Una mischia in un Nuova Zelanda-Sudafrica del 2018 a Wellington (Getty Images)
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  • venerdì 24 Settembre 2021

Cento anni di Nuova Zelanda contro Sudafrica nel rugby

Sabato le due migliori nazionali al mondo aggiungeranno un altro pezzo di storia a una delle più grandi rivalità sportive

di Pietro Cabrio
Una mischia in un Nuova Zelanda-Sudafrica del 2018 a Wellington (Getty Images)

Il calcio ha il Brasile. Il basket gli Stati Uniti. Nel rugby le due nazionali più simboliche sono Nuova Zelanda e Sudafrica, che sabato mattina a Townsville, in Australia, si incontreranno per la centesima volta nella penultima giornata del Quattro Nazioni — il torneo dell’emisfero australe — cento anni dopo il loro primo incontro.

La loro è una delle rivalità più lunghe e competitive che si possano trovare nel mondo dello sport. Sono le due nazionali di rugby storicamente più forti e quelle che esportano più giocatori all’estero. Hanno vinto tre Coppe del Mondo ciascuna — più di tutte — e nel corso dell’ultimo secolo gli eventi le hanno legate l’una all’altra.

Il Sudafrica è la nazionale campione del mondo in carica, ma da pochi giorni la Nuova Zelanda si è ripresa il primo posto nel ranking mondiale. Gli All Blacks ora sono vicinissimi alla vittoria del Quattro Nazioni, torneo a cui partecipano anche Australia e Argentina.

Le due rivali giocheranno sabato mattina e poi ancora il sabato successivo, sempre nella “bolla” predisposta in Australia per poter disputare le partite in sicurezza. Per vincere il torneo, il Sudafrica ha bisogno di un’impresa: deve vincerle entrambe con il massimo scarto possibile e non far guadagnare nemmeno un punto di bonus alla Nuova Zelanda.

Nonostante la Nuova Zelanda sia quindi favorita per la vittoria del torneo, queste due partite sono comunque tra le più attese dell’anno. Perché i confronti tra sudafricani e neozelandesi sono da sempre molto accesi e hanno contribuito a definire la storia del rugby fin dal 1921.

Quando si parla di Nuova Zelanda e Sudafrica la prima cosa che viene in mente è la finale della Coppa del Mondo del 1995, raccontata anche dal film Invictus. In quella edizione la nazionale sudafricana, diventata inaspettatamente un simbolo per il paese dopo la fine dell’apartheid, vinse battendo in finale proprio la Nuova Zelanda.

Quella partita fu anche la finale del torneo che fece scoprire al mondo Jonah Lomu, ritenuto ancora oggi il giocatore più influente nella storia del rugby. Da quel torneo in poi, con prestazioni atletiche mai viste prima, Lomu contribuì forse più di chiunque altro a espandere la popolarità del rugby.

Il Sudafrica di oggi è capitanato da Siya Kolisi, il primo capitano nero nella storia degli Springboks (il soprannome con cui è conosciuta la squadra). Ma trent’anni fa le cose erano molto diverse. Nel 1981 una tournée del Sudafrica allora segregazionista provocò le più grandi proteste viste in Nuova Zelanda in quel periodo. La popolazione locale — che in passato aveva dovuto a sua volta fare i conti con la segregazione — avrebbe voluto che le partite non fossero giocate, per protesta contro il regime razzista sudafricano. In precedenza, inoltre, il Sudafrica si era sempre rifiutato di ospitare squadre neozelandesi composte da giocatori maori.

Ma la federazione del rugby neozelandese ritenne che si potessero disputare, dopo la decisione del governo di non interferire nello sport. La reazione da parte dei neozelandesi fu decisa, e i manifestanti riuscirono anche a interrompere gli incontri. Dopo la tournée del 1981, i due paesi non si incontrarono per oltre un decennio, fino al termine dell’apartheid.

La rivalità con il Sudafrica ha coinvolto anche la haka, la danza tradizionale maori che i neozelandesi eseguono prima di ogni partita. Nel 2005, in un periodo di grande competitività, gli All Blacks persero 22–16 a Città del Capo nell’allora torneo delle Tre Nazioni. Un mese dopo, a Dunedin, decisero di “avvisare” i sudafricani del fatto che intendevano prendersi la rivincita eseguendo per la prima volta la Kapa O Pango, ritenuta la variante “cattiva” della danza. Vinsero 31–27 in una partita spettacolare.

Di recente le due rivali si sono incontrate ai gironi dell’ultima Coppa del Mondo, e ha vinto la Nuova Zelanda. Ma la partita più significativa giocata negli ultimi anni è quella del 15 settembre 2018 a Wellington. Lì il Sudafrica, reduce da uno dei periodi più negativi della sua storia, tornò a vincere contro gli All Blacks dopo quattro anni, interrompendo undici mesi di imbattibilità e iniziando il ciclo che ha portato alla vittoria dell’ultima Coppa del Mondo.

Oggi le due nazionali stanno prendendo direzioni molto diverse. La Nuova Zelanda, dopo aver perso il titolo di campione del mondo, e nonostante il ricambio generazionale, rimane molto legata ai suoi campionati nazionali, da dove provengono quasi tutti i convocati. Il suo stile è il miglior esempio del rugby giocato nell’emisfero australe: spettacolare, rapido e brillante.

Il Sudafrica, a detta di molti, è sempre più una squadra dell’emisfero nord. Predilige quindi un gioco fisico, con giocatori grandi e massicci più che agili e scattanti. Questo perché il suo movimento si sta avvicinando sempre di più a quello europeo: ormai da alcuni anni ci sono squadre sudafricane che disputano tornei europei, per esempio, e quasi la metà dei 42 convocati per il Quattro Nazioni gioca in Europa.

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