Kieran Read, capitano degli All Blacks, guida l'haka all'esordio in Coppa del Mondo (Hannah Peters/Getty Images)
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  • venerdì 25 ottobre 2019

Cosa si fa davanti alla haka?

Le reazioni più o meno riuscite alla danza maori resa famosa dalla nazionale di rugby neozelandese, in questi giorni di Coppa del Mondo

Kieran Read, capitano degli All Blacks, guida l'haka all'esordio in Coppa del Mondo (Hannah Peters/Getty Images)

La haka è una danza tipica dei maori, l’etnia polinesiana diffusa soprattutto in Nuova Zelanda. Negli anni è stata resa famosa in tutto il mondo dalla fortissima nazionale di rugby neozelandese, che la esegue tra gli inni nazionali e il calcio d’inizio di ogni partita che gioca. È un momento sempre molto atteso e per gli avversari non esiste un modo corretto per affrontarla, ogni nazionale reagisce a modo suo: i gallesi per esempio cercano di non farsi impressionare, gli inglesi e gli irlandesi ci cantano sopra, i francesi a volte la sfidano e noi italiani siamo stati spesso incerti sul da farsi.

La haka ha diversi significati. Si può vedere sia nei momenti di celebrazione che di cordoglio. Principalmente richiama lo spirito e l’identità dei maori. Può essere eseguita in varie maniere, ma i due stili più conosciuti sono il Ka Mate e il Kapa o Pango. Il primo è quello più usato dagli All Blacks, il secondo è considerato la “variante cattiva”, anche se non esprime nessun concetto violento nei confronti degli avversari (a meno che i giocatori non gli diano queste connotazioni). Il Kapa o Pango viene eseguito dal 2005 prima delle partite della nazionale neozelandese contro le nazionali rivali o in ambienti particolarmente “caldi”.

Come la haka può avere diversi significati, anche gli avversari possono rispondere in vari modi. Nei paesi con una solida tradizione rugbistica generalmente non si sta a guardare in silenzio: si ridacchia in segno di sfida o ci si avvicina di qualche metro mentre il pubblico canta e cerca di coprire le urla neozelandesi. In altri paesi, quelli dove c’è più rispetto che rivalità nei confronti della nazionale neozelandese, la haka non è considerata come un modo con cui un gruppo di avversari si carica e cerca di intimidire chi ha davanti, ma più semplicemente come uno spettacolo a cui assistere. Spesso quindi si tende a fraintenderne il significato e mostrare un’eccessiva riverenza, dimenticandosi che quelli vestiti in nero in mezzo al campo nove volte su dieci ne escono vincitori.

Francia

La Francia è una grande rivale della Nuova Zelanda. Dopo Australia e Sudafrica, è la nazionale che è riuscita a batterli più volte. Gli incontri che si sono disputati negli ultimi anni fra le due squadre sono stati sempre molto duri. Nel 2007 si sfidarono a Cardiff nei quarti di finale della Coppa del Mondo. Nonostante giocassero in Galles, la sede principale del torneo era la Francia, e i francesi erano lì per vincere, esattamente come gli All Blacks. Poco prima che iniziasse la haka, i francesi avanzarono in segno di sfida e si fermarono solo a pochi centimetri di distanza, creando uno dei momenti più tesi mai visti nel rugby. La partita poi la vinse la Francia.

Nel 2011 la Nuova Zelanda si prese la rivincita nella finale della Coppa del Mondo ospitata in casa. Questa volta però, ricordandosi del precedente, gli All Blacks eseguirono l’altra haka, “quella cattiva”, e i francesi rimasero un po’ più indietro tenendosi per mano e avanzando lentamente.

Galles

Una delle risposte più efficaci alla haka fu quella data dai gallesi nel 2008. Oltre al gran baccano del pubblico di Cardiff, i giocatori rimasero immobili in mezzo al campo, come se nulla fosse accaduto, anche dopo la fine della haka. Per alcuni secondi anche gli arbitri non seppero bene come agire.

Irlanda

Tra Irlanda e Nuova Zelanda non c’è mai stata una particolare rivalità nel rugby, anche se le partite fra le due squadre sono spesso molto competitive, soprattutto quelle disputate di recente. Nel 1989 gli irlandesi si piazzarono di fronte agli All Blacks e gli urlarono in faccia per tutta la durata della haka. Ci mancò poco che si menassero prima di iniziare a giocare.

Nel 2016, al Soldier Field di Chicago, i giocatori irlandesi formarono il numero otto davanti agli All Blacks in ricordo di Antony Foley, ex giocatore della nazionale e allenatore del Munster morto per un malore pochi giorni prima.

In Giappone, nei quarti di finale della Coppa del Mondo, ci ha pensato il pubblico irlandese a contrastarla cantando “Fields of Athenry”, canzone scritta negli anni Settanta dal cantautore dublinese Pete St. John e molto popolare tra i tifosi irlandesi.

Inghilterra

Il pubblico inglese di Twickenham, lo stadio londinese del rugby, risponde puntualmente alla haka cantando a squarcia gola “Swing low, sweet chariot”, una tradizionale canzone che di solito viene intonata dal pubblico ad ogni partita della nazionale, come incitamento. Succederà probabilmente anche nella semifinale della Coppa del Mondo in corso in Giappone, una delle partite più attese degli ultimi quattro anni.

Sudafrica e Australia

Sudafrica e Australia sono le nazioni che hanno giocato più volte contro la Nuova Zelanda, dato che sono le più vicine nell’emisfero australe. Nonostante la grande rivalità fra le squadre, non si è mai verificato nulla di particolare durante la haka: solo nel 1996, mentre i neozelandesi la eseguivano, la nazionale australiana fece finta di niente e continuò a riscaldarsi.

Samoa, Tonga e Figi

Anche altre tre nazionali dell’Oceania eseguono una danza tribale. Samoa ha la Siva Tau, Tonga la Sipi Tau e le Isole Figi hanno la Cibi. Quando una di queste tre squadre incontra la Nuova Zelanda, può capitare che le due danze vengano eseguite nello stesso momento.

Stati Uniti

La nazionale di rugby statunitense ha giocato due volte contro gli All Blacks. La prima volta (nel 2013) il pubblico di Philadelphia sommerse di fischi e insulti la haka e scandì il classico “U-S-A! U-S-A!”. Al Soldier Field di Chicago, un anno dopo lo spiacevole episodio di Philadelphia, il pubblico mantenne un comportamento più educato.

Italia

Prima della partita dei gironi della Coppa del Mondo del 2007, i giocatori italiani decisero di chiudersi in cerchio dando le spalle agli All Blacks. Per questo il pubblico dello stadio Velodrome di Marsiglia fischiò gli azzurri e sostenne — come se ne avesse avuto bisogno — la Nuova Zelanda, che poi vinse passeggiando 76-14.

Tre anni prima, al Flaminio di Roma, le cose non erano andate meglio. Durante la haka la banda dei carabinieri che pochi minuti prima aveva suonato l’inno di Mameli continuò a suonare una marcetta abbandonando il campo da gioco. Probabilmente nessuno li aveva avvisati. Ci fu dell’imbarazzo.

Nel 2012 all’Olimpico di Roma lo speaker la introdusse dagli altoparlanti dello stadio con un lungo intervento in italiano e in inglese, senza che ce ne fosse veramente bisogno, costringendo i neozelandesi ad aspettare che finisse.

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