La bocchetta del serbatoio per l'AdBlue in un'automobile diesel (Stefan Puchner/dpa, ANSA)

L’alto prezzo dell’energia mette a rischio un sistema per inquinare meno

C'è una carenza di AdBlue, la sostanza che rende i camion meno inquinanti e senza la quale 1,5 milioni di veicoli non possono circolare

La bocchetta del serbatoio per l'AdBlue in un'automobile diesel (Stefan Puchner/dpa, ANSA)

Da alcune settimane le società di autotrasporti italiane hanno un problema: si fa fatica a trovare l’AdBlue, un additivo usato per rendere meno inquinanti i motori diesel e indispensabile per far funzionare i camion Euro 5 e Euro 6, cioè quelli di più recente fabbricazione, e quando lo si trova lo si paga anche il doppio rispetto a un mese fa. I camion più vecchi non ne hanno bisogno, ma sono anche più inquinanti e per questo non possono circolare dappertutto.

L’attuale carenza di AdBlue, come quella di altri prodotti, è legata all’aumento del prezzo dell’energia, che riguarda non solo chi deve pagare le bollette di casa ma anche le aziende. Circa il 60 per cento dell’AdBlue che viene usato in Italia infatti è prodotto da una fabbrica, lo stabilimento di Yara Italia a Ferrara, che ha sospeso l’attività per quattro settimane perché l’alto costo energetico la costringeva a produrre in perdita.

L’AdBlue è un liquido – né tossico né infiammabile, ma corrosivo per alcuni metalli – contenente acqua e urea, una sostanza che si ricava a partire dall’ammoniaca. Lo stabilimento di Ferrara è l’unico in Italia in cui vengono sintetizzate l’ammoniaca e l’urea, un processo industriale che richiede grandi quantità di energia. Per questo la sospensione della sua produzione è particolarmente significativa per gli autotrasportatori e per chi ha bisogno dei trasporti, i cui costi sono aumentati sempre per la crisi energetica.

Francesco Caterini, rappresentante legale di Yara Italia, ha spiegato che con una sospensione di quattro settimane – è stato deciso proprio venerdì di non prolungarla ulteriormente – non si rischia la totale sparizione dell’AdBlue dal mercato italiano, anche perché ci sono produttori più piccoli che importano l’urea dall’estero: la decisione di Yara ha comunque generato un aumento del prezzo dell’AdBlue.

Come ha segnalato l’associazione di autotrasportatori Trasportounito, la notizia dell’interruzione delle attività produttive a Ferrara ha causato «fenomeni di accaparramento» e di «speculazione» tra i rivenditori, facendo passare il prezzo al litro da 25 a 50 centesimi di euro all’incirca. Un camion consuma tra i 70 e gli 80 litri di AdBlue in un mese e in Italia ci sono 1,5 milioni di camion che usano questo additivo.

La sospensione delle attività di Yara a Ferrara non è un problema solo per l’AdBlue. Lo stabilimento produce sostanze simili che vengono usate nelle centrali termoelettriche e nei cementifici: come l’AdBlue per i motori diesel, hanno la funzione di ridurre le emissioni di ossidi di azoto, nocive per la salute.

Yara produce soprattutto fertilizzanti, di cui l’ammoniaca è il componente principale. Caterini ha spiegato che in questo ambito non ci sono state carenze, dato che sarà solo a primavera che gli agricoltori torneranno ad averne bisogno. Anche per i fertilizzanti comunque i prezzi sono già aumentati.

Yara Italia fa parte del più grande gruppo Yara, una multinazionale chimica di cui la Norvegia è l’azionista principale. Ha stabilimenti in tutto il mondo e molti di quelli europei hanno dovuto sospendere la produzione come a Ferrara, per via della crisi energetica. Lo stesso vale per la concorrenza: Caterini dice che quasi la metà degli stabilimenti europei che producono ammoniaca ha sospeso le attività.

Per i 140 lavoratori della fabbrica di Ferrara finora non ci sono stati particolari problemi: l’azienda in queste settimane non ha usato la cassa integrazione, ma li ha impegnati in attività di manutenzione e formazione. «Il nostro costo principale non è il personale, ma l’energia», spiega Caterini, e infatti è in questo ambito che Yara Italia ha segnalato il problema al governo: «Nell’immediato non chiediamo aiuti di stato, ma una politica energetica per far fronte all’aumento del prezzo del gas».

L’ammoniaca è tra i prodotti industriali che – per via della quantità di energia necessaria per produrli – causano più emissioni di gas serra, responsabili del cambiamento climatico. Una nuova politica energetica dedicata a questa importante sostanza dunque dovrebbe tenere conto anche del suo impatto ambientale e favorire la diffusione di fonti energetiche alternative al gas naturale.

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