(Pfizer)
  • Scienza
  • martedì 16 Novembre 2021

Pfizer lascerà produrre un generico del suo farmaco contro la COVID-19

Una volta autorizzato, potrà essere distribuito in 95 paesi poveri a prezzi più bassi

(Pfizer)

L’azienda farmaceutica statunitense Pfizer ha annunciato che il suo nuovo trattamento contro la COVID-19 potrà essere distribuito come farmaco generico, quindi a costi molto bassi, in 95 paesi economicamente meno avanzati nei quali vive complessivamente più della metà della popolazione mondiale. Un annuncio simile aveva interessato il farmaco dell’azienda farmaceutica Merck (Merck Sharp Dome, MSD) a fine ottobre.

La possibilità di produrre e distribuire i due medicinali senza particolari limiti legati ai brevetti potrebbe contribuire sensibilmente a ridurre i casi gravi e i decessi da COVID-19, ma in seguito all’annuncio di Pfizer sono stati sollevati dubbi sui paesi scelti.

Pfizer ha sottoscritto un accordo con Medicines Patent Pool (MPP), un’organizzazione sostenuta dalle Nazioni Unite che promuove l’adozione di politiche e iniziative commerciali per rendere meno costosi e più accessibili particolari farmaci nei paesi poveri. Grazie all’accordo, MPP ha ora la capacità di accordarsi con altri produttori di farmaci, che potranno produrre e distribuire un farmaco generico uguale al Paxlovid, il nome commerciale del farmaco che Pfizer intende vendere nei paesi più ricchi.

Nei test clinici svolti finora, il Paxlovid ha fatto ottenere risultati molto promettenti nel prevenire le forme gravi di COVID-19 tra persone a rischio come anziani o individui con altre malattie.

I migliori effetti sono stati ottenuti somministrando il trattamento subito dopo la comparsa dei primi sintomi. Sono stati così positivi da spingere una commissione indipendente che supervisionava la sperimentazione a raccomandare la chiusura anticipata dei test, in modo da consentire a Pfizer di presentare il prima possibile una richiesta alle autorità di controllo sui farmaci per approvare il nuovo medicinale. L’azienda è ora in attesa delle autorizzazioni necessarie per distribuire il proprio farmaco.

Le cose da sapere sul coronavirus

Il Paxlovid è un antivirale che interferisce con i meccanismi utilizzati dal coronavirus per replicarsi all’interno delle cellule delle persone infette. Il trattamento consiste nell’assunzione di 30 compresse in cinque giorni tra Paxlovid e ritonavir, un altro farmaco antivirale sviluppato tempo fa contro l’HIV. L’assunzione di questo secondo medicinale consente al Paxlovid di rimanere attivo più a lungo nell’organismo, portando a migliori risultati.

Il nuovo farmaco è visto come un’importante opportunità, specialmente per i paesi dove il tasso di vaccinati è ancora basso e dove non è sempre possibile effettuare trattamenti sanitari più costosi per tenere sotto controllo la COVID-19. Il Paxlovid può essere assunto a casa senza necessità di ricovero e di costante assistenza medica. Si deve però iniziare il ciclo di 30 pillole non appena si hanno i primi sintomi della malattia, che non sempre viene diagnosticata tempestivamente, specie nei paesi poveri dove c’è scarso accesso ai test per riscontrare l’eventuale positività al coronavirus dei malati.

L’accordo dovrebbe rendere disponibili in tempi più rapidi quantità maggiori del farmaco, del quale non ci saranno molte scorte subito dopo l’autorizzazione. Pfizer prevede di poterne produrre per poco meno di 200mila trattamenti entro la fine dell’anno, mentre nel corso del 2022 dovrebbe riuscire a produrre pillole per 50 milioni di trattamenti. Queste saranno in vendita sia nei paesi più ricchi, sia in quelli poveri e a un prezzo più contenuto. La versione generica sarà ancora meno costosa, ma ci sono dubbi sui paesi scelti per la sua distribuzione.

Dalla lista dei 95 paesi poveri mancano per esempio il Brasile, uno dei paesi con il più alto numero di decessi da COVID-19 dall’inizio della pandemia, e altri stati che nell’ultimo anno e mezzo hanno avuto serie difficoltà come Libia, Iraq e Cuba.

Nonostante gli sforzi portati avanti con iniziative internazionali come il programma COVAX e le donazioni da parte di alcuni governi, i paesi più poveri continuano ad avere pochissime dosi di vaccini contro il coronavirus. Pfizer ha distribuito meno di 170 milioni di dosi nei paesi in via di sviluppo dove vivono circa 4 miliardi di persone. La maggior parte dei 2 miliardi di dosi prodotte e vendute finora sono andate ai paesi più ricchi, che in molti casi hanno da poco iniziato la somministrazione di una dose di richiamo.

Una ventina di aziende farmaceutiche si è già messa in contatto con MPP per ottenere i permessi per la produzione del nuovo farmaco. La produzione potrebbe iniziare in diversi paesi già a partire dai primi mesi del 2022, ma saranno prima necessarie le autorizzazioni da parte delle autorità di controllo. Aspen Pharmacare, un’azienda farmaceutica sudafricana, confida di poter vendere in Africa ogni trattamento per l’equivalente di circa 10 dollari. In Occidente il farmaco avrà un prezzo molto più alto a seconda degli accordi nei singoli paesi, per ora Pfizer non ha comunicato previsioni.