinnego le mie idee, ma il saluto romano sotto la curva Nord è la cosa di cui più mi pento nella mia carriera».

Continua Patrizia De Rossi: «Ci vuole onestà: la stragrande maggioranza delle tifoserie ultras di tutta Italia è di estrema destra e saluti romani e slogan fascisti sono all’ordine del giorno in ogni stadio. Piuttosto va detto che la società Lazio ha da tempo tagliato i viveri a questi gruppi: non vengono più forniti biglietti gratis e tutto il merchandising è stato tolto alla gestione degli ultras e fa capo solo alla società. Il presidente Lotito non è amato dalla curva Nord, anzi è stato più volte minacciato, in maniera pesante». Per quelle minacce e per tentata estorsione furono condannati sette capi ultras della Lazio. Tra loro il leader riconosciuto, Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik, ucciso in un agguato a Roma il 7 agosto 2019.

Minacce sono arrivate anche sulle pagine social di Lazio e Libertà: «Le avevamo previste», dice De Rossi, «ma di più sono le frasi di incoraggiamento, i tifosi della Lazio che ci invitano ad andare avanti».

L’ultima iniziativa dell’associazione Lazio e Libertà è quella del biglietto sospeso: i tifosi possono, tramite donazione, permettere di andare allo stadio a chi, in questo momento, non avrebbe la possibilità di farlo. «L’iniziativa è un successo», dice De Rossi, «ma è solo una delle tante che abbiamo in mente». Va detto che la stessa curva Nord si è impegnata in anni passati in iniziative di solidarietà: la raccolta di fondi per le famiglie vittime del terremoto di Amatrice è un esempio, ma ce ne sono state altre.

Alcuni capi della curva hanno definito l’iniziativa Lazio e Libertà «una fesseria», così come è stata definita, sempre da esponenti della curva Nord, «solo propaganda» la decisione del presidente Lotito di far entrare nel consiglio d’amministrazione della società Mario Venezia, presidente della Fondazione Museo della Shoa. Sono iniziative che la società Lazio sta prendendo nel tentativo di togliersi di dosso la fama consolidatasi negli anni. Domenica 21 novembre la società ha messo a disposizione il campo del suo centro d’allenamento, a Formello, in provincia di Roma, per la partita di calcio tra una rappresentativa vaticana, Fratelli Tutti, e la squadra della World Rom Organization.

In alcune pagine social che riuniscono simpatizzanti della Lazio, la nascita di Lazio e Libertà è stata salutata con favore. Molti tifosi, all’Olimpico ma anche in altri stadi, sono stufi dei cori fascisti e degli ululati razzisti indirizzati ai giocatori di colore. Certi slogan non vengono più ascoltati in silenzio ma con qualche, ancora timida, manifestazione di dissenso. Gli ultras, compresi quelli della Lazio, non sembrano per ora curarsene.